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Lettera aperta di solidarietà ai deportati della Cattiva Scuola

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Ho fatto stage all'inizio, ho lavorato e lavoro tuttora per aziende private, per due volte l'azienda per cui lavoravo è fallita e son dovuto ripartire.
Questo vuol dire nulla, una situazione non diventa meno penalizzante perché c'è qualcun altro che sta peggio.

La situazione è penalizzante in base al conto economico che ho sintetizzato sopra alla carlona: lo stipendio da insegnante non è sufficiente per pagarsi un affitto più utenze più trasferimenti.

Ma la mia obiezione principale al suo articolo è che non può permettersi di fare la morale (con aria di scherno) al professore che guadagna 1500€/mese, e con quelli non può permettersi di emigrare a 50 anni, uno che è emigrato a 35 anni con uno stipendio 5 o 10 volte superiore.

Gli "emigrati" sono di due tipi. C'è (o c'era) il ragazzo del sud, che finite le medie va a lavorare in fabbrica in Belgio e si infila in un dormitorio, o quello che a 18 anni si arruola nei carabinieri e si trasferisce a Torino. Questo è un tipo.
L'altro tipo è quello che accede al mondo del lavoro dopo un investimento in formazione esteso fino alla laurea. Il professore ovviamente rientra in questa categoria. Tra questi, quelli che emigrano sono quelli che ottengono una retribuzione sufficiente per coprire perlomeno le spese di un affitto, più utenze e trasferimenti.

lo stipendio da insegnante non è sufficiente per pagarsi un affitto più utenze più trasferimenti.

questo in primo luogo è falso in secondo luogo se anche fosse vero non proverebbe nulla. Ho vissuto recentemente a Parma e le assicuro che con 4-500€ si trova alloggio più che dignitoso per cui 1500€ si vive più che decentemente (arrivano di continuo bancari assunti a 1200€ con famiglie che vivono felicemente). Con l'esclusione di luoghi particolari comme Milano centro, Roma, Capri o Venezia  con 1500€ si vive decorosamente in gran parte del territorio italiano.

Ma anche se fosse: cosa direbbe se mi laventassi di un offerta da cameriere a New York che non mi paga abbastanza per giustificare il trasferimento? Che forse dovrei guardare a qualche alternativa? Sono infitini i lavori che non pagano abbastanza da giustificare un trasferimento (e questo dipende dagli standard di vita ricercati da chi si deve trasferire) perchè quello dei professori dovrebbe essere diverso dagli altri? quando offre peraltro privilegi inconcepibili in altri contesti (non essere licenziati, non venire valutatri) 

 

 

Ma la mia obiezione principale al suo articolo è che non può permettersi di fare la morale (con aria di scherno) al professore che guadagna 1500€/mese, e con quelli non può permettersi di emigrare a 50 anni, uno che è emigrato a 35 anni con uno stipendio 5 o 10 volte superiore

Se con uno che è emigrato a 35 anni si riferisce a me è fuori strada e in ogni caso, se non coglie la differenza tra guadagnare di più per aver lavorato motlo di più, essersi trasferito con famiglia n vole ed affrontare tutti i giorni il rischio di pedere il lavoro non val la pena continuare. 

Ad ogni buon conto la morale al suo professore da 1500€ ritengo che sia in diritto di farla chiunque si sia trasferito per lavorare a fronte di carichi di lavoro e rischi ben superiori a quelli delle "vittime" che lei compatisce, mentre costoro hanno giocato in casa per molti anni e oggi come premio ottengono un posto fisso e si lamentano.

La morale perchè ogni individuo è responsabile delle sue scelte, chi in passato ha scelto di mettersi in fila per il posto fisso ed oggi lo ottiene non credo meriti la compassione da parte di coloro che si sono sbattuti e si sbattono ogni giorno che dio manda in terra un lavoro per cercarselo o per crearlo.

Non ho niente contro queste persone, ognuno è libero di fare le proprie scelte ed è condizionato dalle sue preferenze e necessità individuali.

