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Referendum costituzionale: le mie ragioni per votare NO

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Sono impressionato dalla curva che dà l’andamento del PIL dei vari paesi.

Penso che la catastrofe italiana sia dovuta all’incontro micidiale di vari fattori: abbiamo il più alto debito pubblico, investiamo meno di tutti nella ricerca, abbiamo una burocrazia incredibile (anni per i rimborsi IVA alle aziende) abbiamo una giustizia dove se uno vuole minacciare dice: "mi denunci", massacriamo di tasse le aziende, continuiamo ad avere governi instabili.

 Capisco le ragioni di Boldrin, ma per me è quasi impossibile che l’Italia faccia peggio di così. Siamo al punto che sembra che valga la pena di provare qualunque cambiamento, purché abbia un minimo di logica.

Alla fine per me le ragioni principali, per cui penso che voterò SI,  sono queste:

1) L’Italia viene vista come un paese statico incapace di cambiare i suoi ordinamenti. Non occorre che i cambiamenti siano perfetti, occorre che si inizi un percorso che dimostri che, anche per tentativi ed errori, è possibile cambiare l’efficienza del funzionamento della macchina dello stato. Questo è importante all’interno, per mandare un segnale alle varie lobbies affaristico-burocratiche che imperversano in questo paese, ma è importante soprattutto verso l’esterno dell’Italia, per dare un segnale di cambiamento, anche di immagine, agli investitori esteri. Penso  che su questo fronte le conseguenze del NO sarebbero disastrose.

2) La riforma del Titolo V ridà finalmente all’Italia procedure chiare e snelle per realizzare le infrastrutture necessarie a questo paese e fare ripartire l’economia. Un solo esempio: il recente elettrodotto (cavo sottomarino di 30 km + elettrodotto di 60) che collega la Sicilia al continente, opera fondamentale per lo sviluppo dell’isola, ha richiesto 12 (dodici!) anni per la sua realizzazione, a causa dei blocchi operati dai vari enti locali interessati. Con il nuovo titolo V un’opera del genere sarebbe durata i tempi tecnici necessari, cioè 3-anni.

3) Nelle elezioni più recenti si è delineata chiaramente una differenza nel voto dei più giovani, il che porterà presumibilmente a maggioranze diverse o percentuali di maggioranza diverse tra Senato e Camera. Questo darà luogo, nel sistema attuale, ad una instabilità cronica del sistema. In 70 anni si sono succeduti 63 governi. Mi sembra indubbio che il SI favorirà la stabilità dei governi.

4) Sulla riforma del Senato si sono scritti fiumi di inchiostro. A mio avviso la  conseguenza più importante del SI non sarà solo il risparmio o la abbreviazione del tempo medio delle leggi approvate, ma anche e soprattutto la eliminazione di quella zona grigia costituita dalle leggi che si perdono per strada a causa dei rimpalli tra le due camere. Anche questo è terreno fertile per le lobbies di ogni tipo, che hanno sfruttato questi meccanismi farraginosi per bloccare il paese al momento di essenziali riforme. Quanti anni si è discusso sulle unioni civili? Legge scomparsa, grazie a questi meccanismi, prima del governo Renzi.

Con il SI, leggi fondamentali come quelle sul conflitto di interessi, sulla disciplina delle frequenze radio-televisive, sulla politica energetica nazionale (oggi impedita dal titolo V)  saranno di chiara responsabilità del governo e della camera. Un governo che non le porti a termine potrà essere giudicato nel merito, senza più alcuna scusante