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L'Islam questo sconosciuto

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Nell'interessante disamina dell'articolo emerge una tesi, assolutamente condivisibile, che mi sembra poter riassumere come: "la religione islamica in quanto tale non dà spazi a una concezione laica dello Stato, ma questa si può ottenere attraverso una secolarizzazione della società civile".  L'esperienza di Al Nahdha mi sembra possa essere letta così.

In quest'ottica sarebbe interessante una storia delle interferenze occidentali nella regione (perlomeno nell'ultimo secolo) e come queste abbiano ostacolato la suddetta secolarizzazione.  Mi viene in mente Mossadeq in Iran, per citare un argomento che conosco; oppure lo stato di laicizzazione della società nell'ultimo periodo dell'impero Ottomano, per citarne uno molto più vasto che non conosco.

Consiglierei, per non dilungarmi troppo e semplificare, riferirsi esclusivamente all'evoluzione istituzionale di alcuni paesi, che d'altra parte insiste anche nella componente storico-sociale, in particolare sul "ruolo della donna" nella società. Prendendo ad esempio la Tunisia, sino al 1956 (anno dell'indipendenza), cioè anche per l'intero periodo coloniale francese, i musulmani tunisini hanno "goduto" di particolari tribunnali "shariatici". Cioè, nonostante fosse stato introdotto un codice civile di estrazione francese (e italiana) nei primi anni del novecento, ai fini sociali interni il Diritto islamico ha continuato ad essere applicata alla popolazione musulmana. Un Diritto costituito da prescrizioni Coraniche e da soluzioni elaborate dai "giuristi" (il "fiq") di scuola Malakita. Quindi già diverso da quello Saudita/egiziano o Turco ottomano, o iracheno/siriano, che hanno fatto riferimento a altre scuole. Grazie all'avvento di  Bourghiba, il legislatore tunisno ha dato origine a una sorta di storicizzazione del pensiero coranico (cioè quello che aveva immobilizzato la figura della donna nell'islam, condannadola a un ruolo di secondo piano se non di sottomissione alla figura del "padre" o del marito). Si è quindi passati al Codice dello Statuto Personale che ha completamente liberalizzato il ruolo delal "donna" nell'ambito della società tunisina, non solo assegnandogli piena autonomia e pariteticità rispetto all'uomo, ma addirittura proponendola nell'ambito delle libertà di scelta e individuali, quale baluardo di modernità anche per l'Occidente. Vedi la legge sull'aborto (1957) e quella sul Divorzio (1958). Il pieno allineamento legislativo alla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo NU è avvenuto comunque solo con la nuova ultima carta Costituzionale del 2015. Dal punto di vista pratico, pero', il compromesso tra i principi universali progressisti del modernismo e la specificità dell’islām, continua a manifestarsi dal punto di vista pratico. Sebbene le riforme giuridiche, fino ad ora attuate, costituiscano uno stimolo verso una reale emancipazione della donna, tuttavia qualsiasi emendamento legislativo risulterebbe vano se non avvenisse il passaggio dalla teoria alla pratica. Un esempio pratico è cosa sia accaduto in Tunisia come poligamia negli ultimi anni. Anche se la legge dello Stato accetta solo la monogamia, ben diversa è l'interpretazione religiosa (salafina) che ancora oggi considera il matrimonio come un semplice "contratto" tra due persone. E poichè il Corano consente sino a un massimo di quattro (sempre che il maschio sia in grado di sostenerli), con il supporto dei notai (islamisti), i casi di poligamia si sono rapidamente diffusi nella società.  

Per la Turchia, la modernizzazione è subentrata grazie a Ataturk nel lontano 1917. Quando, all'indomani del crepuscolo ottomano, anche per "liberare" definitivamente i Governatorati periferici, ognuno dei quali aveva la propria sharia da coordinare con il Sultano, Ataturk prese il Codice Civile Svizzero e lo fece "adattare" alle esigenze sociali Turche. Anche in questo caso, pero', con la nuova visione islamista di Erdogan, qualcosa accenna al ritorno alla tradizione.

Comunque è da specificare che, a mia conoscenza, di "ingerenze" esterne da parte occidentale se ne puo' parlare ma solo per effetti ottenuti di riflesso. Per esempio, il periodo coloniale, ma anche quello post coloniale,pur lasciando la tradizione e il copstume locale intetto (la popolazione non avrebbe certo consentito alcun intervento diretto sul loro modo di vivere!), ha inserito attività sociali e culturali (prima fra tutte le scuole) del tipo occidentale. Sicuramente queste hanno sortito i loro effetti!