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Lettera aperta di solidarietà ai deportati della Cattiva Scuola

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Nasissimo

Nasissimo 9/8/2016 - 09:07

Non Nanissimo. Che avrò il nasone, ma sono alto 1,86.
Battute a parte il mio intervento era teso a dire che qui non si tratta, per i più, di "non voler più cambiare stile di vita" perché a cinquant'anni ci si è impigriti e si è abituati a fare la partitina a scopone scientifico il sabato sera.
Si tratta di un  banale calcolo economico. Premesso che le famiglie monoreddito sono una reliquia del passato (e sono sicuro che tutti qui concordano che ciò è bene) la professoressa di Napoli trasferita a Milano dovrà lasciare marito e figli a Napoli.
Non può quindi vendere una casa e comprarne un altra per trasferirsi con tutta la famiglia, all'americana. Dovrà sistemarsi in affitto.
Il conticino economico dell'esempio è presto fatto. Bisogna sottrarre allo stipendio di 1500€/mese il costo di un affitto a Milano (bastano 900€?) più le utenze (altri 250?) più 4 biglietti A/R Milano-Napoli in treno per tornare dalla famiglia il finesettimana (glie lo concediamo questo lusso?) servono 133€*4=500€/mese circa, con la tariffa più bassa e trascurando metro e trasferimenti locali.

Se la professoressa rifiuta non è per non rinunciare al burraco con le amiche, ma perché non ci sta dentro. E non ci sta nemmeno se lo stipendio viene aumentato del 20% con la proposta di Giovanni Federico (che tuttavia è sensata e potrebbe perlomeno attenuare il problema).

Al prof. Federico dico anche che è vero che tutti gli autonomi sono precari per definizione, ma la "precarietà" di un libero professionista è tale nei due sensi: quello che ha guadagnato 100 questo mese il mese prossimo può guadagnare zero, ma pure 200. E (di solito almeno) la redditività delle libere professioni è tale da consentire un margine di sicurezza che può fare attraversare i periodi di magra, se non sono troppo lunghi. L'insegnante è un dipendente a stipendio fisso che ha una retribuzione tale da non poter accantonare nulla. Non si può metterlo a confronto con un "autonomo" cioè con un professionista che ha redditi 5 o 10 volte superiori. L'insegnante rientra nelle fasce più basse, quelle per cui valgono o dovrebbero valere le tutele e le attenzioni del welfare, tra cui la prima è sempre quella di compensare la minore retribuzione con la sua maggiore stabilità.

i professionistic che guadagnano 5-10 volte 1500 euro (7500-15000 euro netti al mese - 200-300000 euro lordi) sono una infima minoranza degli autonomi. La maggioranza sono artigiani, negozianti etc. con una larga minoranza di partite IVA false.

uno stipendio di 1500 euro al mese per l'Italia è medio e come tale non ha diritto ad alcuna tutela speciale. Altrimenti dovremmo tutelare tutti gli operai dell'industria e gran parte degli autonomi

Ciò detto, io sarei anche favorevole ad aumentare lo stipendio degli insegnanti bravi, nei limiti delle possibilità della finanza pubblica. A due condizioni: che tutti gli insegnanti siano valutati seriamente (sulla base dei progressi dei propri allievi, come certificati da esami indipendenti svolti in loro assenza) e che gli insegnanti peggiori siano licentziati

L'insegnante deve avere la tutela normale, quella del contratto nazionale a tempo indeterminato, che hanno anche gli operai dell'industria assunti con il CCNL.

Volevo solo dire, senza farla troppo lunga, che un ragazzo di 25 anni, laureato o meno, può trasferirsi da Napoli a Milano e prender casa con 5 amici per dividere le spese con l'entusiasmo dell'avventura, per sistemarsi dopo.
Un/una insegnante di scuola secondaria, che ha fatto supplenze da precaria per 20 anni, ormai ha famiglia e figli e non può più farlo. O meglio, non può farlo per 1500€/mese: affitto a Milano, più utenze, più trasferimenti in treno, gli costano l'intero stipendio.
Con lo stipendio doppio potrebbe, e nella maggior parte dei casi si trasferirebbe di buon grado: quindi nessuno che abbia uno stipendio doppio può fargli la morale. Lasciamo perdere quanti siano quelli che hanno uno stipendio doppio.

