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La Scuola Italiana, vista da un emigrato

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Me lo chiedo questo pomeriggio tornando sconsolato dal doposcuola dove aiuto ragazzini di 11-13 anni a fare i compiti e forse così imparare qualcosa di matematica, scienze, inglese, storia e così via.

Sconsolato perché vi è uno scollamento quasi totale fra ciò che la scuola pretende e ciò che i ragazzini sono messi in grado di fare o che potrebbe interessarli. Oggi per esempio, una decina di esercizi astratti e astrusi a testa su intersezione e unione degli insiemi, senza nessun aggancio a esperienze o problemi concreti: i ragazzini cercano qualche regoletta che gli permetta di sfangare il compito, 9 su 10 non capiscono e non ricorderanno nulla, e avanti col prossimo capitolo di un libro di testo di due chili, totalmente illeggibile per quei 9 su 10. Con tutta la mia simpatia per la teoria degli insiemi, se solo venisse insegnata efficacemente. E c'è continuamente di molto peggio, in matematica come in inglese, grammatica, analisi logica, storia. 

Risultato: i ragazzini imparano forse un 10% o anche solo un 1% di quello che gli insegnanti sprecano il loro tempo a pretendere, in compenso oscillano penosamente fra l'impressione che tutte queste cose siano insensate e l'impressione di essere loro degli incapaci. Nessuna meraviglia se fra 10 anni saranno attratti da Grillo e dalle scie chimiche.

Le elementari non sono così male (faccio un po' di doposcuola anche per loro), il disastro sono le medie inferiori (o come diavolo l'ennesima insulsa riforma le ha rinominate). I licei per élite e dintorni hanno qualche pregio solo per i più bravi, ma la massa degli studenti, pesantemente diseducati dalle medie inferiori continueranno a diseducarsi, stentando ad imparare in anni e anni quel poco di utile che potrebbero apprendere in poche settimane.

Lo dico anche per lunga esperienza diretta: insegnante negli istituti tecnici negli anni '60, poi per quarant'anni professore universitario e nel frattempo genitore partecipe dell'itinerario scolastico di tre figli e dei loro amici in periodi diversi (all'incirca 1975-1990, 1990-2005, 2000-2015), con varie esperienze di scambio-studenti che hanno messo loro e me stesso a contatto con scuole in USA e Asia. Le mie esperienze, sebbene aneddotiche, sono dunque molte e varie, e convergono nel riconoscere un progressivo pauroso declino della scuola italiana, salvo qualche sprazzo di luce qua e là di cui godono pochi fortunati per origine familiare o per rara attitudine -- sprazzi di luce testimoniati dall'articolo e dal commento di Alessandro, che però secondo me li sopravvalutano, vedi i confronti internazionali in base ai test Pisa.

Un quadro così desolante, in un'area cruciale per il futuro, potrebbe indurre anche un vecchio come me a furiosi propositi di riforma radicale del sistema scolastico. Penso tuttavia che un cambiamento radicale richieda molti anni e possa realizzarsi meglio per una via sperimentale ed evolutiva come la seguente: lo Stato dovrebbe consentire la nascita di qualche scuola siimile alle free school svedesi o inglesi o alle charter school USA (informazioni su Wikipedia); gruppi di insegnanti, genitori, associazioni, fondazioni, comunità locali, e simili, dovrebbero impegnarsi in progetti e imprese di questo genere; a seguito di un probabile successo -- magari in aree svantaggiate come avvenuto nei paesi citati, piuttosto che soltanto a vantaggio dei ricchi che peraltro già ora possono ben puntare su scuole private -- scuole di questo tipo si diffonderebbero ed entrerebbero in competizione con le altre scuole pubbliche oltre che con quelle private e fra di loro.

Il punto essenziale è che una caratteristica distintiva di queste scuole è la loro autonomia praticamente in tutto: reclutamento, licenziamento e compenso di insegnanti o istruttori; materie d'insegnamento e metodi didattici; calendario e orario scolastico. E' pur vero che il progetto dovrebbe soddisfare alcuni requisiti stabiliti dallo Stato, riceverne l'approvazione e reggere a periodici controlli (è infatti lo Stato che finanzia per intero la scuola, in questo senso scuola pubblica), ma l'autonomia dovrebbe rimanere un punto fermo. In queste scuole potrebbero quindi venire sperimentate le innovazioni radicali che (mi/ci) appaiono indispensabili, e le innovazioni migliori potrebbero diffondersi ed essere più o meno lentamente adottate anche dalle scuole tradizionali.

Va da sé che vi sarebbero forti resistenze all'avvio di un processo del genere, anche in Gran Bretagna ci sono state. Pochi però forse sanno che qualcosa di simile in Italia, o almeno in Emilia-Romagna, c'è già e funziona assai bene, anche se riguarda per ora solo i nidi d'infanzia e forse qualche scuola materna -- generalmente ad opera di cooperative i cui progetti devono sottostare a procedure di accreditamento stabilite dalla Regione.