La lamentela per il posto fisso ottenuto lontano da casa è tuttavia evidentemente fuori luogo perchè

1- l'italia è piena di gente che si sposta per lavoro, i treni AV al venerdì e domenica sono pieni di cartoni di mozzarelle tutti questi da sempre si spostano, molti di questi i 1500€ non li guagnano eppure si spostano con sacrificio delle rispettive famiglie anche in età non più giovane

2-Il posto fisso della cui ubicazione questi signori si lamentano è un privilegio, che tanti lavoratori precari del settore privato, (che non possono ottenere un mutuo per esempio) non vedranno mai

3-è il segnale di una cultura degenere dove il lavoro è una manna dal cielo che mi deve garantire lo stato e se non me lo da dove dico io ricatto il governo sul referendum questa è una delle determinati principali del declino del paese 

Lei cita

Nasissimo 9/8/2016 - 17:55

Milano cetro, Roma, Venezia. E Capri. Capri?
Quanto costa un affitto a Bologna? Qualche lettore bolognese ce lo dice? E a Torino? E a Firenze? Non so dire di Parma, ma posso parlare di Arezzo che è la mia città, ed è una piccola città di provincia senza particolare vocazione turistica (a Siena, per esempio, gli affitti sono più cari del 40%). Qui un affitto per un modesto appartamento in città (non arredato) sta sui 650/700€. Si può scendere a 450-500 uscendo dalla città, verso periferie nel raggio di 8-10 km. Ma in questo modo i 150-200€ che si risparmiano di affitto si spendono in gasolio per raggiungere la scuola (che è sempre in città, mannaggia la sfortuna).

Cosa direi, se Lei si lamentasse di una offerta da cameriere a New York che non la paga abbastanza da giustificare il trasferimento? Se Lei per diventare cameriere avesse prima sostenuto un investimento in formazione giunto fino alla laurea, e poi fosse rimasto in delle graduatorie di attesa per venti anni, facendo il "cameriere supplente" fino ai 50 anni o più, Lei avrebbe tutta la mia solidarietà.
Non si tratta di "standard di vita ricercati" (che viziati, questi insegnanti cresciuti a ostriche e Champagne) ma di coprire le spese. Secondo il conticino stiracchiato sopra da me (magari un po' esagerato, ma nemmen tanto) la professoressa di Napoli trasferita a Milano ha 1500€ di stipendio, e 1600€ di spese fisse. Quindi è costretta a rifiutare quel posto.

Di Lei non so nulla e non mi permetto riferimenti personali. Mi limito a dire che dal suo pezzo e ancora di più da questi successivi commenti traspare una concezione dell'insegnante e in generale del dipendente pubblico come di un vagabondo che ambisce solo al posto fisso, e a restare vicino a mammà, che è troppo semplicistica per poter essere accolta in questi termini.
Poi, come avevo scritto, riconosco anche che la questione si innesti su un noto, antico, vasto e complesso problema culturale (cioè: in quel che Lei scrive c'è del vero); ma credo che andrebbe affrontata in una chiave un po' diversa, con pose meno draconiane e minore acredine verso la categoria.

Mi limito a dire che dal suo pezzo e ancora di più da questi successivi commenti traspare una concezione dell'insegnante e in generale del dipendente pubblico come di un vagabondo che ambisce solo al posto fisso, e a restare vicino a mammà, che è troppo semplicistica per poter essere accolta in questi termini. 

Conosco bene insegnanti e dipendenti pubblici. Lo è stata mia madre, che viaggiava quando ero piccolo e lo è mio fratello che si è trasferito con la famiglia anni addietro riuscendo a sopravvivere degnamente al nord, senza lettere ai giornali.

Non ho preconcetti verso la categoria, che annovera veri e propri missionari che lavorano bene senza avere alcun incentivo a farlo. 

Ho invece diverse congettuere, espresse nel pezzo ironico su un sottoinsieme di questa categoria:

si tratta dei cosiddetti "chiagne e fotte"

si tratta di persoen che hanno scelto di non muoversi in passato (per quanto dettata da necessità si tratta sempre di scelta), si sono potuti permettere il lusso di scegliere (poichè la dove a necessità è forte si emigra a qualunque condizione) oggi hanno il privilegio di un posto fisso e si lamentano insultando gli altri che di scrifici ne han fatti senza polemiche. 