Sull'idea di premiare gli insegnanti bravi, come su quella di differenziare gli stipendi fra nord e sud, in linea di principio siamo d'accordo.
In linea di principio, perché la valutazione della bravura, come dice anche Lei, non si può fare in altro modo che misurando con dei test le performance degli studenti di quell'insegnante, per metterle a confronto con quelle degli studenti dei colleghi.
Ma ciò all'atto pratico è praticamente impossibile da fare, in modo oggettivo e consistente.
A parte l'adeguatezza di "test" a risposta multipla per valutare la preparazione (e la crescita) di uno studente, che è di per se discutibilissima, ed infatti è stata oggetto di forti (e giustificate) critiche, ci sono almeno altre due banali considerazioni.

Una è che le performance di uno studente dipendono dallo studente molto più che dal professore.
La qualità della preparazione di base, la buona educazione, la motivazione e la capacità di attenzione degli studenti dipendono dalle famiglie e dal contesto di provenienza, oltre che ovviamente dalle loro doti.
Anche assumendo che le doti siano uniformemente distribuite nella popolazione (ipotesi forte) sicuramente non lo sono le altre prerogative.

L'altra è che se anche le doti fossero uniformemente distribuite, e si assume uniforme e costante tutto il resto, la varianza della distribuzione è tale che per avere un campione significativo servono centinaia di studenti. Una classe ne conta 20-25, quindi per elaborare una statistica significativa sulla bravura di un professore si dovrebbe ripetere il test per 10 o 15 anni consecutivi.

 

I test INVALSI sono già fatti su TUTTI gli studenti della terza media ogni anno. Basta farli anche  all'inizio ed alla fine delle elementari e riformare la maturità.  Si dovrebbero far correggere le prove  scritte di maturità a team di insegnanti 'esterni' (non a commissioni miste scuola per scuola) e far svolgere i colloqui ai professori interni,  cambiando i pesi  sul voto finale.  A questo punto si potrebbe misurare   di quanto sono migliorate le performance dello studente in ciascun ciclo scolastico e quindi il contributo degli insegnanti.   Ovviamente i test non devono essere truccati e quindi devono essere svolti con sorveglianza di personale esterno. Poi i premi agli insegnanti migliori (o ai team di insegnanti migliori) devono essere significativi - aumenti di stipendio per i professori in ruolo, l'assunzione immediata in ruolo dei precari etc. E ci vorrebbero anche penalizzazioni per quelli più scadenti. Costerebbe pochissimo rispetto agli enormi benefici sociali di avere buoni insegnanti.

Ovviamente i sindacati si oppongono vigorosamente. Temo anche i professori si opporrebbero altreattanto vigorosamente. Almeno questa è la mia esperienza dall'università

Sulla necessità di un test standardizzato nazionale, non solo alla maturità, alla fine di ogni anno scolastico che sia somministrato da personale esterno, e corretto da team di professori esterni. Non ho capito perché anche il colloquio  non possa essere somministrato da personale esterno, registrato (anche a tutela di chi lo svolge, per consentire eventuali ricorsi ove necessario) e poi corretto da professori esterni.

 

Per quanto riguarda invece la "misurazione" della performance dell'insegnante sulla base dei punteggi ottenuti dagli studenti, mi dispiace ma non è una cosa seria, innanzitutto qualunque esperto di statistica le potrebbe spiegare un campione di 20-40 studenti non è significativo in tal senso... tanto varrebbe tirare i dadi e dare i premi sulla base del risultato. Inoltre, come ha osservato Nasissimo, i risultati scolastici sono influenzati da miriadi di fattori esterni e su cui l'insegnante non ha alcun controllo, ci mancherebbe pure che professori e sindacati non si opponessero a una scemenza del genere.

si misura sul miglioramento degli studenti non sulla performance assoluta

E non dica sciocchezze. Non si tratta di un campione. Si tratta dell'universo. Tutti gli studenti di ciascun professore - tutti quelli per cui è pagato.

