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La lezione spagnola che non piace agli italiani

8 commenti (espandi tutti)

Per chi lavora come imprenditore non è una soprpresa l'attuale crisi bancaria italiana, penso che io e Doktor Franz abbiamo espresso da anni dubbi sul sistema bancario, peronalmente poi su MPS posso tranquillamente affermare che è dal 2008 che ne attendo il cadavere, forse ci sono ancora miei commenti a riguardo.
Capisco perfettamente la ratio dell'articolo, la condivido pienamente, a modo mio la rinomino: fuori la politica e le fondazioni dalle banche.
Solo che da osservatore disincantato (no papers da linkare, se serve però li fornisco) non credo che il problema si riduca al solo assetto propietario, anzi quello è solo uno dei tanti.
E' da tempo che affermo che i problemi (nodi) sono venuti al pettine da quando l'Italia ha introdotto Basilea 2, e poi Basilea 3 nel suo sistema bancario, che era (ed è) assolutamente impreparato a un mondo in cui i soldi (quelli veri) si prestano ad aziende con un rating (giudizio di merito) positivo, e non solo agli amici degli amici, in cui si finiva a "incaglio", o per chi piace NPL, se lavoravi con lo stato Italiano che dimentica di pagare i fornitori (letteralmente): non ci dimentichiamo che Monti emise dei CCT per pagare i fornitori oltre la canna del gas.
Nel mondo che osservo vedo velocemente scivolare le banche tradizionali, strette fra tassi negativi, una pletora di inadeguati timbracartellino (una volta il posto più ambito dopo lo statale era la banca), sistemi informatici onniscienti, ma continuamente aggirati, e management inadeguato.
Attenzione: è vero che la proprietà è di X,Z,Y, ma il management delle banche è interno, di gente cresciuta all'interno di un sistema che non aveva concorrenti, saldamente ancorato alle pietre, le mitiche garanzie reali.
E qui torniamo ai NPL famigerati: non è vero che il mercato non li sa prezzare, li prezza benissimo, se io e Michele Boldrin avessimo i soldi per comprarci qualche NPL andremmo al mercato più totale: la banca ci sottopone un elenco di nomi e cognomi, imprese, organizzazioni, che hanno crediti incagliati da oltre sei mesi (così si diventa NPL), e noi, che abbiamo tanti soldi, affideremmo a un team di esperti (col cavolo: una mandria di sottopagati con un software cazzuto) la valutazione, ad esempio:
Marco Esposito debito: 1.000.000.000 di € (ne deve valere la pena :)), garanzie reali:
X,Z,Y pari al 70% stimato del debito, garanzie liquide : azioni del nostro istituto per il 10% del debito (film che vedrete dappertutto in Italia), 20 % non coperto.
La banca dice: Marco e Michele il vostro rischio è 200.000.000, il 20 % del credito, datemene il 15% cash e non se ne parli più. Io e Michele, che scemi non siamo, diciamo: dall'elenco delle garanzie reali risulta che qugli immobili sono tutti sovrastimati, le azioni che ha Marco sono adesso carta straccia, ti diamo l'8 % e ringrazia il cielo.
Tutto questo moltiplicato per N situazioni, comprese quelle in cui il Marco Esposito di turno è addirittura irreperibile, diciamo che quindi "prezzare" gli NPL è un filino complicato, ma non impossibile.
E quiveniamo a un punto:  è mai possibile che il management bancario in 20 anni (chi ricorda la bad bank del Banco di Roma di Geronzi ?) non sia riuscito a organizzare uno straccio di veicolo per smaltire quelle che sono fisiologiche problematiche del settore del credito ?
Qui, e mi dispiace, dissento dagli autori (e Massimo Famularo è un esperto del settore) : il problema non sono solo gli assetti proprietari, difesi da bankitalia, ma proprio l'essenza del management bancario, cambiare proprietari senza cacciare, a occhio, l'80% dei manager bancari, fra top, executive e middle non servirà a niente, dal mio punto di vista.
Perchè, e qui il discorso si farebbe complicato assai, fra dieci anni i servizi disponibili alle aziende e al mercato consumer saranno molto più reperibili e vari, e lo sportello fisico diventerà una necessità sempre più marginale, e noi, in Italia, a questa rivoluzione non siamo pronti, perchè non sarà una rivoluzione: è tutta roba che già esiste, si deve solo evolvere.
Ah, scusatemi, inutile dire che i soldi pubblici saranno inevitabilmente buttati nello sciacquone: perchè servirebbe solo a mantenere lo status quo, scoprendo di aver perso altri anni, si deve cambiare proprietà e management, questa è la battaglia, solo la proprietà, secondo me, è insufficiente.