Riepilogo il mio orgomento: era noto fin da principio quale sarebbe stata la retribuzione come pure la possibilità di inserimento lontano. Se alla lotteria si è vinto il secondo premio invece del primo ci son disgrazie peggiori e consentirà un pò di fastidio in chi ogni giorno che dio manda in terra il lavoro se lo deve cercare o inventaro ovunque, anche col sacrificio della propria famiglia, per mantenere con le sue tasse le signore che storcono il naso di fronte al posto fisso troppo lontano.

rispondo in commenti a parte all'investimento in università e al problema delle locazioni

Solo il fatto che continui a parlare di "privilegio" e di "vincere alla lotteria" francamente non lascia dubbi in proposito. Intanto, che privilegio, esattamente? il Governo si sta adeguando ad una sentenza della Corte di Giustizia Europea, la sentenza Mascolo del 26 novembre 2014. Ottenere il rispetto della legge da parte dello Stato da quando è diventato un "privilegio", e non diritto di ogni cittadino? il principio alla tutela Giurisdizionale è un Principio costituzionale, ed è il fondamento di ogni Stato di Diritto. Altro che privilegio. Per quanto riguarda poi il "vincere alla lotteria" qua siamo veramente al delirio. quale sarebbe la lotteria? per dei laureati, spesso con molti anni alle spalle di servizio, arrivare a prendere 1400 euro al mese per fare un lavoro psicologicamente molto usurante e socialmente squalificato sarebbe "vincere alla lotteria" ? cosa è una barzelletta? non è stata già dequalificata abbastanza la figura dell'insegnante, socialmente e economicamente? e poi magari ci lamentiamo della qualità degli insegnanti non è abbastanza elevata, ma per quale caspita di motivo i migliori, i più capaci e ambiziosi, dovrebbero scegliere questa strada? Quanto all'argomento che "si sapeva fin da principio"... ma manco per idea. Si sapeva fin da principio che andando al nord, si sarebbe fatto meno precariato e si avrebbe avuto prima la stabilizzazione, mentre restando al sud la stabilizzazione sarebbe arrivata dopo ma almeno vicino a casa. Si tratta di due scelte legittime, non è che una è moralmente superiore all'altra, e se si cambiano le regole a partita in corso chi ha fatto la seconda scelta ha diritto a risentirsi (in molti casi, poi, il restare vicino a casa non è una scelta, davvero non sa che il corpo docente è formato in gran parte da donne, sulle quali in Italia continua a ricadere la cura dei famigliari non autosufficienti? ma davvero dove vive?).

La famosa sentenza europea contro l'abuso di precariato non stabilisce che il posto di lavoro debba essere sotto casa.

Inoltre, molti degli inseriti in GAE non hanno subito l'abuso di precariato (>3 anni) e tra i vincitori di concorsi ce ne sono tanti che non hanno mai nemmeno lavorato come insegnanti, o lo hanno fatto poco. Una cosa buona del concorso, che comunque non è 'sto granché di sistema, è che almeno ha dato chance ai giovani preparati, il merito giace nelle conoscenze che hanno e non negli anni sul groppone.

sia una riforma pessima, siamo d'accordo, non dico certo il contrario, e il fatto che siano riusciti ad assumere gente che non aveva mai insegnato ne è la riprova. Il concorso pubblico è l'unico strumento costituzionalmente previsto per accedere al pubblico impiego, tutto il resto non dovrebbe neanche esistere. Poi naturalmente si possono discutere le modalità di selezione dei candidati, che sono assai migliorabili secondo me.

La costituzione dice che i dipendenti statali vanno scelti via concorso, ma non dice da nessuna parte che i concorsi debbano essere procedure pletoriche ed inefficienti. Basterebbe far bandire i concorsi alle singole scuole per i posti di cui hanno bisogno.

Assumere gente che non ha mai insegnato non è né può essere un problema, visto che uno non nasce insegnante.