Provi ad andare alla sostanza della questione, non ci giri intorno. Certo che si tratta "dell'universo", ma il problema è che è un universo troppo piccolo per trarne conclusioni relative alla performance dell'insegnante, dato che esistono tantissimi fattori esterni al controllo dell'insegnante stesso che determinano il miglioramento o peggioramento dei risultati scolastici dello studente. Se si prendessero in considerazione tanti universi di 10.000 studenti, per esempio, si potrebbe dare per scontato che tali fattori siano distribuiti omogeneamente in ogni universo, ma con universi di 20, 40, 60 unità, ovviamente no.
Professor Rossi, la mamma del tuo studente più performante si è ammalata di tumore e lui ha smesso di studiare? sei licenziato! ma chissà perché i professori non sono d'accordo...

a me sembra che in moltissime prestazioni giochino tanti fattori aleatori indipendenti dal merito, ma questo non toglie che possa essere conveniente premiare le prestazioni in base ai risultati. Nel campionato di calcio ogni squadra fa solo 38 partite (numero piccolo statisticamente), l'esito di molte partite dipende molto dal caso, in non poche partite la squadra che ha giocato meglio perde o pareggia, ma nessuno trova insensato che alla fine una si prenda lo scudetto e tre retrocedano.

Lasciamo a Dio soltanto il privilegio di premiare il merito e punire il demerito in modo perfettamente giusto, e accontentiamoci noi umani di premiare e punire in modo socialmente conveniente e non troppo arbitrario. Inevitabilmente ci saranno ingiustizie, per quanto si debba fare il possibile per ridurle al minimo. Ma può essere ancora più ingiusto e soprattutto socialmente dannoso trattare allo stesso modo buoni e cattivi. Può quindi valere la pena di correre il rischio di trattare in qualche caso, quanto meno frequente possibile, un buono sfortunato leggermente peggio di uno magari un po' meno buono ma più fortunato. C'est la vie.

Insomma, lei, rinunciando a paralizzanti pretese di perfezione, come propone di premiare gli insegnanti migliori e punire i peggiori? (Mi scusi se l'ha già detto, mi può essere sfuggito.)

bene

giovanni federico 11/8/2016 - 17:12

teniamoci gli insegnanti peggiori che poi rovinano i nostri figli senza fare niente

Amen

Lei scrive

"il problema è che è un universo troppo piccolo per trarne conclusioni relative alla performance dell'insegnante, dato che esistono tantissimi fattori esterni al controllo dell'insegnante stesso che determinano il miglioramento o peggioramento dei risultati scolastici dello studente. "

Poi, meglio prima, nella sua presentazione si definisce "appassionato di scienze sociali" ... 

Ma lei ha una idea, un minimo di idea, di cosa sia una distribuzione di eventi casuali? Ha idea di come controllare per numerosita' del campione o universo, per le determinanti socio-economiche e cosi' via? Ha idea di come confrontare i risultati di professori, anno dopo anno, che lavorano negli stessi  ambiti socio-economici? Pensa davvero con il suo "esempio" (stucchevole per la scelta della solita retorica piagnona) di aver dimostrato che confrontare i rendimenti non e' possibile? Ma in che cazzo di mondo vive? Secondo lei un'azienda privata le performances come le misura? Chiama il padreterno tutti mesi? La legge dei grandi numeri secondo lei entra in azione solo a 10mila? Beata ignoranza!

Che tristezza, che miseria culturale mischiata a sciocca arroganza di voler parlare di cose che non si comprendono. 

Un consiglio: cambi passione. Davvero. Con scampati di casa come lei non e' il caso di provare a discutere, lei semplicemente non sa di cosa parla.

Continuate cosi', sono qua in Sicilia che mi godo lo stupendo sistema d'interazioni sociali che avete costruito con menti come la sua.

Tenetevi il paese che vi siete demoliti da soli, appassionatamente.

Con il suo intervento non ha contribuito molto alla discussione, sinceramente. Quanto a "lei non sa di cosa parla" che suona tanto "lei non sa chi sono io" allora va bene, dato che Alberto Rinaldi non è nessuno e lei non si abbassa certo a discutere con me,  le cito Diane Ravitch, che nel campo dell'istruzione e pedagogia vale almeno 100 Boldrin (con tutto il rispetto):

No high-performing nation in the world evaluates teachers by the test scores of their students; and no state or district in this nation has a successful program of this kind. The State of Tennessee and the city of Dallas have been using some type of test-score based teacher evaluation for twenty years but are not known as educational models. Across the nation, in response to the prompting of Race to the Top, states are struggling to evaluate their teachers by student test scores, but none has figured it out.

