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Lettera aperta di solidarietà ai deportati della Cattiva Scuola

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Quanto all'argomento che "si sapeva fin da principio"... ma manco per idea. Si sapeva fin da principio che andando al nord, si sarebbe fatto meno precariato e si avrebbe avuto prima la stabilizzazione, mentre restando al sud la stabilizzazione sarebbe arrivata dopo ma almeno vicino a casa. Si tratta di due scelte legittime, non è che una è moralmente superiore all'altra, e se si cambiano le regole a partita in corso chi ha fatto la seconda scelta ha diritto a risentirsi (in molti casi, poi, il restare vicino a casa non è una scelta, davvero non sa che il corpo docente è formato in gran parte da donne, sulle quali in Italia continua a ricadere la cura dei famigliari non autosufficienti? ma davvero dove vive?).

ma si rende conto che ogni giorno che dio manda in terra i lavoratori del settore privato (anche le donne e quelli che hanno disabili etc) si trasferiscono per lavorare, accettano di vivere con 1200€ al nord (restando al settore pubblico, i comuni del nord, per dire,  sono pieni di persone laurate che si sono trasferite e vivono dignitosamente)? Gli altri ce la fanno. Gli altri lavorano di più e con rischi maggiori e spesso guadagnano anche meno.

La sua compassione è campata per aria e basata  sul nulla.  Basti pensare semplicemente agli altri professori che senza clamore si sono trasferiti negli anni passati. 

I prof di cui ha compassione hanno sbagliato i conti? Son cambiate le circostanze? Questa è la normalità del mercato di lavoro dove le imprese falliscono e dove se non produci ti licenziano. Ma a chi lo racconto, visto che coloro che han vinto la lotteria del posto fisso si lamentano se è troppo lontano da casa?