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Lettera aperta di solidarietà ai deportati della Cattiva Scuola

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Detto questo, le persone in questione andranno a prendere MOLTO meno di me, e anche se lavorassero benissimo non avrebbero nessuna reale prospettiva di guadagnare di più. Io non trovo argomenti su cui sfotterli.

Guardi neanche a me piace sfottre. Ho deciso di dare un taglio umoristico perchè il carattere grottesco della discussione non mi pareva prestarsi a toni seri. Io non so quanto guadagni lei ne esattamente quanto guadagnino loro. Incontro tuttavia centinaia di persone in treni, aerei e autobus. Si spostano per lavorare. Quelli che vanno a fare i poliziotti o gli impiegati comunali presumo guadagnino nello stesso ordine di grandezza. Per me è perfettamente legittimo lamentarsi di un disagio che peraltro viene percepito differente mente a secanda dei casi e delle circostanze. 

Quel che trovo grottesco è che in un paese nel quale in tanti si spostano per cifre anche modeste pur di lavorare e si spostano anche rischiando di perderlo il lavoro costoro che rispetto agli altri hanno il privilegio di aver ottenuto un "posto fisso" si lamentino per la distanza. Se i salari son quelli che sono ci sono diversi motivi (non ultimo il mantenimento di un eguaglianza nominale a fronte di rilevanti differenze nel livello dei prezzi tra zone del paese).

Non riesco a non trovaere oltraggiose le lamentele di chi ha scelto di non muoversi per tanti anni e poi, ottenuto l'agognato inserimento per cui era in coda si lamenta della distanza. 

Quanto al discorso del sud anche io ci sono nato e ci torno abbastanza di frequente. Una delle determinanti dell'arretratezza del nostro meridione a mio modesto avviso risiede appunto nella cultura che il lavoro deve portarlo qualcuno, magari il politico da ricattare sui referendum, 

Ne ho scritto qui

http://noisefromamerika.org/articolo/cari-conterronei-facciamo-presto-so...