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L'Islam questo sconosciuto

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Sykes-Picot

Fabio Ghia 13/9/2016 - 12:40

Michele Boldrin (e lei!) mi ha fatto notare il mio grossolano errore. In effetti siamo nel 1437 dell'Egira e, applicando il suo giusto parallelo con l'evoluzione storica del "cristianesimo", in pieno Medio Evo Islamico.

Nel dire "da un punto di vista politico e non teologico"  lei ha centrato un punto fondamentale. L'Islam, anche quello più moderno che si possa immaginare dei tempi nostri, non ammette separazione tra "religione e politica" e l'intero mondo islamico, oggi più che mai, continua a manifestare questa "unicità". Le guerre intestine che, se ci si fa attenzione sono di vastità nettamente superiore a quella sulla "conquista del mondo" di matrice "Deviata", sono una chiara manifestazione di guerra "religiosa" cui allude lei. Ma la cosa è ancora più complessa e, per darle un esempio concreto, basta guardare alla Tunisia e al fatto che per assumere un orientamento politico compatibile con l'attuale regime democratico, Al Nahdha ha dovuto "cacciare" (letteralmente!) l'intera componente "religiosa" dal partito. E' l'unica nazione (islamica) che ha deciso di iniziare questo difficile allontanamento dal dettame "politico" del Corano, seppur nella considerazione che al suo interno a livello direttivo al Nahdha continua a avere il "consiglio degli anziani" strettamente improntato all'attuazione della shariia.

Pero', venendo alla sua "quasi" giusta osservazione, la visione dell'Occidente, in particolare gli USA, sull'orientamento politico dell'Islam ne ha effettivamente condizionato l'evoluzione. Il fatto che ancora oggi la popolazione palestinese conta più di quattro milioni di "rifugiati" ospitati in Giordania, Libano, "Siria", etc. non è altro che una dimostrazione da una parte della nefasta cultura araba dominante, per cui durante il lungo conflitto palistino-arabo-israeliano, la maggior parte dei paesi arabi, trincerandosi dietro all'ingerenza occidentale (non solo a vantaggio di Israele, ma anche sul "diritto al rientro" dei palestinesi nei territori occupati), hanno letteralmente abandonato i palestinesi al dominio delle Nazioni Unite (da sempre in mano alla politica estera statunitense) e dall'altra della volontà dell'occidente a continuare la sua azione "potrettrice" di cui al trattato Sykes-Picot. Se poi si considera l'alleanza strategica, nata nel lontano 1917, tra gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita, credo ci siano chiare risposte all'intervento USA (Bush)-Inghilterra in Iraq  e dei francesi in Siria (poi prontamente ritirati e vettorati in Nigeria), etc. etc.. Il tutto è convogliato poi nel "meravigloso" quanto "distruttivo" (dal punto di vista ingerenza occidentale) discorso di Obama al mondo islamico del Cairo 2009. Nel quale, nella sostanza, con un frasario politico molto più prossimo alla cultura araba che a quella occidentale, ai fini dell'affermazione del pieno riconoscimento internazionale dell'Islam e della sua dottrina, sentenzio' l'affermazione dell'Arabia Saudita quale nuova potenza regionale. In funzione di quel discorso abbiamo assistito a un "ritiro", non solo della presenza militare ma soprattutto per la cooperazione politica, dell'Occidente dai paesi islamici del Mediterraneo e del M.O., seguito immediatamente dalla "rivoluzioni arabe" che, guarda caso, non hanno portato alla democrazia (cosi' come sembrava alla nascita), ma solo ed esclusivamente all'affermazione di una cultura islamica di fondo che, nella sostanza, si è perfettamente"raccordata" all'orientamento islamista nell'intero fronte "mediterraneo" (in particolare). La libia ed i fatti di questi giorni tra gli scontri tra forze di Tobruk (eletto con una maggioranza del 70% alle ultime elezioni del 2013) del Generale Haftar, sostenute da Francia e Egitto, e i "miliziani governativi" di Tripoli (che non sono altro che la componente radicale-islamista, dei "fratelli Musulmani"libici, che uccise l'ambasciatore USA nel settembre 2012), sostenuti dagli USA e dall'Italia, danno un chiaro quadro dei frutti della cultura occidentale del Sykes-Picot dei giorni d'oggi. Purtroppo pero', a mio giudizio, si tratta solo della continuazione dell'ingerenza occidentale (pri fra tutti gli USA) suipaesi islamici. Ben diversa è l'evoluzione dell'Islam di per se che, come ho citato a chiare lettere, è da incentrare solo ed esclusivamente in una "rivisitazione" del pensiero politico al suo interno. Tunisia docet.

