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Il caso Apple: la mela ed il paradiso (fiscale) perduto

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Esattamente su che basi la Commissione alla concorrenza sostiene che ad Apple e' stato dato un trattamento di favore negato ad altre aziende? In uno stato di diritto e' l'accusa che deve dimostrare la colpevolezza, non la difesa l'innocenza. Invece di fare cio', che e' l'unica cosa che conta in questo caso, mi pare che la Commissione si dilunghi su altre questioni irrilevanti come il fatto che ci sia una sede centrale "fittizia".  In realta', sotto legislazione irlandese una societa' anche incorporata in Irlanda e' considerata non residente se e' gestita da fuori dall'Irlanda, e in tal caso non e' soggetta a tasse su redditi che non derivino da attivita' commerciali svolte da una sua sede o agenzia su territorio irlandese. Il fatto che questo sia precisato da uno specifico articolo di legge (Section 25 TCA 1997) dovrebbe bastare a chiarire che non c'e' niente di fittizio. E, se anche la Commissione fosse di diverso avviso, cio' non sarebbe di competenza sua o dell'UE in quanto materia fiscale.

La questione va analizzata in un'ottica di attribuzione dei profitti. Da una lettura non approfondita della documentazione mi pare di aver capito che i redditi dell'entità irlandese siano stati erosi da royalties pagate alla società offshore. Il fatto che l'irlanda non abbia una norma antielusiva che "attrae" i redditi di entità fittizie non è in discussione e non è competenza della Commissione. E' il fatto che l'irlanda abbia permesso una erosione della sua base imponibile verso una entità completamente priva di funzioni/asset/rischi assunti, il fulcro della critica. Perché la quantità di profitti allocati dipende perlopiù da queste tre caratteristiche.

...dato che questa erosione e' ugualmente disponibile a ogni societa' di capitali che ne voglia vare uso. Quindi, non e' una cosa su cui il Commissario europeo per la competizione puo' avere giurisdizione.

Credo..

Sig.Ernesto 9/9/2016 - 19:36

E chiedo scusa se ancora non ho letto con sufficiente attenzione l'articolo postato, che la Commissione , gudicando aiuto di stato la concessione ad Apple di splittare i profitti verso entità intassabili, abbia semplicemente posto uno stop chiedendo indietro i soldi (non ad Apple, ma all'irlanda che deve chiederli ad Apple). Qui io personalmente non vedo un "caso Apple"..ma un caso "Irlanda" che ha violato le regole comunitarie. Ma forse ho capito male?

Edit, ora ho letto con attenzione l'articolo di Francesco M.Renne. Più chiaro di come l'ha scritto penso sia impossibile. Complimenti all'autore. Potessimo fare come l'Irlanda non avremmo un caso Mps (e non avremmo avuto risoluzioni bancarie).

no, lo è; trattandosi di "determinazione dell'imponibile", l'accordo derivante dai ruling "non è" immediatamente replicabile da altra azienda

...perche' per definizione e' una risposta alla domanda: "E' l'arrangiamento che penso di metter su conforme alla legge, e ho fatto bene i conti su quello che andro' a pagare in tasse?" E ovvio che un'altra azienda in genere ha piani non perfettamente uguali, ma se ha ugualmente accesso a un tax ruling su di essi non c'e' discriminazione.

Insomma, non vedo che ci sia di discriminatorio nel rassicurare qualcuno sulla conformita' alla legge dei suoi particolari piani: non farlo, e invece rispondere "te lo faremo sapere quando pare a noi", sarebbe lesivo della certezza del diritto.