P.s.
Mi sono contorto un pò, ma fa niente. Vorrà dire che stamperemo napo a go-go e tutto si risolverà.

Marco, tu scrivi

"Qui, e mi dispiace, dissento dagli autori (e Massimo Famularo è un esperto del settore) : il problema non sono solo gli assetti proprietari, difesi da bankitalia, ma proprio l'essenza del management bancario, cambiare proprietari senza cacciare, a occhio, l'80% dei manager bancari, fra top, executive e middle non servirà a niente, dal mio punto di vista."

Noi abbiamo scritto e ripetuto, qui ed altrove, che occorre ANCHE cambiare il management bancario!! Rileggi, please :)

Solo che, come sai, per cambiare il management occorre cambiare l'assetto proprietario e di controllo della banca, perche' sono loro che scelgono il management. Una cosa, senza l'altra, non e' possibile. E, ovviamente (l'abbiamo scritto, ma e' anche ovvio) l'altra non basta se poi non fai l'una (ossia cambi anche il management)

Mi dispiace, oggi e' la seconda volta che ci provi, nell'altra hai usato "Trump" ... ma continuiamo a concordare! 

Caro Marco, se vuoi far la società per investire in crediti possiamo anche senza soldi. Ultimamente ci provano e ci riescono cani e porci e, tra commercialisti avvocati etc esiste praticamente da sempre un mercato dei crediti. Roba limitata a somme piccole e crediti molto specifici, ma veramente esiste da sempre. 

Atlra cosa che è sempre esistita(con una galassia di società specializzate nel settore)  è lo smaltimento dei crediti senza garanzie, le banche li svalutano completamente e poi li cedono organizzando gare tra i compratori che molto spesso sono le stesse società di recupero (in italia associate sotto la sigla Unirec). Solo quelle che conosco io datano a oltre una 20 d'anni quindi il mercato c'è e c'è sempre stato (almeno limitatamente a questi segmenti) con buona pace di chi vuol giustificare l'intervento statale con foglie di fico su fallimenti di mercato.

Perchè questo mercato non basta ad alleggerire le banche? Qui veniamo al management e ai portatori di interessi: l'interesse della banca, se esistesse un soggetto interessato a perseguirlo, dovrebbe essere fare utili e per farli sarebbe opportunto gestire efficacemente le sofferenze (magari sul trade off tra gestire e cedere le sofferenze scrivo commento ad hoc). Esiste invece un meccanismo perverso per il quale agli individui che lavorano in banca, a titolo personale conviene andare contro gli interessi dell'istituzione per la quale lavorano.

Esempio: la banca ha il credito lordo di 100, lo ha svalutato solo per 10 (valore netto di bilancio 90) perchè ha un immobile in garanzia che vale più di 100. Una gestione sana vorrebbe che si prendesse atto della realtà: da quell'immobile, se tutto va bene, si incasserà 60-65 in 5 anni. Questo vorrebbe dire che la banca dovrebbe quanto meno aggiugere accantonamenti per altri 20-25 (che sono un costo per l'esercizio). Se poi volesse cederli dovrebbe fare i conti con la prospettiva che chi compra una cosa che incassa 65 se ti va bene offre 30-35 (perchè confida di portare i soldi a casa prima perchè gestisce in modo più efficace.

Posto che tante volte c'è tipo un documento formale come una CTU (consulenza indipendente commissionata dal tribunale) che valuta quell'asset più di 100, con la complicità di un sistema istituzionale disfunzionale, il banchiere/bancario con orizzonte di breve termine può nascondere la polvere sotto il tappeto e far finta che quel credito valga 90 finchè non sarà costretto dal susseguirsi di aste deserte a preder atto che invece valeva 60-65 secondo la logica di bilancio e 30-35 per il mercato.

dunque alla domanda 

mai possibile che il management bancario in 20 anni (chi ricorda la bad bank del Banco di Roma di Geronzi ?) non sia riuscito a organizzare uno straccio di veicolo per smaltire quelle che sono fisiologiche problematiche del settore del credito ?

 la risposta è che di veicoli per smaltire se ne sono fatti tanti (per es Credem che è una delle poche banche veramente sane aveva messo le sue sofferenze in un veicolo e le ha cedute tipo nel 2010) per lo più mascherati e ibridati da società di gestione (NB se insieme ai crediti vendi la società che li gestisce puoi ridurre la perdita perchè alla società lasci il mandato di gestione su altri crediti in sofferenza che avrai in futuro) come fatto da ultimo da Unicredit.

