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Assicurazioni obbligatorie contro i danni da terremoto

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Tra ingegneri che si occupano di queste faccende si discute da anni dell'impatto che avrebbe l'avvento dell'obbligo di assicurazione sui terremoti, in particolare sulla attività diagnostica preliminare.

Per gli edifici nuovi, ed in particolare per quelli di una certa rilevanza, l'assicurazione per emettere una polizza valuterebbe la probabilità di rovina -che in un progetto esiste sempre e viene mantenuta entro livelli fissati e considerati accettabili dalle norme vigenti- ed i livelli di danno per eventi di minore intensità. Rispondendo a l.biagini (punto 2.ii): la pericolosità in zona 4 è bassa ma non è nulla, quindi direi che il premio dovrebbe essere proporzionalmente più basso.

A questo proposito ricordi che il Rischio sismico è il frutto della combinazione di Pericolosità e Vulnerabilità, la prima è descritta dalle mappe colorate che compaiono nei talk-show di questi giorni, la seconda è invece la propensione di una struttura a subire un danno di un determinato livello, a fronte di un evento sismico di una data intensità. Proprio di quest'ultima stiamo parlando.

Le cose si fanno complicate dovendo valutare la vulnerabilità del patrimonio immobiliare esistente ed in particolare a quello diffuso, magari di un centro storico edificato secoli fa e rimaneggiato costantemente negli anni in assenza di un progetto vero e proprio. In questi casi una valutazione ex-post (sull'edificato) risulta necessaria. Tralasciamo per semplicità le questioni tecniche ed ammettiamo che si possa sempre fare con costi e competenze tecniche ragionevolmente disponibili e concentriamoci invece sui potenziali risultati di queste analisi.

Nel caso l'analisi effettuata avesse un esito negativo come si dovrebbe procedere?

Il proprietario si troverebbe nella consapevolezza di possedere (e spesso abitare) un immobile potenzialmente insicuro, cioè al presentarsi di un evento sismico di una data intensità ci sarebbero elevate possibilità di collasso o di danni molto ingenti.

Le assicurazioni interpellate probabilmente non accetterebbero di assicurare un bene simile, se non con le clausole che secondo Costantino De Blasi lascerebbero il “problema di fatto irrisolto”.

Quale sarebbe poi il valore di mercato di un bene in questa situazione? Se un proprietario non potesse fare fronte ai costi per mettere in sicurezza l'immobile potrebbe trovare il credito necessario a farlo?

In caso di valutazioni diffuse di questo tipo quali sarebbero le ripercussioni sul mercato immobiliare e sugli altri patrimoni di cui gli immobili costituiscono una parte dei fondi di garanzia: mutui, fondi immobiliari, fino ai patrimoni delle stesse compagnie assicurative?

A queste domande servono le risposte degli economisti, gli ingegneri non bastano.

eccellenti osservazioni

"Quale sarebbe poi il valore di mercato di un bene in questa situazione? Se un proprietario non potesse fare fronte ai costi per mettere in sicurezza l'immobile potrebbe trovare il credito necessario a farlo?

In caso di valutazioni diffuse di questo tipo quali sarebbero le ripercussioni sul mercato immobiliare e sugli altri patrimoni di cui gli immobili costituiscono una parte dei fondi di garanzia: mutui, fondi immobiliari, fino ai patrimoni delle stesse compagnie assicurative?"

 

Credo che queste ultime considerazioni tratteggino un ritratto drammatico del livello di consapevolezza che alberga nel nostro paese a questo riguardo: perché in teoria, correggetemi se sbaglio,  il mercato immobiliare (e quanto gli sta sopra) dovrebbe aver già da tempo scontato il problema riflettendolo pienamente nei prezzi. Dato che sappiamo che non è così, dobbiamo concludere che gli attori continuano imperterriti a comprare /vendere/detenere come nulla fosse.

Percezioni

l.biagini 26/8/2016 - 15:04

In realtà molto informazioni sono disponibili ma non vengono prezzati perchè se pur vero che possono influenzare il valore di un immobile la possibilità che possa accadere un evento avverso è considerata talmente bassa da non essere percepita

Le assicurazioni interpellate probabilmente non accetterebbero di assicurare un bene simile ...