EDIT: i Tax rulings in Europa non sono affatto rari, anche se spesso non sono pubblicizzati. Ad esempio, l'ICIJ sul suo sito ne pubblica un campione di 534 emessi dal Lussemburgo tra il 2003 e il 2011.

solo parzialmente vero: la "replicabilità", nel caso in  esame e leggendo i documenti disponibili, non v'era (dal tenore dei documenti non si trattava di mera "conferma" dell'applicabilità o meno di un trattamento fiscale "generale"); quanto alla prassi dei ruling, questi sono in sé validi se rispettano le condizioni comunitarie (l'ho scritto nell'articolo) ma vi sono anche casi di "infrazione" contestata e sanzionata in corte di giustizia (vds casi citati).

da ultimo, come già scritto, trattasi di materia estremamente scivolosa, tanto che resta difficile dare un giudizio "assoluto" senza aver letto le carte (che, invero, quelle disponibili ad oggi depongono . a mio giudizio - a favore della Commissione).

che vi siano due fattori rilevanti.

1) Si tratta di un fiscal ruling diretto ad un'azienda e ad una sola. Niente di generale applicabile automaticamente erga omnes, quindi, ma una decisione specifica per un'azienda specifica con caratteristiche specifiche alla quale è stato attribuito uno sconto non sulla base di regole generali ma su valutazioni ad hoc, valide solo per Apple. Certo, sarebbe rilevante sapere (ho chiesto in vari luoghi e mai ho ricevuto una risposta in un senso o in un altro) se esistono esempi in cui un'altra azienda abbia ricevuto lo stesso fiscal ruling o, viceversa, gli sia stato negato. L'esistenza di un tal caso, in positivo o negativo, eliminerebbe ovviamente l'incertezza portando evidenza, rispettivamente, nell'una o l'altra direzione.

2) La Commissione contesta la legittimità del transfer pricing adottato, che è necessariamente ad hoc e valido solo per Apple. In questo afferma due cose: (i) il trasnfer pricing qui adottato vale solo per Apple, (ii) è economicamente ingiustificato ed insostenibile per le ragioni spiegate da Francesco Renne nell'articolo.  

corretto, michele; ho aggiunto alcune riflessioni in altro commento

come rilevato nell'articolo, la Commissione "non ha" competenza in materia fiscale e "non" entra nella materia come entrerebbe un "verificatore fiscale" (cioè non viene contestata la legittimità di singole disposizioni normative e nemmeno la possibilità di ricorrere a ruling IF questi rispettino la normativa degli aiuti di stato) ma - come si evince dalla lettura - ha poteri di intervento (con numerosi precedenti, fra l'altro, anche svallati dalla giurisprudenza della corte di giustizia) ove vi sia (i)distorsione della concorrenza (ii) per effetto di violazione della normativa sugi aiuti di stato, (iii) che si ha, nel caso di specie, ove si sia in presenza di "accordi" irregolari (casi di "non replicabilità", "selettività", "abuso del diritto", etc);

nel caso Apple, i ruling sono - per quanto emerge dalla documentazione analizzata e nelle more di valutare le eventuali tesi difensive ulteriori - considerati "selettivi" (effetto "ad personam") in quanto "non replicabili" (la norma cui fai riferimento non è in discussione; la "procedura" di quantificazione dell'imponibile, lo è: se leggi la lettera della Comisiione del 2014 emerge un quadro di "contrattazione" alquanto "desolante" rispetto alle prassi corrette Ocse) e "privi di effettività economica" (cioè rientranti nella fattispecie di "abuso del diritto", diremmo in Italia, "anche" per via della fittizietà della "sede centrale": se questa "non esiste", viene meno la sua attività e quindi, conseguentemente, l'aplicabilità della norma che citi).

infine, quanto all'onere della prova, questo spetta si alla Commissione (la "procedura" consta infatti di accessi e richieste documentali e testimoniali proprio per "valutare" l'esistenza io meno di profili di "accusa") e le parti hanno facoltà di ricorere alla corte di giustizia, che sarà deputata a decidere sul caso; sarà solo li che accusa e difese eveleranno "tutte" le loro armi. resta fermo il fatto che, leggendo analiticamente tutte le carte ad ora disponibili, il quadro è quello che ho cercato di descrivere nell'articolo.