La realtà è che quei crediti stanno ancora lì perchè i manager e i gestori ai quali conviene rinviare il problema sono fino ad oggi stati aiutati da disfunzinalità varie ed interventi distorsivi del mercato a prendere tempo. La buona notizia è che di spazio per rinviare e di soldi da bruciare per comprare tempo ce n'è sempre meno. Staremo a vedere.

 

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dragonfly 8/8/2016 - 16:44

cedere crediti in sofferenza a piccole società, spesso collegate, a mio avviso è cosmesi di bilancio che non può migliorare l'efficienza complessiva del recupero, cioè il valore è sempre quello, anzi più basso.

per logica di risk pooling, che è  poi la logica delle  cartolarizzaioni, cedere in blocco "deve" rendere di più che smaltire quasi caso per caso. gli esempi non mancano, a partire dai fondi avvoltoio. questi comprano quello che nessuno toccherebbe con un bastone, non per loro superiori capacità divinatorie sulla sorte ultima di quel singolo rischio, ma perchè esso va ad aggiungersi ad altre schifezze, però assortite in modo diverso.

(se la nomea di "avvoltoio" non piace, basta usare la usuale ipocrisia della stampa italiana, che quando ne deve parlare bene , come nel caso del debito argentino, usa "vulture fund" che fa fico.)

il problema di fondo allora con gli NPL italiani è che si è tardato troppo, e questi allora sono diventati  singoli bocconi troppo grandi per il sistema finanziario domestico. Atlante, oltre ad aavere soci non proprio entusiasti, è strapaesano, proprio il minimo. ce ne vorrebbero altri due o  tre in concorrenza, più grandi e operanti su più mercati, in modo che siano disposti a offrire un prezzo maggiore.

c'è una banca quoatata che fa i soldi con il recupeo crediti: era partita 20-25 anni fa con il factoring e oggi sta egregiamente sul mercato degli NPL. Se tanto mi dà tanto, si dovrebbero creare le condizioni perché si attivi un mercato del genere. Il che, mi pare, cozzi con l'interesse del management bancario e industriale la cui ben nota insipienza ha generato i dissesti. 

sia così. Francamente credo vi sia da un lato "il boicottaggio attivo" del sistema bancario sia l'ambiente legale e giurisprudenziale. Risoluzione crediti si fa se e solo se le procedure sono chiare, rapide e certe. In una situazione come quella italiana il recupero crediti è , ovviamente, una fatica di tantalo. 

Una cosa secondo me è rilevante culturalmente che in Italia non è compresa, anzi è introiettata a rovescio. La banca NON è un dispensatore di favori, un munifico principe che presta soldi per "far del bene" a questo o a quello (da cui la subcultura di non chiudere i fidi, di tenerli aperti costi quel che costi perché altrimenti si perde il consenso sociale ... e da lì le tonnellate di NPL). La banca è una impresa che ti presta soldi se sei in grado di farne di più. Altrimenti no, perché li butterebbe via. 

E la banca nemmeno è una impresa che vende servizi: l'unico servizio è tenerti la contabilità del conto e permetterti di usarlo per trasferire liquidità, cosa che puoi fare in altre maniere, con un money market fund in particolare.

Questo, in Italia, non è chiaro per nulla. 

aggiungo, così non me lo scordo: negare un fido, un mutuo, se viene deciso per logiche di mercato, cioè "sentendo" sul collo l'incombenza di altre banche concorrenti  che invece ci potrebbero sottrarre l'affare, è opera meritoria non meno che concederlo. se con ogni probabilità son soldi buttati, almeno non si alimenta una piramide di insoluti che poi travolgerà aziende anche sane.

dove si priviegia l'obiettivo politico (v. supra LR) indipendentemente dalle compatibilità economico-tecniche. Essendo le quali, secondo me, incontrovertibili (o controveritibili per breve tempo) tendono ad affossare chi non ne tiene conto. Ma io ho un pre-giudizio e credo che la banca commerciale sia quella di Raffaele Mattioli (v. Calamanti, 2016). Deve fare profitti e reinvestirli: così può aiutare l'economia, altrimenti vanno sotto entrambe.