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Letture per il fine settimana 14-11-2015

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Come appassionato di filologia, sotto alcuni aspetti la Fondazione non ha torto marcio. Anna inizio il diario come valvola di sfogo personale, poi decise che lo avrebbre proposto per la pubblicazione [c'era un'annucio del governo olandese in esilio] e dunque inizia a fare una 'versione per la stampa'. Una parte poi è stata persa presupponiamo definitvamente. Suo padre fornisce all'editore [ a cui non fara vedere gli originali] una versione composta da lui stesso privilegiando sempre la 'versione per la stampa' e facendo interventi di 'pulizia morale' pesanti. Se suo padre fosse stato l'editor della casa editrice ora le versioni filologiche lo qualificherebbero come intervento sostanziale, almeno ai livelli dei 'negri' di Dumas se non superiore. Dunque, secondo me, a livello di filologia almeno 'autore secondario' lo è. Ma tuttavia questo è per gli appassionati di storia dell'editoria e delle cultura.

Otto andò in tribunale e vinse cause importanti sull'autenticità dei diari e sul fatto che le pubblicazioni portassero il nome di sua figlia come autrice. I suoi interventi seguono la direzione che la stessa Anna stava dando alla sua 'versione per la stampa'. Otto cerco nella vista successiva di essere 'trasparente' rispetto alla pubblicazione della figlia e si può essere certi che non volesse un simile riconoscimento. Chiedere ora questo cambiamente e non quando gli studi critici sugli originali sono apparsi sa di estrema meschinità legata solo al denaro.