Le sue date non sono sempre esatte.

I rapporti USA Saudi non hanno inizio nel 1917 come lei afferma.

I rapporti commerciali hanno inizio nel 1932 quando il re Saud invita la compagnia SoCal (Standard Oil of California) a esplorare la Provincia Orientale del paese. Lo fa su consiglio di St John Philby, che gli dice non fidarti della Gran Bretagna, paese imperialista con precise mire sul medio oriente. Meglio una compagnia americana, paese non di primo piano sulla scena politica internazionale. Cosi, nel 1938, la SoCal scopre il petrolio nella formazione geologica detta Dammam Dome, scoperta che in pochi anni trasforma il paese da una terra di beduini assolutamente insignificante in un detentore di una risorsa economiica importante. Il re e' grato agli americani e desidera continuare i rapporti con loro, sempre con l'idea di non fidarsi degli Inglesi ma che l'aiuto di tecnici esteri e' purtroppo necessario.

I rapporti stato a stato invece iniziano nel Febbraio del 1945 quando il presidente F. Roosevelt incontra il re Saud su una nave della marina americana al largo del paese. Decidono di mantenere buoni rapporti, ma senza capirsi gran che. Rapporti che continueranno fino ad oggi, tra strette di mano amichevoli e incomprensioni reciproche. Quando il primo ministro Austrliano chiese ad Obama se i sauditi erano veramente suoi alleati, egli rispose "it's complicated".

Concordo sul fatto che bisogna fare particolare attenzione alle "date" che riporto. Vedi, infatti, il grossolano errore nel riportare la data secondo calendario islamico 1646 anzicchè 1437! Me ne scuso, ma al tempo stesso per i rapporti Arabia Saudita/ Stati Uniti sono ben convinto di quanto racconto. Effettivamente dettagli più precisi li potrà trovare in "Europa Latitante". un mio libro edito a gennaio di quest'anno. I dati da lei riportati sono corretti, ma riguardano essenzialmente l'inizio del partenariato energetico. Facendo un passo indietro, nel dopo

Sykes-Picot in ambito Società delle Nazioni la Gran Bretagna, pur confermando le sue attenzioni nella penisola Araba concentrandole in Oman, chiese agli Stati Uniti (che in quel pzeriodo incominciavano ad affacciarsi in Oceano Indiano), di firmare un accordo con l'Arabia Saudita per il "controllo delle rotte commerciali" per l'Occidente. La Gran Bretagna, infatti, lascio' quasi completamente il controllo delle vie commerciali del mar Rossi a causa della delicata situazione e delle sommosse dei movimenti nazionalisti in Sudan e soprattutto in Egitto. Gli Stati Uniti strinsero quindi questo accordo diplomatico con l'Arabia Saudita promettendo a quest'ultima un seggio nella Società delle Nazioni. Cosa che avvenne circa dieci anni dopo (a memoria mi sembra 1927). Seguendo gli USA, anche gli inglesi proposero all'Egitto di Re Faruk una simile soluzione diplomatica. Nonostante la differente situazione "coloniale" e le difficoltà intrinseche l'accordo definitivo fu firmato nel 1937 e nel 1938 l'Egitto ebbe il suo posto in ambito Soc. Naz..

La storia ha dimostrato che ai fini del partenariato bilaterale USA-Arabia Saudita è stato molto più importante l'accordo commerciale che quello energetico. Grazie al primo, infatti l'Arabia Saudita ha potuto godere di un rapporto privilegiato con gli USA in ambito Società delle Nazioni, che è quindi convogliato, rinsaldandosi negli anni anche grazie al partenaeriato energetico, nella attuale NAZIONI UNITE. L'ultima e chiudo! La Commissione dei "Diritti dell'Uomo" delle Nazioni Unite, grazie a questi canali diplomatici partiolari, dal novembre 2015 come Presidente un Saudita, che fortunatamente ancora non si è insediato (causa ovvi motivi di contrasto all'interno delal Lega Araba!)