Titolo

La lezione spagnola che non piace agli italiani

20 commenti (espandi tutti)

Una domanda: visto che si sbandiera che, a parte MPS, l'esito dei menzionati test è stato tutto sommato positivo e che le banche italiane sarebbero addirittura un po' sopra la media, che quindi il sistema è robusto e non dovrebbe essere oggetto di effetti domino, che senso ha pensare ad un salvataggio di MPS? Non potrebbe fallire come succede ad ogni azienda quando viene malgestita o si trova in crisi di mercato? Se non erro i correntisti sono tutelati fino a 100'000 euro e chi ha depositi (fondi, azioni, obbligazioni di società terze, cassette di sicurezza) non dovrebbe far parte della massa fallimentare (dico dovrebbe perché in Italia ... non si sa mai). Rischiano gli azionisti ed gli obligazionisti che hanno comprato asset MPS ma non se hai comprato altre azioni o obbligazioni. Perché sono un conto deposito e non fanno parte dei beni della banca.
Ricordo il fallimento (torbido) del banco ambrosiano. Le banche possono fallire. E facciamole fallire. Poi dal fallimento puo' risorgere una Nuova MPS. Perché no?

non ricordo se sia previsto questo istituto per le banche in Italia. Ma, al di là dell'aspetto giuridico-formale mi pare che da un punto di vista economico-finanziario la banca sia in `amministrazione controllata' da tempo. Fra l'altro c'è il problema dei +/- 7mila dipendenti e, come dice L. Reichlin oggi sul Corsera, il settore ha bisogno di guadagnare tempo.

Perdona, Paolo, quale sarebbe la logica di LR? Cosa vorrebbe dire "guadagnare tempo"? Che la crisi italiana e', per dire, paragonabile al temporaneo shock USA 2009-09 e che, quindi, quando lo shock verra' assorbito i valori di mercato di cio' che oggi e' illiquido (ma ancora valido) ritorneranno al livello "pre-crisi"? E' davvero questa la tesi?

LR

Paolo Biffis 1/8/2016 - 08:51

Non credo, Michele, che ci sia una gran logica economia come tu paventi, ma politica (sarei più propenso all'interpretazione di AlexCT). LR conclude infatti con questa frase:
<>.

I segni di maggiore  e minore sono anche i marker dei tag html per cui cio' che è rinchiuso tra questi segni, sparisce. Dovresti editare i messaggio, perché la citazione si è persa. Usa "  ".

Grazie

Paolo Biffis 2/8/2016 - 15:49

mille

Non credo, Michele, che ci sia una gran logica economia come tu paventi, ma politica (sarei più propenso all'interpretazione di AlexCT). LR conclude infatti con questa frase:

<quote>Il messaggio è che non c’è motivo di gioire né di entrare nel panico, ma, leggendo i numeri dello stress test insieme a quelli delle banche oggi non coinvolte nell’esercizio, dovremmo lavorare – con l’Europa – a soluzioni preventive di sistema. Affinando anche in modo non radicale gli strumenti dell’Unione bancaria si puó oggi pensare ad una formula basata su tre pilastri: ricapitalizzazione, gestione dei crediti deteriorati e riforma della «governance» che preveda l’utilizzo di garanzie pubbliche nazionali in cambio di un monitoraggio e anche una partecipazione alla gestione da parte dell’Europa. Agiamo di anticipo e apriamo un dialogo costruttivo con Bruxelles e Francoforte su questi temi. Ci conviene.</quote>

OK, ma

michele boldrin 6/8/2016 - 00:05

LR sembra fare due confusioni.

1) Gli stress test (non voglio dilungarmi, la questione e' tecnica) hanno poco a che fare con NPL e similia, sono test orientati a vedere come il pricing dei portfolios in essere reagiscono a movimenti di mercato, in particolare movimenti estremi di tassi d'interesse e liquidita'. Hanno a che fare, insomma, con il mark to market di securities che il mercato prezza. Gli NPL, come sappiamo, non sono prezzati dal mercato a meno che non siano cartolarizzati, quindi di fatto venduti e "fuori" dal portfolio delle banche che li hanno originariamente creati. Insomma, tra risultato degli stress test e risolvere il problema delle banche italiane zombies perche' hanno tonnellate di NPL in pancia da anni c'e' pochissima relazione. Ovviamente questo tutti media italiani (e non) non l'hanno spiegato e ci vorrebbe un gruppo dedicato per spiegarlo bene, richiede troppo tempo.

2) Concordo che il problema sia politico, assolutamente. Ma qui sta il problema: un obiettivo politico DEVE soddisfare i vincoli economici e questi vincoli non mi sembrano soddisfatti nel prendere tempo. Meglio: possiamo prenderlo, il tempo, tanto le banche in questione vengono di fatto tenute in vita finta via QE. Ma da circa 7 anni l'Italia ha un sistema creditizio castrato e questo sta ammazzando quel poco di economia italiana che potrebbe funzionare. Piu' passa il tempo piu' lo strangolamento diventa grave. Detto altrimenti: prendere tempo soddisfa l'obiettivo politico ignorando quello economico ed ignorando quello economico continua a strangolare l'economia reale. 

La mia interpretazione dell'articolo della signora Reichlin e' che incita ad agire abbastanza rapidamente (non in "panic mode" ma senza perdere tempo):

 

http://www.corriere.it/cultura/16_luglio_31/banche-europee-4b47935c-568f...

