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Dopo la Gacs arriva Atlante: sulla strategia del governo per far ripartire il sistema bancario italiano

6 commenti (espandi tutti)

la beccaria.

dragonfly 26/4/2016 - 10:52

1)

Negli USA, dove la percentuale di NPL sui crediti totali va calando da sette anni, il medesimo rapporto è inferiore al 3% nel complesso. Siamo ad anni luce di distanza e, siccome qualche genietto "keynesian-pavloviano" sosterrà immediatamente che il basso numero USA si spiega solo con la politica della Fed di comprare MBS deteriorati, invitiamo a dare un'occhiata al grafico appena linkato: al picco (nel 2009) quella statistica era pari al 5%! Anni luce, appunto.

proprio quando le distanze sono siderali, occorre guardarci due volte. il basso livello di NPL bancari americani forse si spiega meglio con la consuetudine, ben precedente alla crisi, di non detenere in bilancio tutti i crediti, ma di venderli subito a chi li cartolarizzerà. i crediti escono allora dal bilancio della banca ed entrano in quelli di chi ha garantito le tranches. originate to distribute, SIV, shadow banking etc. credo si dica così. occorrerebbe consolidare queste entità, per fare un paragone sull'incidenza degli NPL sul sistema finanziario. rimane a tutt'oggi insoluto il problema dei problemi, almeno per il regolatore, cioè quale sia un livello ottimale di NPL.

2)

Notiamo qui che la "soluzione di mercato concorrenziale" avrebbe previsto non la creazione di una bad bank di sistema, quale è il Fondo Atlante, ma che, invece, ciascuna banca con eccessivi NPL creasse una propria "Bad Bank"

se ogni banca si fa la sua bad bank, viene meno la possibilità di migliorare il valore complessivo dei NPL in portafoglio, tramite la decorrelazione degli stessi, cioè la composizione con altri crediti presumibilmente con correlazione più bassa. i mutui della vicenza, combinati con quelli dell'etruria hanno un rischio più basso e un prezzo più alto, almeno un cincinino.

è quasi ovvio che la ratio di fondo di atlante è cmq quella indicata nell'articolo, cioè il mantenimento di un assetto di potere; sottolineo solo che a mio avviso la soluzione di mercato, (quella cosa che scopre il  prezzo giusto  meglio di iva zanicchi) era L'intervento di più fondi, anche più grandi atlante che rimane piccino, fatalmente internazionali.

Non credo il sia il caso armonizzare per fare confronti: se le banche USA cedono i crediti prima vuol dire che quei crediti sono finiti nel bilancio di qualcun altro.  Dunque il mark to market che gli investitori si attendono dalle banche italiane per fare chiarezza è avvenuto in precedenza (magari a livelli più convenienti se fatto quando i crediti non erano deteriorari).

Insomma, secondo me il paragano regge e da modo di apprezzare proprio le distanze: le banche USA hanno mollato il rischio a qualcun altro prima che i crediti si deteriorassero, dunque se poi la gente non paga è un problema di qualcun altro.

Le banche italiane si sono tenute in pancia il rischio e questo fatto le rende più sospette perchè a furia di assistere al deterioramento non si riesce a stimare correttamente quale sia la reale qualità dei crediti in essere (sia in bonis che non performing)  

 

 

credo che confrontare il livello degli NPL in nazioni diverse si faccia per vedere  chi corre meno rischi di generale collasso finanziario.

in Italia solo le banche hanno in capo dei NPL, negli stati uniti ce li hanno le banche e da tempo anche una gran numero di istituzioni chiamiamole parabancarie, che si occupano appunto di comprare crediti, sezionarli, conciarli opportunamente e rivenderli in forma più commerciabile. anche questi detengono una parte di NPL, e nel valutare il rischio di sistema, non solo del sistema bancario ma di tutto il sistema finanziario americano, si deve tener conto anche di questa parte.  è possibile allora che quella distanza siderale e per questo sospetta, si riduca a un valore realistico , cmq per noi preoccupante.

 (nel 2008, fu AIG, che aveva assicurato per un pugno di lenticchie tantissimi di questi prodotti lavorati, a trovarsi col sedere scoperto, cioè col capitale  e gli accantonamenti paurosamente insufficenti,  sul punto di far collassare il sistema. e non era una banca.)

Non credo il sia il caso armonizzare per fare confronti: se le banche USA cedono i crediti prima vuol dire che quei crediti sono finiti nel bilancio di qualcun altro.  Dunque il mark to market che gli investitori si attendono dalle banche italiane per fare chiarezza è avvenuto in precedenza (magari a livelli più convenienti se fatto quando i crediti non erano deteriorari).

Insomma, secondo me il paragano regge e da modo di apprezzare proprio le distanze: le banche USA hanno mollato il rischio a qualcun altro prima che i crediti si deteriorassero, dunque se poi la gente non paga è un problema di qualcun altro.

Le banche italiane si sono tenute in pancia il rischio e questo fatto le rende più sospette perchè a furia di assistere al deterioramento non si riesce a stimare correttamente quale sia la reale qualità dei crediti in essere (sia in bonis che non performing)  

 

 

se ogni banca si fa la sua bad bank, viene meno la possibilità di migliorare il valore complessivo dei NPL in portafoglio, tramite la decorrelazione degli stessi, cioè la composizione con altri crediti presumibilmente con correlazione più bassa.

non credo sia corretta questa critica e quindi è meglio per gli investitori avere due bad bank anziché una.

Il portafoglio complessivo sarebbe composto di due asset, X e Y, in proporzioni fisse che dipendono dalla dimensione relativa definita dal fondo e che non necessariamente sono  quelle che minimizzano il rischio.  Infatti, esisterebbero sicuramente combinazioni alternative di X e Y che danno un  rischio complessivo inferiore. In altre parole, è meglio lasciare all'investitore la scelta di quanto X e quanto Y tenere in portafoglio per minimizzarne il rischio complessivo anziché imporgli una combinazione predeterminata dal fondo. In questo modo, l'investitore sarebbe inoltre libero di modificare nel tempo i pesi relativi in relazione all'evoluzione del rischio delle due bad bank, possibilità preclusa nel caso di un portafoglio fisso. 

è corretto. ma la dura ed urgente necessità è di valorizzare al meglio la gran parte di questi NPL in capo alle banche."organizzare" cioè una vendita secca di stock cercando di avere i prezzi che chissà, nel tempo si potrebbero realizzare con una diluita vendita al dettaglio, in un mercato che forse non c'è neanche.

certo ci sono colpevoli che così vengono premiati, si calcia il barattolo etc, però rimane un urgenza vera. se ciascuna banca passa le proprie sofferenze a un suo veicolo, che prezzo credibile si potrà mai scrivere? si moltiplicherà solo la sfiducia, che ora sarà anche nei confronti della bad bank in house.

io ipotizzavo, alla fine in accordo con le tue osservazioni, che sarebbe stato meglio avere in campo più fondi atlante, cioè abbastanza grossi da poter comprare subito fette rilevanti e decorrelate, da ricomporre e rivendere in un secondo momento;  fondi indipendenti dalle banche stesse e credibilmente in competizione, cioè fondi esteri.

il diavolo! vade retro :-)