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Il caso Apple: la mela ed il paradiso (fiscale) perduto

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La questione va analizzata in un'ottica di attribuzione dei profitti. Da una lettura non approfondita della documentazione mi pare di aver capito che i redditi dell'entità irlandese siano stati erosi da royalties pagate alla società offshore. Il fatto che l'irlanda non abbia una norma antielusiva che "attrae" i redditi di entità fittizie non è in discussione e non è competenza della Commissione. E' il fatto che l'irlanda abbia permesso una erosione della sua base imponibile verso una entità completamente priva di funzioni/asset/rischi assunti, il fulcro della critica. Perché la quantità di profitti allocati dipende perlopiù da queste tre caratteristiche.

...dato che questa erosione e' ugualmente disponibile a ogni societa' di capitali che ne voglia vare uso. Quindi, non e' una cosa su cui il Commissario europeo per la competizione puo' avere giurisdizione.

Credo..

Sig.Ernesto 9/9/2016 - 19:36

E chiedo scusa se ancora non ho letto con sufficiente attenzione l'articolo postato, che la Commissione , gudicando aiuto di stato la concessione ad Apple di splittare i profitti verso entità intassabili, abbia semplicemente posto uno stop chiedendo indietro i soldi (non ad Apple, ma all'irlanda che deve chiederli ad Apple). Qui io personalmente non vedo un "caso Apple"..ma un caso "Irlanda" che ha violato le regole comunitarie. Ma forse ho capito male?

Edit, ora ho letto con attenzione l'articolo di Francesco M.Renne. Più chiaro di come l'ha scritto penso sia impossibile. Complimenti all'autore. Potessimo fare come l'Irlanda non avremmo un caso Mps (e non avremmo avuto risoluzioni bancarie).

no, lo è; trattandosi di "determinazione dell'imponibile", l'accordo derivante dai ruling "non è" immediatamente replicabile da altra azienda

...perche' per definizione e' una risposta alla domanda: "E' l'arrangiamento che penso di metter su conforme alla legge, e ho fatto bene i conti su quello che andro' a pagare in tasse?" E ovvio che un'altra azienda in genere ha piani non perfettamente uguali, ma se ha ugualmente accesso a un tax ruling su di essi non c'e' discriminazione.

Insomma, non vedo che ci sia di discriminatorio nel rassicurare qualcuno sulla conformita' alla legge dei suoi particolari piani: non farlo, e invece rispondere "te lo faremo sapere quando pare a noi", sarebbe lesivo della certezza del diritto.

EDIT: i Tax rulings in Europa non sono affatto rari, anche se spesso non sono pubblicizzati. Ad esempio, l'ICIJ sul suo sito ne pubblica un campione di 534 emessi dal Lussemburgo tra il 2003 e il 2011.

solo parzialmente vero: la "replicabilità", nel caso in  esame e leggendo i documenti disponibili, non v'era (dal tenore dei documenti non si trattava di mera "conferma" dell'applicabilità o meno di un trattamento fiscale "generale"); quanto alla prassi dei ruling, questi sono in sé validi se rispettano le condizioni comunitarie (l'ho scritto nell'articolo) ma vi sono anche casi di "infrazione" contestata e sanzionata in corte di giustizia (vds casi citati).

da ultimo, come già scritto, trattasi di materia estremamente scivolosa, tanto che resta difficile dare un giudizio "assoluto" senza aver letto le carte (che, invero, quelle disponibili ad oggi depongono . a mio giudizio - a favore della Commissione).