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Referendum costituzionale: le mie ragioni per votare NO

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Non comprendo appieno dove venga esattamente individuata la correlazione tra la riforma de qua e la maggiore celerità nel procedimento legislativo. O meglio, perché questa correlazione venga considerata verificata in via automatica. 

Porterei all'attenzione non solo la possibilità che i ddl non arrivino alla Camera - potendo restare in commissione ratione materiae, senza che si raggiunga l'accordo per licenziarlo in favore dell'aula - ovvero che il procedimento monocamerale si 'inceppi' in ragione della mancata previsione, ad esempio, di ciò che dovrebbe verificarsi nel caso in cui la Camera si sia pronunciata (negativamente o non conformemente) su modifiche proposte dal Senato. Si chiude il procedimento, come sembrerebbe dalla ratio legis, oppure i senatori rivendicheranno la propria competenza a intervenire nuovamente? Ricordiamo che siamo dinanzi ad una camera politica, checcé se ne dica, considerata l'assenza del voto unitario, stile Bundesrat tedesco, da parte degli esponenti regionali/locali. 

Concordo con il Prof. Boldrin soprattutto in relazione alle modalità di attuazione del federalismo. A mio parere bisognerebbe tenere in considerazione un dato storico e di teoria del diritto costituzionale, cioè a dire l'iter di raggiungimento di un sistema federale. Uno Stato federale viene generalmente a costituirsi a partire, in primo luogo, da una Confederazione di Stati che, per poche materie, si affidano ad un'autorità centrale; per poi passare ad una Federazione in senso stretto (un'eccezione in merito è il Belgio, ma si considerino le peculiarità neerlandesi/francofoni). Dall'altro lato sta il mero decentramento (stato unitario che va verso l'esterno) che è più propriamente ciò che - per lo meno in linea tendenziale - dovrebbe appartenere all'Italia, in considerazione della conformazione geografico-territoriale e, altresì, dell'apprato amministruttivo. È proprio in questa ottica che si comprende la critica mossa dal Prof., cioè la necessità di rivedere l'intero sistema, per attuare concretamente un sistema federale. 

Ultima considerazione sulle modalità di voto della riforma - anche se non centrale nell'oggetto della discussione -. Va sfatato il mito per cui è stato usato il 138 Cost. anche con maggioranza molto alte (ca. 58%): va detto a Boschi e co. che il 138 nasce in un'ottica proporzionale, quindi nel tentativo di accomunare quante più forze politiche, per una più ampia condivisione. Ai premi di maggioranza cominciarono a pensarci nel 1953! ;)

NON sarà mai fatto per la semplice ragione che implicherebbe un crollo del tenore di vita del Sud o un trasferimento esplicito (contrattato ogni anno) di risorse dal Nord. Nel primo caso si ribellerebbero i meridionali nel secondo i settentrionali. In Italia si può fare solo un federalismo all'italiana - con regioni come puri centri di spesa e trasferimenti nascosti nelle pieghe del bilancio statale (cf. la sanità). E allora, molto meglio il centralismo.

Inoltre la prima risposta delle regioni in difficoltà di fronte ad una responsabilità fiscale delocalizzata sarebbe non tanto quella di una modifica dell'assetto istituzionale ed economico, quanto piuttosto quella di abbracciare in modo informale quelle organizzazioni parallele allo stato che già sono presenti sul territorio, chiamatele pure come preferite. 

quando c'è solo un punto nell'insieme di scelta è una perdita di tempo. 

Giovanni sa che, di fronte alla sua peculiarmente panglossiana maniera di analizzare la storia politica italiana, io tendo a scuotere consolato la testa.

Perché è ovvio che - se di fronte ad ogni alternativa all'esistente la prima risposta è che quell'alternativa è impossibile ed è quindi inutile parlarne - allora è senza dubbio vero che viviamo nel migliore dei mondi possibili anche se questo sembra farci schifo.  

SE qualsiasi forma di minimo federalismo decente è impossibile in Italia per definizione (e non vale manco la pena parlarne) altrimenti il Sud insorge beh ... che stiamo qua a fare?

casomai hegeliana..

Pangloss diceva che tutto andava bene, Hegel che il reale è razionale.
Io dico che la situazione è pessima e che è molto più probabile che peggiori che migliori nei prossimi 10/15 anni.

Nel merito, non solo non credo che un federalismo decente sia possibile, non sono neppure convinto che sia LA soluzione.  Rimetterebbe in primo piano lo scontro Nord-Sud (ora passata in secondo piano) mentre la vera battaglia dovrebbe essere produttori/parassiti - per usare un linguaggio della nostra gioventù - o giovani/anziani.

Sono anche convinto che i parassiti continueranno a vincere quasi senza combattere ancora per un po' - finchè l'Italia non sarà 'abbastanza' impoverita in termini relativi ed anche assoluti. Poi ci sarà uno scontro vero, ed io sarò dalla parte sbagliata della barricata per ragioni anagrafiche

Non mi sembra di essere particolarmente panglossiano

... di non concordare. 

Hegel "diceva" (e' un altro che ha detto un po' troppo, ma transeat) che il reale e' razionale OSSIA corrisponde a dei criteri di razionalita' che lui (WFH) leggeva come "positivi" per l'umanita' in quanto realizzazione dello spirito e della rava e della fava, incluso il Bonaparte vincitore a Jena o paraggi, che la memoria mi si e' indebolita :)

Pangloss diceva che questo e' il migliore dei mondi POSSIBILI. E se solo questo e' possibile e' comunque il "migliore" (ordinale), che sia buono o cattivo (cardinale) non fa differenza.

Ovviamente scherzo, o quasi :)

Sul resto, ossia sul fatto che (per esempio) non vi sia alta correlazione (diciamo tra .6 e .9) fra la dicotomia "produttori/parassiti" (che, concordo con te, e' quella cruciale) e la dicotomia "Nord/Sud" mi permetterei di eccepire, ma forse non e' ora qui il caso.