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Lettera aperta di solidarietà ai deportati della Cattiva Scuola

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Vengono prese per il sedere persone che andranno a lavorare molto lontano dalle proprie famiglie per uno stipendio decisamente scarso.

Personalemente io mi sento insultato da questo tipo di osservazioni oltre che ovviamente dalla lettera.  Io sono 20 anni vivo e lavoro lontano da dove sono nato e la mia famiglia con 2 bambine di 2 e 5 anni non è ancora riunita. Ogni giorno che dio manda in terra devo guadagnarmi da vivere perchè se non produco, non mi pagano, se non mantengo i clienti e ne trovo di nuovi non ho di che vivere. Con le mie tasse mantengo tanti dipendenti pubblici meritveoli di aver votato la persona giusta al momento giusto e con i miei contributi mantengo tanti pensionati meritevoli di essere nati nel momento giusto. Se guadagno qualcosa più di questi signori è perchè ho lavorato e lavoro molto più di loro e mi assumo un rischio impreditoriale di cui loro ignorano l'esistenza. 

La gente normale che per scelta o per necessità affronta ogni giorno i costi umani ed economici di rimanere distante dai propri affetti rischiando e lavorando nel settore privato non può che sentirsi insultata da questo tipo di ragionamenti che vittimizzano chi ha vissuto a casa propria aspettando un posto pubblico e si lamenta quanto lo ottiene a distanza. 

E tutto sommato si tratta di persone che - nei loro limiti - hanno contribuito a far progredire il Sud del paese.

Non mi è affatto chiaro in che modo costoro avrebbero contribuito al progresso del sud. Portando avanti la cultura che il lavoro bisogna aspettare che caschi dal cielo come la manna invece di crearlo o di andarlo a cercare?  






 

 

Ho fatto anche io l'imprenditore - con scadente successo, quindi so qual è la differenza fra fare l'imprenditore e fare il dipendente. E anche se mia moglie e mio figlio sono qui, quasi tutti i miei parenti sono molto lontano.

Lavoro da anni in imprese private, e non mi aspetto di avere lo stesso lavoro tutta la vita.

Non ho nessun problema che una persona debba andare a lavorare lontano, e - nel caso del pubblico impiego - è facilissimo che questo debba avvenire per ragioni demografiche o contingenze naturali.

Detto questo, le persone in questione andranno a prendere MOLTO meno di me, e anche se lavorassero benissimo non avrebbero nessuna reale prospettiva di guadagnare di più. Io non trovo argomenti su cui sfotterli.

Quanto al progresso del Sud - io vengo dal Sud, e mi ricordo un po' di cose.

Mi ricordo, per esempio, che le donne maggiorenni non potevano uscire da sole negli anni ottanta. Mi ricordo che si diceva che la donna che andava a studiare all'università era di "facili costumi". Mi ricordo che lo studio era disprezzato.

Quindi sì, ritengo che queste donne abbiano lavorato per ottenere un titolo di studio, che permettesse loro di migliorare la loro condizione economica e rendersi indipendenti.

E in un paese che ha scarsi tassi di lavoro femminile e di laurea lo ritengo un progresso.

Detto questo, le persone in questione andranno a prendere MOLTO meno di me, e anche se lavorassero benissimo non avrebbero nessuna reale prospettiva di guadagnare di più. Io non trovo argomenti su cui sfotterli.

Guardi neanche a me piace sfottre. Ho deciso di dare un taglio umoristico perchè il carattere grottesco della discussione non mi pareva prestarsi a toni seri. Io non so quanto guadagni lei ne esattamente quanto guadagnino loro. Incontro tuttavia centinaia di persone in treni, aerei e autobus. Si spostano per lavorare. Quelli che vanno a fare i poliziotti o gli impiegati comunali presumo guadagnino nello stesso ordine di grandezza. Per me è perfettamente legittimo lamentarsi di un disagio che peraltro viene percepito differente mente a secanda dei casi e delle circostanze. 

Quel che trovo grottesco è che in un paese nel quale in tanti si spostano per cifre anche modeste pur di lavorare e si spostano anche rischiando di perderlo il lavoro costoro che rispetto agli altri hanno il privilegio di aver ottenuto un "posto fisso" si lamentino per la distanza. Se i salari son quelli che sono ci sono diversi motivi (non ultimo il mantenimento di un eguaglianza nominale a fronte di rilevanti differenze nel livello dei prezzi tra zone del paese).

Non riesco a non trovaere oltraggiose le lamentele di chi ha scelto di non muoversi per tanti anni e poi, ottenuto l'agognato inserimento per cui era in coda si lamenta della distanza. 

Quanto al discorso del sud anche io ci sono nato e ci torno abbastanza di frequente. Una delle determinanti dell'arretratezza del nostro meridione a mio modesto avviso risiede appunto nella cultura che il lavoro deve portarlo qualcuno, magari il politico da ricattare sui referendum, 

Ne ho scritto qui

http://noisefromamerika.org/articolo/cari-conterronei-facciamo-presto-so...