 

Dice infatti: Quote L’esperienza del Giappone negli anni Novanta e dell’Europa dopo la crisi del 2008 insegnano che procrastinare azioni di discontinuità volte alla pulizia dei bilanci imbastiscono il sistema e bloccano la capacità delle banche a erogare credito. Il maggiore successo degli USA rispetto all’Europa nel superare la recessione del 2008 è in gran parte da attribuire, appunto, a una rapida iniziativa di riassetto. End Quote

In effetti altrove mi hanno fatto osservare che in base Testo Unico Bancario (TUB) gli istituti di credito non sono ammessi all’istituto del fallimento. TUB è del 1993 ed io manco dall'Italia dal 1988 quindi mi ero perso 'sta perla. Perché mai una banca non dovrebbe fallire non lo so. Misteri italici ma è chiaro che si aggiunge un nuovo tassello al puzzle delle cose da cambiare in Italia.

Leggo sul Corsera di oggi (p. 9) che, in caso estremo, il CET1 di Barclays sarebbe a - 4.12%, mentre quello del BancoPopolare sarebbe a - 4,10% (se ho capito bene).

L'impatto sul CET1 2015 ipotizzando uno scenario avverso.

Pag. 15 e 16 http://storage.eba.europa.eu/documents/10180/1532819/2016-EU-wide-stress...

Impatto

Paolo Biffis 1/8/2016 - 08:53

Grazie mile della correzione. Ancora una volta: prendere con cautela le cose dei giornali

Dal 1985, in Italia, c'è il Fondo Interbacario di Tutela dei Depositi che agisce, se non ricordo male, fino a 100mile/€.
Chi detiene azioni non è, ovviamente, tutelato, analogamente chi detiene obbligazioni subordinate oltre 100mila (bail in).
Chi detiene obbligazioni ordinarie ritengo dovrebbe essere tutelato comunque.
Però tutto questo vale in caso di liquidazione della banca: fin qui, le banche liquidate sono la 4 famose; nessun'altra è ancora stata giuridicamente liquidata.

precisiamo

dragonfly 1/8/2016 - 00:08

Chi detiene azioni non è, ovviamente, tutelato, analogamente chi detiene obbligazioni subordinate oltre 100mila (bail in). 

le obbligazioni subordinate non godono di per se' di alcuna franchigia. forse è utile invece sapere che l'entità della punizione, cioè quanto valore di azioni e obbligazioni debba essere distrutto per raggiungere lo scopo di spaventare ed educare gli stakeholder bancari, pare sia l'8% delle passività. in realtà, dovrebbe essere almeno l'8%...

questo possibile dubbio per ora non è stato sollevato; nel caso delle quattro disgraziate sorelle probabilmente si sarebbero dovuto tagliare anche le obbligazioni senior, ma si è fatto finta di niente, vista anche la scarsa attendibiltà dei bilanci. poteva cmq bastare, per cominciare.

Sulle subordinate ho commesso un errore: vero, non c'è franchigia.

Se non ricordo male e se ho capito bene il senso della frase successiva, i fondi propri (capitale sociale + riserve patrimoniali + o. subordiate), che dal 1988 al 2007 dovevano essere almeno delle'8%, ora dovrebbero ammontare al 10-12% dell'attivo ponderato. Tenendo conto che i titoli di Stato dovrebbero essere ancora considerati privi di rischio. Cmq, i presidi patrimoniali negli ultimi anni si sono di molto affinati per via della prociclicità dell'indicatore- 

si sbandiera che, a parte MPS, l'esito dei menzionati test è stato tutto sommato positivo e che le banche italiane sarebbero addirittura un po' sopra la media

Sulla questione della banche preferisco di gran lunga leggere anziché scrivere, però consentimi un appunto: a quanto pare la velina ha funzionato e si leggono ovunque robe tipo questa. Ma riflettiamoci un secondo, fare questi confronti non ha senso. E' come dire che a parte il sud l'Italia è ricca come la Germania. O che se non consideriamo quelle che sono andate in B, le squadre italiane sono in media più forti di tutte le altre del continente. O che se escludiamo chi è più basso di 125 centimetri sono più figo della media degli uomini mondiali. Non so chi sia l'autore di questa statistica farlocca (anche se posso immaginarlo), però pensiamoci svariate volte prima di diffonderla ancora in giro.

in cornice

dragonfly 31/7/2016 - 22:54

ho giusto il titolo cartaceo, cioè il certificato azionario del banco ambrosiano, coi nomi dei titolari, le girate, le cedole da ritagliare con le forbici...bei tempi.

Ricordo il fallimento (torbido) del banco ambrosiano. Le banche possono fallire. E facciamole fallire. Poi dal fallimento puo' risorgere una Nuova MPS. Perché no?

perchè il bail-in garantisce la continuità dell'attività ordinaria della banca, cosa che la liquidazione coatta amministrativa non fa (peraltro, nemmeno la gestione commissariale, in teoria meno traumatica). e non è bello trovare la serranda abbassata, con un foglio scarabocchiato che recita "torno subito".

il banco ambrosiano del venerdì sera, riaprì come nuovo banco ambrosiano il lunedì successivo solo perchè il duo bazoli-andreatta costituì una cordata di banche disposte a ricapitalizzare. oggi non sarebbe possibile, mancano i soldi.

Yup

michele boldrin 1/8/2016 - 00:12

Esattamente. Mancano i soldi, italiani almeno ... ed anche un paio di altre cose, approssimativamente rotonde!

Concordo con Michele sulla qualità degli attributi e sulla quanttà di quattrini.

Quant al resto, non posso dimenticare però che l'evidenza Nuovo B. Ambrosiano (dal sabato al lunedì) è il risultato di un periodo oscuro, che parte dall'incresciosa vicenda Baffi-Sarcinelli e che si conclude molti anni dopo. Ora il Consigliere delegato di Intesa, C. Messina, può vantarsi a ragione: ma alla base vi è il silenzioso pilotaggio della nave da parte del duo Andreatta-Bazoli (che probabilmente avevano letto anche il La caduta del Credito Mobiliare di Maffeo Pantaleoni).