Visto che si discute di "assicurazioni obbligatorie" non è possibile in questo contesto rifiutare un rischio.
In campo sanitario per esempio nei paesi in cui le assicurazioni sono obbligatorie e ci sono tante compagnie, uno semplicemente chiede di stipulare un contratto e la compagnia non puo' rifiutare. E che uno abbia 30 anni o 94 il premio è lo stesso.  In questo caso la legge che stabilisce l'obbligo assicurativo definisce anche i criteri di pubblicità dei premi. Ogni compagnia deve quindi predisporre, mesi prima della scadenza (solitamente legata all'anno solare) la propria tabella di premi costruita sulla base dei vari rischi (zona, tipo di rischio) per metro quadro e quindi ogni cittadino è libero di confrontare i premi e scegliere tra le compagnie accreditate quella che offre il premio piu' adeguato alla sua situazione. Fermo restando che gli obblighi di rimborso del danno sono comunque unici per tutte le compagnie e che lo stato ci mette del suo sia in fase di perizia che di rispetto delle norme.
Lo so che io parlo di situazioni ideali, vivendo in uno stato che funziona, e che l'Italia non si avvicina per nulla a questo ideale, tuttavia se vogliamo avvicinarci allora la direzione è quella.

La mia frase continuava riprendendo il filo dell post:

Le assicurazioni interpellate probabilmente non accetterebbero di assicurare un bene simile, se non con le clausole che secondo Costantino De Blasi lascerebbero ilproblema di fatto irrisolto”.

quindi non posso che rimandare all'Autore la risposta non essendo io un esperto del ramo.

Seguo però il ragionamento proposto secondo cui "per le "assicurazioni obbligatorie" non è possibile in questo contesto rifiutare un rischio". Accetato questo, vi domando quali possano essere gli strumenti che impediscano quello che da più parti è stato già definito come Moral Hazard, ovvero: chi me lo fa fare di rendere sicura la mia casa se tanto poi l'assicurazione paga? (Ovviamente al netto di implicazioni non strettamente economiche).

Mi sembra che così si avrebbe solo una traslazione della distribuzione del costo del rischio, che dallo Stato passerebbe alle assicurazioni, le quali a loro volta lo gireranno agli assicurati: che sono obbligati a stipulare le polizze quanto le assicurazioni ad accettarle.

Ogni compagnia deve quindi predisporre, mesi prima della scadenza (solitamente legata all'anno solare) la propria tabella di premi costruita sulla base dei vari rischi (zona, tipo di rischio) per metro quadro e quindi ogni cittadino è libero di confrontare i premi e scegliere tra le compagnie accreditate quella che offre il premio piu' adeguato alla sua situazione.

Come spiegato sopra, nel caso del sisma il rischio è dato dal prodotto tra la pericolosità, tipica dell'area in cui si trova l'immobile, e la vulnerabilità. Ignorare questo affidandosi di fatto solo alla pericolosità vorrebbe dire ignorare lo stato in cui si trova il bene da assicurare. Quindi un edificio costruito con tutti i crismi si troverebbe a pagare lo stesso premio al metro quadro del vicino di casa che vive in una abitazione priva di qualsiasi progetto.

Sarebbe come a dire, chi me lo fa fare a prevenire il io tumor o diabete, tanto l'assicurazione paga ....
In quella casa ci vivo, ci dormo la notte. La tua obiezione sarebbe forse verosimile in un paese in cui il 70% vive in affitto (ed il proprietario se ne frega) ma qui abbiamo il caso opposto: il 70% vive in casa propria.

Come avevo precisato queste considerazioni devono essere fatte "al netto di implicazioni non strettamente economiche".

