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Lo strano caso dell'abolizione dell'IMU

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Esplicito

Guido Cacciari 19/10/2015 - 22:42

Mi sembrava di essere stato chiaro, ma evidentemente no. In soldoni:

1- se la pressione fiscale sull'abitazione si limitasse alle tasse (=copertura dei servizi ad essa legati), essa sarebbe molto inferiore all'attuale, non dovendo contribuire ad alimentare tutta la spesa nazionale ma solo ciò che è legata all'abitazione. Già ora TASI e TARI sono mediamente meno di un terzo dell'IMU. Ma costituiscono una specie di ibrido tra tasse ed imposte. Anche aggiungendo il contributo per il pattugliamento locale delle strade a prevenzione dei furti (esiste?), la loro impostazione rigorosa e trasparente come tasse diminuirebbe i balzelli.

2) Il valore dei tributi sugli immobili non sarebbe volatile come quando dipende dai capricci del ministro delle finanze di turno.

NOTA1: queste non sono una caratteristica da poco (lana caprina), neanche in economia: la prima voce di costo di ogni progetto imprenditoriale è costituito dalla spesa del sito produttivo. Fosse anche un garage o una cantina. Rendere questo valore volatile e imprevedibile ha le sue ricadute sull'imprenditorialità. Ma anche sui piani di vita dei cittadini. E direi che tutto ciò è provato dall'esperienza IMU.

3) Il collegamento tra fiscalità ed efficienza amministrativa diverrebbe trasparente ed evidente, permettendo la cosiddetta "democrazia coi piedi" (che non è titolo di demerito, come sembrerebbe). Inoltre, diverrebbe evidente quali comuni fossero virtuosi e quali da commissariare e da setacciare da corte dei conti e TAR.

4) Le diverse voci dell'attività pubblica sugli immobili sarebbero finalmente quantificate e soggette ad analisi. Poniamo che un tal comune sia altamente soggetto a furti in casa.  E' altamente probaile che i suoi abitanti siano disposti a pagare di più per attività indirizzate a tale fine,  e che i suoi amministratori siano più imbarazzati a stornare ingenti cifre, ad esempio, per il "gemellaggio" con cittadine sparse per il mondo.

NOTA 2: anche questi due aspetti non valgono poco in economia. Almeno, se si concorda con la massima "il mercato è un sistema giuridico" (Bohm Bawerk).

Conclusione: l'economia è inevitabilmente legata alla filosofia giuridica. Non lo dice solo la biogafia degli economisti più noti. Anche il buon senso dovrebbe suggerire che il mercato ha come protagonisti quotidiani degli individui, i quali vi operano se gli conviene. Altrimenti, o incrociano le braccia, o si nascondono o se ne vanno (salus populi suprema lex). Inutile denigrarli.