Non li hanno mica obbligati a fare l'insegnante. Potevano studiare altro. Hanno messo più cose sui piatti della bilancia e hanno scelto quello pur conoscendo lo stipendio. Oltretutto, se abito a Seregno (MB) e mi assegnano il posto a Milano sud, probabilmente devo cambiare casa comunque pur distando circa 30km dal luogo di lavoro. A queste persone lombarde 1400€ bastano e avanzano? Va bene che non devono prendere l'aereo 2-3 volte l'anno ma gli amici e il quartiere lo salutano lo stesso. 

Stella sul corriere riporta 14000 insegnanti in esubero al sud e 16000 mancanti al nord. Con questi numeri c'è poco da fare. O qualcuno si sposta o cambia lavoro.

Lavorare per qualcuno che non può fallire è un privilegio. 

Lavorare senza la possibilità di essere licenziato è un secondo privilegio

Lavorare senza alcuna misura della propria performace è un terzo privilegio.

Chi lavora nel privato (e son quelli che con le loro tasse pagano gli stipendi dei privilegiati) questi privilegi non ce li ha. Cos'è che è così complicato da capire???

Lei scrive

er quanto riguarda poi il "vincere alla lotteria" qua siamo veramente al delirio. quale sarebbe la lotteria? per dei laureati, spesso con molti anni alle spalle di servizio, arrivare a prendere 1400 euro al mese per fare un lavoro psicologicamente molto usurante e socialmente squalificato sarebbe "vincere alla lotteria" ? cosa è una barzelletta? non è stata già dequalificata abbastanza la figura dell'insegnante, socialmente e economicamente? e poi magari ci lamentiamo della qualità degli insegnanti non è abbastanza elevata, ma per quale caspita di motivo i migliori, i più capaci e ambiziosi, dovrebbero scegliere questa strada?

dunque non coglie che non è rilevante quante lauree o anni abbia una persona  alle spalle (variabile che non ci fa sapere se quel tempo è stato trascorso a dedicarsi alla professione o a leggere il giornale posto che non esiste alcun controllo di merito) bensì quali alternative esistono?  Se non ci sono alternative, ossia nessun altro è disposto a pagarti per fare quella cosa allora i 1500 o 1000€ che ti da lo stato sono una grazia perchè in assenza di questo intervento non avresti alternative. 

La grazia si qualifica poi come premio alla lotteria se teniamo conto dei privilegi elencati nell'altro commento. Gli altri lavoratori possono essere licenziati o possono sperimentare il fallimento (o la chiusura) del proprio datore di lavoro. Chi è protetto da queste eventualità ha vinto alla lotteria 

Scrive

Quanto all'argomento che "si sapeva fin da principio"... ma manco per idea. Si sapeva fin da principio che andando al nord, si sarebbe fatto meno precariato e si avrebbe avuto prima la stabilizzazione, mentre restando al sud la stabilizzazione sarebbe arrivata dopo ma almeno vicino a casa. Si tratta di due scelte legittime, non è che una è moralmente superiore all'altra, e se si cambiano le regole a partita in corso chi ha fatto la seconda scelta ha diritto a risentirsi (in molti casi, poi, il restare vicino a casa non è una scelta, davvero non sa che il corpo docente è formato in gran parte da donne, sulle quali in Italia continua a ricadere la cura dei famigliari non autosufficienti? ma davvero dove vive?).

ma si rende conto che ogni giorno che dio manda in terra i lavoratori del settore privato (anche le donne e quelli che hanno disabili etc) si trasferiscono per lavorare, accettano di vivere con 1200€ al nord (restando al settore pubblico, i comuni del nord, per dire,  sono pieni di persone laurate che si sono trasferite e vivono dignitosamente)? Gli altri ce la fanno. Gli altri lavorano di più e con rischi maggiori e spesso guadagnano anche meno.

La sua compassione è campata per aria e basata  sul nulla.  Basti pensare semplicemente agli altri professori che senza clamore si sono trasferiti negli anni passati. 

I prof di cui ha compassione hanno sbagliato i conti? Son cambiate le circostanze? Questa è la normalità del mercato di lavoro dove le imprese falliscono e dove se non produci ti licenziano. Ma a chi lo racconto, visto che coloro che han vinto la lotteria del posto fisso si lamentano se è troppo lontano da casa?