 

Nel ranking PISA 2015, su 40 paesi (o regioni per la Cina) L'Italia è 27 per la comprensione linguistica e 32 per la matematica. Gli USA 24 e 36. Non mi sembrano un esempio da seguire. Più in generale, nessuno nega che ci siano ottime scuole in Italia, o che da scuole mediocri escano ottimi studenti, per capacità/passioni personali, appoggio della famiglia etc. Quanti studenti hanno frequentato scuole straniere e/o hanno imparato a programmare da soli (o, se è per questo, hanno avuto ottimi risultati all'università e nella vita professionale dopo un liceo mediocre). Il problema è l'istruzione della massa degli studenti

... di replicare in Italia il sistema scolastico USA, bensì di introdurre anche da noi un tipo di scuola che si è diffuso recentemente in vari paesi oltre che in USA (https://en.wikipedia.org/wiki/Charter_school). Nonostante il loro successo, le charter o free school sono ancora minoritarie, anche in USA, dove non possono certamente essere ritenute responsabili della modesta prestazione USA riferita da Federico.

Il mio punto è che la scuola italiana ha bisogno di innovazioni radicali, che è praticamente impossibile, ma sarebbe anche inopportuno, imporre dall'alto, cioè dal Ministero, come generalmente si pensa quando si parla di riforme scolastiche. Molto meglio, oltre che più praticabile, mi sembra la via sperimentale e 'darwiniana' che ho suggerito. Poi molto dipenderebbe dall'iniziativa e dalla capacità dei promotori di eventuali charter o free school italiane. Lo Stato, o eventualmente, in una prospettiva federalistica seria, Enti locali come Regioni e Comuni, dovrebbero solo (ma non è poco) consentirle, monitorarle, e se funzionano bene finanziarle integralmente. Entrerebbero gradualmente, a mano a mano che nascessero qua e là, in competizione con le altre scuole pubbliche tradizionali (sostanzialmente gestite dal Ministero, come avviene ora, al di là di margini di autonomia quasi irrilevanti) e con le scuole private, e potrebbero giocarsi la carta di innovazioni anche radicali, in un processo evolutivo 'controllato' dalla scelta delle famiglie di dove iscrivere i figli.

Scopro ora che Andrea Ichino ha proposto, più autorevolmente di me, la stessa cosa: http://www.pietroichino.it/?p=35171

il Country-specific overview PISA per il 2012 (ultimo disponibile)  per l'Italia aveva osservato fortissimi miglioramenti nelle performance degli studenti sia nella matematica, sia nelle scienze, evidenziando invece risultati stabili per la lettura. Al contrario degli Stati Uniti dove non si erano evidenziati progressi. Insomma se non sul piano dei risultati assoluti, sul piano dinamico, del miglioramento delle performance almeno sino al 2012, dai test PISA risulta proprio che l'Italia sia un esempio da seguire (in matematica e scienze, ma non nella lettura). Per il 2015, si deve ancora vedere, mi risulta. Ma insomma, fate tanto casino sull'importanza di avere test standardizzati per la scuola, e poi quando li avete non ve li volete studiare almeno un po' i documenti?

gode. L'Italia era 32 per la matematica e 27 per la lettura

perché una questione così importante non possa essere affrontata con un po' di serietà e di approfondimento. Ripeto, la prima cosa è leggerli, i risultati PISA. Non solo la classifichetta delle medie fra paesi, che fa tanto titolone del Corriere dello Sport, ma i tutti i risultati del PISA, che dicono cose assai più importanti. Ad esempio, l’indice di variabilità dei risultati tra istituti scolastici, la percentuale di studenti che dichiara di non essersi presentato ad almeno una lezione, la percentuale di studenti che si colloca nella fascia inferiore del punteggio (low performers), le differenze regionali, e soprattutto i progressi registrati nel corso degli anni (nel quale l'Italia in scienze e matematica a quanto pare stando ai PISA eccelleva, e mi dispiace se questo la disturba perché non coincide con il suo pregiudizio). E non è una questione di "accontentarsi" è una questione di capire di cosa si sta parlando. Se non si capisce, prima, qual è la reale situazione, come si possono presentare proposte per migliorare ulteriormente la qualità dell'istruzione italiana?

abbiamo fatto  parecchi post sulla scuola e due sui test PISA del 2009 e del 2012. In quest'ultimo  Andrea Moro ha discusso e criticato la tesi del miglioramento dei risultati.