Ringrazio per l'analogia di carattere sanitario, che mi permette di chiarire che l'azzardo non è solo quello di un individuo perfettamente informato e consapevole del rischio. Anche in campo medico ci sono comportamenti: fumo, regimi alimentari non corretti... che sono fattori di rischio noti a tutti. Eppure si sentono ancora discorsi del tipo: “È inutile smettere di fumare, tanto conosco gente che non ha mai toccato una sigaretta ed è morta di cancro” [La confusione tra condizioni necessarie e sufficienti è un problema in tutti i campi]. Lo stesso dicasi di “tanto crollano anche le case antisismiche” oppure “tanto da queste parti terremoti così forti non vengono”... potrei continuare per un po'.

Tutto questo per dire che se un sistema di assicurazione obbligatoria del rischio dovrà essere messo a punto non potrà prescindere dal considerare anche i potenziali effetti distorsivi.

Torno all'analogia per concludere. Anche in campo sismico si dovrebbe dubitare di indovini e guaritori (mi riferisco a cose lette sui media in questi giorni) che distolgono dai veri problemi rubando tempo e risorse per affrontarli seriamente. Per scrupolo deontologico non aggiungo qui i link dei rilevatori domestici di terremoto o di sistemi di adeguamento sismico che in altri campi sarebbero definiti omeopatici.
 

il rischio

dragonfly 31/8/2016 - 12:32

mettiamola così, con numeri tondi:

il MIO rischio di subire un terremoto catastrofico, oppure il rischio del mio comune, anche se abito su una faglia attiva è molto basso, diciamo una volta in mille anni. è perfettamente razionale allora dal mio punto di vista dormire comunque  tranquillo e , per il sindaco , non scocciare con costose prescrizioni l'elettore che vuole ristrutturare la casa.

però queste faglie attive in Italia non sono meno di 50 e allora il rischio per un cittadino italiano di subire la catastrofe è di una volta ogni 20 anni, ellapeppa! non si sa a chi toccherà, in che comune, ne quando, ma capita proprio così.

è un bel problema. io comincerei ad enunciarlo in termini semplici e crudi (magari non a ridosso di eventi tragici), specificando i limiti della copertura dell'assicuratore di ultima istanza, lo stato. potrebbero essere il 90 percento dei costi di costruzione della prima casa, con limiti. niente per le seconde o per le vittime, ben poco per i servizi comunali etc.

questo ritornello magari entra in testa e convince le proprietà e i comuni a cominciare ad adeguarsi.

Se oggi costruisco un edificio con tutti i crismi [senza particolari restrizioni, tipo edifici strategici], la norma mi impone di verificarlo per un terremoto (specifico per la zona in cui si colloca) con tempo di ritorno di 500 anni (475 per i più precisi). In buona sostanza, l'edificio deve resistere a quel terremoto, anche danneggiandosi in maniera irreparabile (da buttare via), ma senza mettere a rischio la salvaguardia delle persone presenti. Ovviamente per terremoti con tempi di ritorno più brevi sono accettati danni inferiori.

Adeguare un edificio significa fargli rispettare questi livelli di sicurezza, migliorarlo invece vuol dire invece accettare criteri di sicurezza meno severi.

Se questo vale per il nuovo (o l'adeguato) in qualsiasi parte d'Italia, come potremmo riformulare l'annuncio sopra?

P.S: Questo dovrebbe anche sgombrare il campo alla questione sul Moral Hazard discussa con Francesco Forti. Se il rischio della vita o di lesioni alle persone non è in discussione, la convenienza della assicurazione viene solo misurata con criteri economici. Costruire abitazioni antisismiche non mette comunque a riparo dai danni - anche rilevanti - agli edifici.

non per fare il pedante, ma stai descrivendo la sola probabilità che avvenga un dato evento sismico. Per valutare il rischio effettivo non basta. Devo valutare bontà della costruzione, o meglio la sua vulnerabilità intesa come la propensione ad esser danneggiata, e l'esposizione cioè quante persone potenzialmente possono esser coinvolte e il valore degli edifici coinvolti.

Un terremoto catastrofico in zona desertica ha praticamente rischi zero. Un terremoto con Magnitudo bassa, che coinvolge una zona densamente abitata con edifici di valore ma in pessimo stato, ha un rischio altissimo. Quindi la nostra situazione è peggiore di quella che prospettavi.

Condivido il tuo invito ad una campagna martellante che spieghi il problema in termini chiari e crudi.