All such schemes rely on standardized tests as the ultimate measure of education. This is madness. The tests have some value in measuring basic skills and rote learning, but their overuse distorts education. No standardized test can accurately measure the quality of education. Students can be coached to guess the right answer, but learning this skill does not equate to acquiring facility in complex reasoning and analysis. It is possible to have higher test scores and worse education. The scores tell us nothing about how well students can think, how deeply they understand history or science or literature or philosophy, or how much they love to paint or dance or sing, or how well prepared they are to cast their votes carefully or to be wise jurors.

 l'intero articolo: http://www.nybooks.com/daily/2012/02/21/no-student-left-untested/

Saluti, e buona permanenza in Sicilia

...ha risposto alla mia domanda: che cosa propone? Quale valutazione in alternativa a quelle proposte? O nessuna valutazione della prestazione degli insegnanti? Criticare una proposta senza indicare alternative non è carino in una discussione seria.

Sempre più chiaro che lei non sa di cosa parla. Aggressività? No, stanchezza profonda a sentire migliaia di persone che, come lei, mentre trascinano da decenni il paese alla rovina continuano arrogantemente a blaterare di cose che non conoscono. 

Aggressive, nei fatti, sono le persone come lei: avete distrutto un paese con le vostre ciance, i vostri comportamenti e la vostra sub-cultura funzionale solo al mantenimento dello status quo. E, contro ogni evidenza, continuate a berciare!

Vede, il problema non è che lei non sappia chi sono io, questo lei lo sa benissimo.

Ciò che invece lei NON sa, signor Rinaldi, è chi sia lei. Ovvero, non capisce la confusione ideologica che, sul tema, lei ha in testa. E, apparentemente, nemmeno comprende che alcuni "esperti" lavorano per il re di prussia ... https://en.wikipedia.org/wiki/Diane_Ravitch

Forse lei non lo sa ma le scuole pubbliche USA NON versano in ottime condizioni. Detto in soldoni, non fanno molto meglio delle nostre, in media, e le ragioni sono le stesse. Si  dà il caso che la signora Ravitch, da sempre, lavori per e sostenga il sindacato degli insegnanti. Il più potente degli USA dopo la AMA e, ad avviso di chiunque non lavori per le teachers unions, la causa principale per la misera condizione in cui versa la scuola pubblica americana.

E negli USA è impossibile tirare fuori la tiritera della mancanza di fondi e dei bassi stipendi, visti i salari!

Mi fermo, so già che non ne vale la pena.

Ripeto: lei sa perfettamente chi sono io, quello che non conosce è il tema su cui continua a scrivere assurdita'. 

 

Ma forse ora ricordo poco di inferenza statistica, è passato del tempo. Mi aiuti Lei.
Vogliamo misurare la bravura dei professori di Italiano di una scuola secondaria. 
E' l'istituto tecnico per periti industriali di Arezzo "ITIS Galileo Galilei", indirizzo elettrotecnico.
La caratteristica da misurare è quindi la "Bravura Letteraria": sia BL.
Ci serve una unità di misura. Sia questo il "Grado BL". 
Diamogli un fondo scala: sia 16 milioni.
Domanda: perché 16 milioni? Risposta: perché no? Il solito 0-100 era monotono, ho preso spunto dalla scala Scoville dei peperoncini. A 16 million GBL abbiamo il distillato letterario, la capsicina, il letterato puro. Victor Hugo sta sui 10 million GBL, Leo Tostoj a 12 million, Susanna Tamaro a 300.000, come l'Habanero. 
Assumiamo di avere un test a risposte multiple che (in 60 minuti) consenta di misurare il GBL di uno studente, con margine di errore 5%.
Ipotesi "fortina" ma accettiamola, sulla significatività dei test invalsi si è discusso anche troppo.
Dobbiamo vedere se il DGBL, cioè l'incremento del grado di bravura letteraria, ottenuto dagli studenti del professor X in un anno scolastico, è <> del DGBL medio della popolazione.
Il nostro "ambito socio-economico", cioè il nostro Universo, è la Toscana centrale, anzi restringiamo alla provincia di Arezzo. La popolazione P è quindi composta dalla totalità di studenti di scuola secondaria della provincia di Arezzo. O dalla totalità di studenti di istituti tecnici della provincia di Arezzo, boh. Assumiamo comunque che il campione non sia viziato, cioè che l'insieme di studenti del professor X sia random in P, come se fosse stato estratto con un campionamento casuale. A lei stimare l'omogeneità della provincia di Arezzo, ossia la varianza della distribuzione del parametro Bravura Letteraria BL in questa popolazione. La provincia di Arezzo conta 350.000 persone, non so se può servire.
Vogliamo un livello di confidenza del 95% e un errore campionario <5%.
Qual è la numerosità del campione?

