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La Scuola Italiana, vista da un emigrato

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Anche io ho studiato in Inghilterra e ho ottenuto la laurea in matematica ad Imperial, dopo aver frequentato un ottimo liceo al Nord.

Sono d'accordo su molti aspetti e penso anche io che molte potrebbero e dovrebbero essere le migliorie alla scuola italiana che, tuttavia, nel suo complesso mi sembra comunque un lato positivo del nostro paese.. considerando soprattutto i molti problemi all'interno dei quali opera (es. strutture, precariato etc.).

Più che argomentare in favore o contro quanto sostenuto nell'articolo, volevo aggiungere il mio punto di visto su un paio di questioni.

Undici son troppe? Probabilmente si, andrebbe riorganizzato e semplificato il sistema.. aggiunta o comunque data la possibilità di inserire un curriculum di materie più pratiche ed attuali, in particolare legate alla finanza (spicciola!), alle lingue etc.

Tuttavia voglio puntualizzare una cosa: la mia impressione del sistema inglese è stata piuttosto negativa, comunque circoscritta al campo della matematica. I ragazzi con cui ho avuto a che fare, comunque appartenenti al gruppo dei più brillanti del paese, prima di frequentare l'università avevano sostenuto gli "A-levels" per due anni, un programma che risponderebbe alla necessità di maggiore specializzazione. In particolare, mirando a facoltà scientifiche, tipicamente avevano scelto i moduli maths, further maths, physics, ed eventualmente ancora una o al massimo due materie scientifiche (prendendo "straight As"). Ebbene, i contenuti da loro studiati in matematica e fisica erano nettamente più circoscritti in perimetro e più superificali in profondità rispetto a quanto da me studiato in un Liceo Scientifico insieme a molte più materie (e per altro in un numero minore di ore di lezione). Questa non è solo una mia impressione, ma un fatto che ho potuto verificare studiando anche per un breve periodo sui libri di "maths" e "further maths" da loro usati. Quindi mentre concordo sulla necessità di rimodulare e aggiornare le materie, e anche su una moderata specializzazione, tengo a sottolineare come, tuttavia, il nostro modello non comporti una minore profondità rispetto al loro, tutt'altro.

Dovendo annotare anche i punti positivi del modello degli A-levels, sempre riportando solo la mia esperienza in Matematica, posso ipotizzare che la preparazione media di chi li sostiene possa essere superiore, o almeno più facilmente applicata a problemi concreti. Infatti, alla minore profondità e perimetro del loro programma in matematica, corrispondeva anche una reiterazione degli stessi concetti, attraverso molti esercizi ed applicazioni molto superiore alla nostra. Per farla breve: in Italia lo studio di funzione mi è stato insegnato con una profondità nella comprensione dei perchè molto superiore, ma credo anche che così facendo buona parte della classe si possa essere persa per strada e se confrontata agli equivalenti inglesi possa risultare meno capace.

Concludo ribadendo che, dopo la mia esperienza, la mia opinione sui nostri (o almeno il mio) liceo è molto positiva. Concordo che ci sia comunque da migliorare, e da imparare anche da sistemi che per quello che ho visto non sono affatto superiori, e la spinta verso una razionalizzazione ed attualizzazione dei contenuti debba essere una strada da intraprendere. Tuttavia penso ci voglia moderazione, l'eccessiva focalizzazione sulla "praticità" non ha prodotto un buon modello per quanto riguarda la matematica inglese, a mia opinione, rischiando di ridurre la comprensione di concetti complicati (su cui poi fondare conoscenze successive!!) a banali applicazioni di regole spicce.. utilissime per superare un test, ma inutili per crescere in comprensione. In maniera simile ben venga la programmazione.. ma, anche in questo caso, l'eccessiva praticità comporterebbe l'insegnamento di un particolare software o linguaggio che può anche risultare inutile pochi anni dopo.

ben venga la programmazione.. ma, anche in questo caso, l'eccessiva praticità comporterebbe l'insegnamento di un particolare software o linguaggio che può anche risultare inutile pochi anni dopo.

Ho perso il conto dei linguaggi di programmazione che conosco. Dal mio punto di vista, una volta che si comprende il concetto di paradigma di programmazione, al livello che possono servire alle superiori, un linguaggio vale l'altro.

Insegnare ad esempio C#, JavaScript e SQL coprirebbe un bel po di paradigmi in un colpo solo.

Il problema piuttosto sarebbe trovare gli insegnanti. Io ho insegnato, tra gli altri, Java e Oracle negli anni '90. Per sviluppare software mi pagano molto ma molto di piú, multipli.

Aneddotica....

Maurizio 5/10/2016 - 17:51

Per quel che vale. Io ho due figli che hanno frequentato quello che si chiama "un buon liceo" e in quegli anni (non molto tempo fa) siamo venuti a contatto con altri ragazzi (loro amici e medesimo contesto socioculturale) che hanno fatto esperienze di scambio (un anno, di solito negli USA, magari in Australia e cose simili) e amici che si sono trasferiti all'estero (USA e UK) per lavoro e quindi hanno spostato i figli da "buone scuole italiane" a "buone scuole straniere (UK e USA)", più o meno. Ebbene NON mi è mai capitato di sentire qualcuno di questi ragazzi che trovasse la "nuova scuola" più impegnativa di quella italiana. Anzi, soprattutto in riferimento agli USA, l'atteggiamento al ritorno era di una certa superiorità (il caso tipico era di dire che lì studiano "per modo di dire") e so anche di una ragazza, figlia di amici, che era diventata in breve la prima della classe in molte materie , pur con l'handicap della lingua non nativa. E' pura aneddotica, ovviamente, ma mi mi ha sempre colpito e mi domando se voglia dire qualcosa. L'aneddotica naturalmente comprendeva anche paragoni a noi sfavorevoli su attrezzature didattiche, palestre ecc.

Questo non toglie che, per esempio, mi dispiaccia di non aver studiato un po' di economia seria al liceo e cose simili, tanto per sottolineare che l'implicazione certo non è che non si debba cambiare nulla ecc.

Tanto per dire.

Io ho una esperienza personale di Ph.D. in USA dopo la Laurea in Italia ma quello è un altro discorso.

Maurizio