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Lettera aperta di solidarietà ai deportati della Cattiva Scuola

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Prima che Lei si incazzi e mi insulti, come sicuramente farà, preciso che (come le altre volte) io sono d'accordo con Lei, e con il prof. Federico, e pure con l'autore di questa avvelenata Massimo Famularo, per quanto riguarda il contenuto. Polemizzo solo contro lo stile e la prosopopea.
Nel merito, condivido l'idea che anche i professori debbano essere sottoposti a qualche tipo di verifica o valutazione. Il merito non può essere ignorato, l'idoneità non può essere autoreferenziale. Se anche la valutazione è imprecisa e può portare a degli errori, in certi casi pure ingiustizie, non farla per niente è peggio che farla in modo imperfetto.
Penso anche che sia possibile una valutazione quasi-oggettiva in base a dei test. Dei test invalsi in particolare penso che siano estremamente validi e intelligenti, e questo nonostante io condivida molte delle critiche che gli sono state portate. Sono validi perché non si può fare di meglio.
Infine so che la comprensione linguistica è chiaramente definita e ben misurabile. Il mio punto è che la "comprensione linguistica" non è ciò che insegna un professore di Italiano.

NON condivido la presunzione con cui si risponde (anzi NON si risponde) alle obiezioni, col solito "lei non sa di cosa parla". Le obiezioni (tra le infinite altre) qui portate sono divisibili in due famiglie, e si possono riassumere così:

1) La valutazione di un insegnante sarà sempre estremamente imprecisa, perché afflitta dalla vaghezza nella definizione del parametro da misurare, dalla sua varianza elevata e dalla difficoltà nella stima della stessa; dalla imprecisione del metodo di misura di quel parametro, infine dalla numerosità insufficiente del campione disponibile.
Un calcolo a cazzotto l'ho già fatto, con tutte le assunzioni semplificative possibili. Nel caso del mio esempio sopra, la numerosità minima è circa 350 unità. Se una classe ha 25 studenti (e ne hanno di meno) 350 studenti sono 14 classi. Un insegnante di Italiano in un anno ne ha due.

2) L'insegnante bravo non è solo quello che trasmette nozioni e insegna a risolvere esercizietto di matematica, o a rispondere a dei quiz dopo la lettura di un testo. Soprattutto nella scuola secondaria, soprattutto per materie come l'italiano, l'insegnante è bravo se sa motivare, se sa trasmettere passione e metodo, e se sa chiarificare concetti.
Troppe sono le qualità fondamentali del buon insegnante che il test (per sua natura, non perché mal concepito) non può misurare. Valutare gli insegnanti in termini di "performances" misurate in questo modo tradisce una concezione dei medesimi, e del loro ruolo, svilita e distorta. Porta (può portare, almeno) a premiare e promuovere quello che intende la formazione come il mero apprendimento di nozioni utili per fare un mestiere, poco più che l'addestramento di una scimmia; e a punire e ricacciare indietro quello che ancora vive la sua nobile professione come una missione, che prima che professore si impegna ancora nel tentativo di essere, socraticamente, un maestro.

Intanto mi scuso per l'errore ortografico sul nome... Leggere e scrivere dal cellulare non aiuta.

se trovare un sistema di valutazione quantitativo e' così difficile, si può anche passare ad una valutazione "gerarchica" fatta dal capo diretto che è quanto accade nel privato. in alternativa si possono seguire entrambi gli approcci 50% uno e 50% l'altro. Basta che un valutazione ci sia e che produca risultati (bonus/malus) tangibili in modo da stimolare tutti a fare meglio. se una parte del bonus dipende dai risultati di "gruppo", sia a livello di docenti di una singola classe sia a livello di istituto, si può rendere più appetibile un trasferimento sud-nord per entrare a far parte di un gruppo "migliore". Ovviamente con possibilità di allontanamen degli elementi non all'altezza. 

vedo

giovanni federico 12/8/2016 - 16:31

che siamo d'accordo. Un test è necessario. Poi discutiamo come farlo. Lo dica ai sindacati dei professori (e risparmiamoci la retorica all'Attimo fuggente/Scuola di Barbiana)