Prima che Lei si incazzi e mi insulti, come sicuramente farà, preciso che (come le altre volte) io sono d'accordo con Lei, e con il prof. Federico, e pure con l'autore di questa avvelenata Massimo Famularo, per quanto riguarda il contenuto. Polemizzo solo contro lo stile e la prosopopea.
Nel merito, condivido l'idea che anche i professori debbano essere sottoposti a qualche tipo di verifica o valutazione. Il merito non può essere ignorato, l'idoneità non può essere autoreferenziale. Se anche la valutazione è imprecisa e può portare a degli errori, in certi casi pure ingiustizie, non farla per niente è peggio che farla in modo imperfetto.
Penso anche che sia possibile una valutazione quasi-oggettiva in base a dei test. Dei test invalsi in particolare penso che siano estremamente validi e intelligenti, e questo nonostante io condivida molte delle critiche che gli sono state portate. Sono validi perché non si può fare di meglio.
Infine so che la comprensione linguistica è chiaramente definita e ben misurabile. Il mio punto è che la "comprensione linguistica" non è ciò che insegna un professore di Italiano.

NON condivido la presunzione con cui si risponde (anzi NON si risponde) alle obiezioni, col solito "lei non sa di cosa parla". Le obiezioni (tra le infinite altre) qui portate sono divisibili in due famiglie, e si possono riassumere così:

1) La valutazione di un insegnante sarà sempre estremamente imprecisa, perché afflitta dalla vaghezza nella definizione del parametro da misurare, dalla sua varianza elevata e dalla difficoltà nella stima della stessa; dalla imprecisione del metodo di misura di quel parametro, infine dalla numerosità insufficiente del campione disponibile.
Un calcolo a cazzotto l'ho già fatto, con tutte le assunzioni semplificative possibili. Nel caso del mio esempio sopra, la numerosità minima è circa 350 unità. Se una classe ha 25 studenti (e ne hanno di meno) 350 studenti sono 14 classi. Un insegnante di Italiano in un anno ne ha due.

2) L'insegnante bravo non è solo quello che trasmette nozioni e insegna a risolvere esercizietto di matematica, o a rispondere a dei quiz dopo la lettura di un testo. Soprattutto nella scuola secondaria, soprattutto per materie come l'italiano, l'insegnante è bravo se sa motivare, se sa trasmettere passione e metodo, e se sa chiarificare concetti.
Troppe sono le qualità fondamentali del buon insegnante che il test (per sua natura, non perché mal concepito) non può misurare. Valutare gli insegnanti in termini di "performances" misurate in questo modo tradisce una concezione dei medesimi, e del loro ruolo, svilita e distorta. Porta (può portare, almeno) a premiare e promuovere quello che intende la formazione come il mero apprendimento di nozioni utili per fare un mestiere, poco più che l'addestramento di una scimmia; e a punire e ricacciare indietro quello che ancora vive la sua nobile professione come una missione, che prima che professore si impegna ancora nel tentativo di essere, socraticamente, un maestro.

Intanto mi scuso per l'errore ortografico sul nome... Leggere e scrivere dal cellulare non aiuta.

se trovare un sistema di valutazione quantitativo e' così difficile, si può anche passare ad una valutazione "gerarchica" fatta dal capo diretto che è quanto accade nel privato. in alternativa si possono seguire entrambi gli approcci 50% uno e 50% l'altro. Basta che un valutazione ci sia e che produca risultati (bonus/malus) tangibili in modo da stimolare tutti a fare meglio. se una parte del bonus dipende dai risultati di "gruppo", sia a livello di docenti di una singola classe sia a livello di istituto, si può rendere più appetibile un trasferimento sud-nord per entrare a far parte di un gruppo "migliore". Ovviamente con possibilità di allontanamen degli elementi non all'altezza. 

vedo

giovanni federico 12/8/2016 - 16:31

che siamo d'accordo. Un test è necessario. Poi discutiamo come farlo. Lo dica ai sindacati dei professori (e risparmiamoci la retorica all'Attimo fuggente/Scuola di Barbiana)