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Beirut, Parigi, Sharm ... Provando a capire

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Sul "che fare" non mi pronuncio ma sull'analisi delle cause "culturali" ho trovato interessante questo testo di Pietro Ichino. Per quanto ridotta sia la mia esperienza personale essa si innesca su quella piu' estesa degli amici che invece per anni hanno frequentato per lavoro il medio oriente. Entrambe convergono nell'osservare che nei giovani arabi sia prevalente e crescente la fascinazione per il modello di vita occidentale, per le sua libertà, per lo stile di vita, per il divertimento, la disibinizione, la musica, il cibo ed il bere. Una cosa che qui possono esercitare liberamente ma nei paesi piu' chiusi e bigotti devono fare in gran segreto, nel chiuso delle case. Questo mina il potere spirituale e temporale di chiese potenti e quella che vediamo è la reazione violenta della parte piu' integralista. In pratica una sorta di attacco come difesa dai modelli culturali occidentali.

Non credo però che questa sia la sola possibile causa. Come intuibile ci sono anche interessi di potere ed interessi economici (in gran parte petroliferi) da parte di tutti gli attori in gioco, Russia compresa. In questi giorni abbondano cartine che spiegano come la syria sia strategica per flussi petroliferi dal medio oriente verso il mediterraneo, bypassando il canale di Suez. Non so che peso dare a tutte queste ipotesi (in fondo non c'è scenario di conflitto in cui non sia subito parlato di oleodotti e gasdotti e relativi complotti) ma probabilmente giustificano stanziamenti miliardari per occupare e gestire militarmente determinate aree.

Non sono d'accordo con Pietro perche' non penso che la radice del conflitto sia culturale. La radice e' militare e geopolitica. Praticamente nessun giovane musulmano agogna la Russia come meta e stile di vita, eppure attaccano i russi e il motivo e' che i russi hanno interesse a contrastare ISIS in Siria.

ambedue

giovanni federico 17/11/2015 - 11:56

le componenti sono presenti. La dimensione geopolitica è sicuramente importante, ma non funzionerebbe senza quella cultural religiosa, sia all'interno del mondo musulmano sia verso l'Occidente. Non credo che convinceresti molti aspiranti suicidi (sunniti) a farsi saltare in aria di fronte ad una moschea (sciita) solo per  contrastare l' espansionismo Iraniano.  E neppure molti giovani occidentali ad andare a combattere con l'ISIS per impedire ai curdi di avere un proprio stato. Poi i capi decidono come usare l'aspirante suicida o il combattente nel quadro di una strategia geopolitica complessiva. Visto che vanno le analogie storiche nella regione, i volontari dell'ANZAC non pensavano certo di arruolarsi per combattere Ataturk...

La battaglia (che termine irritante) culturale va fatta soprattutto qui, in Europa. Mi sembra plateale che in Francia sia abbastanza fallita, pur tenendo conto delle % relativamente piccole di violenti e terroristi effettivi o potenziali. E mi sembra che nel RU ed in Italia le cose non vadano meglio. La Germania non so giudicarla, ma quando ci vado mi sembra un posto dove, paradossalmente, c'e' maggiore integrazione. Ma non parlo tedesco, quindi magari mi sbaglio.

Questo e' un punto cruciale. E non si vince solo con decisioni politiche (cittadinanza, scuola, insegnamento di certi valori, velo o non velo, eccetera) ma anche e soprattutto con un salto culturale ed attitudinale della popolazione at large. Ed e' per questo che i pagliacci come Salvini e soci sono molto ma molto dannosi. Stimolano scontro sociale e culturale, di fatto alimentano la costruzione mentale di futuri terroristi.  

In effetti un pò di analisi interna all'occidente andrebbe fatta, integrazione è parola abusata in un senso o nell'altro, ma davvero trovo difficile credere che una seppur sparuta minoranza di estremisti 'occidentali' - da poche generazioni o da sempre - sia del tutto propensa alla rivoluzione e al martirio per 'passabile' solidarietà verso i propri fratelli (non che la pensiate così, sia chiaro, ma è per chiarire il punto). Se si sentono fratelli dello Stato Islamico il problema è qua. E si da il caso che questi siano effettivamente IL problema. Non parleremmo dell'Isis in questi termini senza i miliziani in Europa. Il punto è: il discorso integrazione è talmente complicato da non poterlo neppure approcciare come soluzione al problema o, davvero, si può fare qualcosa di più? Lo chiedo a voi. E' chiaro che la religione fornisce un 'robusto' scopo di vita che l'occidente per propria trascurabile o non trascurabile debolezza (la 'precarietà' non assimilata, la confusione (crisi?) dei valori, la crisi economica) non è in grado di fornire (al netto della strumentale propaganda cristiana che con Parigi si è portata a casa il piccione della superiorità morale del cattolicesimo e il piccione della crisi di valori occidentale - alla faccia della sensibilità) ma è anche vero che 1 - il benessere e la libertà occidentali condizionano culturalmente una persona molto più di quanto non sia in grado di fare una religione e 2 - come scritto nell'articolo il numero di terroristi è in fondo piuttosto limitato rispetto al totale dei musulmani. Questo farebbe pensare ad un successo (punto 1) non ad un insuccesso dell'occidente. Eppure, io credo, le falle ci sono. Il quartiere di Bruxelles (luogo di origine dei terroristi) a stragrandissima maggioranza musulmana potrebbe essere un punto di partenza. Ma può essere un punto di partenza anche la NOSTRA di integrazione. Quella dei venerdì e dei sabato sera dei 15-25enni senza scopo né professionale né di vita. Non mi riferisco al divertimento in sé ovviamente, visto anche il curriculum e i valori dell'unica vittima italiana morta in quel locale. Mi riferisco piuttosto all'incapacità attuale dell'occidente di abbracciare incondizionatamente un'identità diversa dalla nostra per conseguente incapacità morale di abbracciare la propria. So bene che questi discorsi si fanno o nelle chiese o nei circoli arci, ma io ho 28 anni e il mio è più che altro uno sfogo. So cosa vuol dire avere vent'anni nel 2015 e so cosa vuol dire (indirettamente...) crescere gay o stranieri in un qualsiasi paese di provincia. Un mio amico marocchino nato in Marocco e cresciuto in Italia a partire dai 6 anni è tentato costantemente di (ri)abbracciare l'Islam dei suoi genitori - seppur non estremo - non per attrazione ma come risultato delle vessazioni subite in 30 anni di integrazione. E soprattutto, in giro non trova niente di meglio. In effetti si, è decisamente troppo complicato: scuola, informazione, crisi economica.

dato che in Italia (europa) ci sono centinaia di migliaia (milioni) di musulmani che hanno diritto di pregare Allah, molto meglio costruire grandi moschee con imam (predicatori) più controllabili, magari con laurea all'università del Cairo, che lasciare i fedeli dispersi in decine di piccole comunità facilmente preda di imam improvvisati. Fra loro è molto più facile infiltrare predictori radicali e reclutatori di terroristi