Titolo

Letture per il fine settimana 14-11-2015

3 commenti (espandi tutti)

Non è Lei che mi trae in errore, sono io che ho un dubbio e non riesco a fugare.
Il prof. Boldrin ha ragione quando mi esorta ad andare a cercare testi in rete senza scassare i maroni su nFA; ma io l'ho già fatto, senza fugare il mio dubbio.
Nel link di Wikipedia da me portato qui sopra per esempio il meccanismo è spiegato piuttosto chiaramente (ma non è una roba difficile), un'altra fonte è questa, un testo di Economia del primo anno di politica monetaria, in cui al capitolo primo è spiegato il funzionamento del moltiplicatore del debito e del credito.

Tutto chiaro. Solo che tutti questi testi danno per scontato che "la banca" eroghi crediti solo a valle di depositi raccolti. Come deve essere e come sicuramante sarà.
Ma io non capisco per che modo ci si assicuri che sia effettivamente così, in un contesto di moneta immateriale. Se avvenisse quel che dice Lei nel suo esempio (la banca presta moneta che non ha raccolto, banalmente accreditando nel cc di Tizio 10k€ a fronte di nessun deposito incamerato, preoccupandosi solo di integrare la riserva con 100€) in che controlli e sanzioni si imbatte? A quali rischi va incontro?
Se la BCE a fine giornata verifica solo gli obblighi di riserva, non troverà nulla di irregolare, ché la riserva c'è, è il deposito che manca.
Lei suggerisce che il rischio sarebbe la crisi di liquidità in caso di prelievo di contante, ma mi convince poco.
A parte il fatto che è irrealistico che un tizio ottenuto un prestito da 10k€ esca dalla filiale per andare al bancomat e convertire tutto in contanti, e che nemmeno potrebbe farlo dato il limite di prelievo giornaliero. Potrebbe forse farlo allo sportello. Ma mi pare che se anche fosse non si creerebbero più problemi di quelli che si creano comunque se tutti i creditori reclamano il loro credito in contanti, pure nel caso in cui il deposito ci sia.
La banca non ha una riserva liquida pari alla somma dei prestiti, né deve averla.

Io mi domandavo se ci sia un controllo diretto, tale da garantire che si presti solo dopo aver raccolto depositi corrispondenti, e quale sia. Perché  mi pare che qualora non fosse assicurata sempre, per ogni istante t, la condizione prestiti+riserva=depositi, beh allora quello che chiamano "signoraggio secondario" esisterebbe eccome. Ma non importa, mi terrò la domanda in tasca.
La ringrazio comunque per la pazienza e per le spiegazioni.

NSFR e LCR

Marco Olivetti 25/11/2015 - 00:24

Non so se possa essere utile alla sua domanda, ma la BCE controlla il rischio di liquidità delle banche tramite due indici: il Liquidity Coverage Ratio (LCR), di breve termine (30 giorni), e il Net Stable Funding Ratio (NSFR), di medio termine (fino ad un anno).
Cercando su internet dovrebbe trovare qualche informazione, anche sulle sanzioni future (ad ora è solo fase di monitoraggio, non mi sembra ci siano attualmente delle sanzioni. Mi scuso se non riesco a fornire fonti ma sono un po' di fretta.

Faccio questa ricerca, e stresso con questa domanda, da un po' di tempo, ed ogni contributo mi porta ad alimentare il sospetto che la condizione Prestiti+Riserva=Depositi per ogni t non sia soddisfatta affatto.

Lei mi ha indicato due indici: cercando informazioni su internet si approda agli accordi di Basilea 3 (che già avevo consultato), in particolare allo schema per l'osservazione e il monitoraggio del rischio di liquidità. LCR e NSFR sono descritti in dettaglio qui.

Entrambi i requistiti hanno come obiettivo la riduzione del rischio di liquidità, come Lei dice e come suggeriva anche ottoking, LCR nella prospettiva temporale di un mese, NSFR in quella di un anno.
Il primo prevede che le attività liquide o facilmente liquidabili siano maggiori dei flussi di cassa netti nei 30 giorni successivi; Il secondo prevede che l'ammontare disponibile di provvista stabile sia maggiore dell'ammontare obbligatorio di provvista stabile, dove quale sia l'ammontare "obbligatorio" dipende da alcune variabili.
L'ammontare disponibile (ASF) è la quantità di "provviste" che la banca può (presumibilmente) riuscire a convertire in liquidità nell'orizzonte di un anno.
Tra queste "provviste stabili" stanno pure quei depositi che "si ritiene rimarrebbero presso l'istituzione in caso di stress idiosincratico".

Tutta questa catena di definizioni per dire che la banca deve avere essere in grado di resistere a un bank run fino a un certo livello di intensità, eventualmente attingendo pure ai depositi.
Si tratta di precauzioni contro le crisi di liquidità.
Ma la crisi di liquidità non c'entra con il dubbio che ho io. Come dicevo sopra, la crisi di liquidità si crea comunque, se tutti i creditori reclamano il loro credito in contanti, pure nel caso in cui il deposito ci sia. La banca non ha una riserva liquida pari alla somma dei prestiti, né deve averla.
I requisiti LCR e NSFR garantiscono che essa detenga perlomeno una "provvista disponibile" facilmente liquidabile superiore a un certi valori minimi.
Non trovo scritto da nessuna parte, né sugli accordi di Basilea né altrove, che debba valere la condizione Prestiti+Riserva=Depositi per ogni t.
Può darsi che sia la mia inettitudine, che sia io che non so dove cercare, oppure che questa condizione sia implicitamente contenuta in qualcos'altro e mi sfugga per questo. 
Ma Lei capirà che viene il dubbio che non sia garantita affatto.
E se non fosse garantita, allora mi sembra che il "signoraggio secondario" sarebbe una cosa reale.