Nel mio commento  il confronto fra Italia ed USA si giustificava visto che gli interventi paragonavano i due paesi (o più precisamente esperienze personali nei due paesi)

Andrea Moro, che comunque nel suo interessante intervento del 2012 secondo me si contraddiceva parecchio definendo  prima il miglioramenti in scienze e matematica "statisticamente significativi" e poi nelle conclusioni li derubricava a "piuttosto labili" comunque dicevo che il documento OCSE 2012 per l'Italia (l'OCSE è chi i PISA li fa, per capirci) è questo: http://www.oecd.org/pisa/keyfindings/PISA-2012-results-italy.pdf

Non esiste nessuna "tesi" del miglioramento, dato che il miglioramento  addirittura è stato inserito dall'OCSE al primo posto (lo sottolineo: al primo posto) dei "key findings" dei test PISA 2012, che per chi non avesse voglia di leggere l'intero documento, vi incollo in calce:

 

Key findings

 

• Mean performance in mathematics, reading and science is below the OECD average, but Italy is one of the countries that improved most markedly in both mathematics and science performance, particularly between 2006 and 2009.

• Between 2003 and 2012 between-school variation in performance remained stable and comparatively high while there was a decline in within-school variation in mathematics performance.

• While the proportion of immigrant students in Italy (7.5%) is below the OECD average (12%), it grew rapidly between 2003 and 2012.

• More than one in three students (35%) reported that they had skipped at least one class and nearly one in two students (48%) reported that they had skipped a day of school or more in the two weeks before the PISA test. Skipping classes or days of school is associated with lower performance.

 

 

 

e comunque essere

one of the countries that improved most markedly in both mathematics and science performance, particularly between 2006 and 2009.

ha lasciato l'Italia al 32 posto.  Come detto, chi si contenta gode

secondo me si contraddiceva parecchio definendo  prima il miglioramenti in scienze e matematica "statisticamente significativi" e poi nelle conclusioni li derubricava a "piuttosto labili"

"statisticamente significativi" e "piuttosto labili" non sono concetti che necessariamente si contraddicono. Il primo vuol dire che le differenze (labili o meno) non sono dovute al caso, il secondo è un giudizio relativo sulla differenza.

:)

michele boldrin 7/10/2016 - 23:07

Per un chiarimento, cercare sotto Deirdre (formerly Don) McCloskey.

Una nota a margine: il punto vero NON e' essere primo o 27esimo. In un ranking di N nazioni ci sara' sempre qualcuno che deve arrivare al posto N, a quello N-1, N-2, e cosi' via. Di per se possiamo anche essere ultimi se il livello medio e' poco lontano dal primo e perdiamo con onore e, soprattutto, se la grande massa dei nostri studenti risulta essere SOPRA a quei livelli ritenuti minimamente accettabili per poter competere e magari crescere nel mondo odierno. E' quando ti rendi conto che sei sostanzialmente sotto a quei livelli minimi e che in alcune regioni (praticamente tutto il Sud, buona parte del Centro e parecchio del Nord) va ancora peggio che ti preoccupi. E dovresti preoccuparti anche se tu fosti secondo o terzo perche', nel mondo della crescita che viene solo se te la sai creare, mal comune non e' per nulla mezzo gaudio. Tutto il contrario. 

So what?

michele boldrin 7/10/2016 - 23:13

Sulla mancata comprensione della, sostanziale, differenza fra "statistically significant" e "praticamente rilevante" ha gia' detto Francesco Lovecchio al cui commento (con corredo di reference nel mio seguente) rinvio.

Al medesimo commento rinvio anche per provare a capire che passare dalla posizione N-7 a quella N-10 o anche N-2 vuol dire poco se non si superano certi standard minimi e, soprattutto, se meta' del paese e' orrendamente sotto di essi e la varianza e' enorme.

I key findings che elenca sono tutti ovvi e noti e vogliono dire nulla, di per se. O, se vogliono dire qualcosa, sono conferma che le disfuzioni del sistema scuola sono tante e spuntano da tutti i lati.  

Detto questo, mi domando cosa sostenga il tono aggressivo dei suoi commenti in cui ci invita a leggere i documenti! I quali vanno non solo letti, anche compresi.

Ma osservazioni pedagogiche a parte: what's your point? Ossia, cosa di concreto vorrebbe comunicarci?

a me sembra che se tali miglioramenti non fossero "praticamente rilevanti" non sarebbero stati inseriti al primo punto dei key findings dall'OCSE o no?

Comunque io vedo un atteggiamento abbastanza generalizzato di pregiudizio nei confronti della scuola italiana (non nel post di Gagliardi, ma nei commenti e in generale nel modo in cui si tende ad affrontare l'argomento su questo sito). Il che è davvero un peccato e mi da francamente assai fastidio, non perché la scuola italiana sia perfetta (neanche lontanamente) ma perché se davvero si vuole ragionare di come migliorarla, si dovrebbero studiare i risultati PISA senza pregiudizi, non cercare in essi solo una conferma delle proprie idee precostituite, come mi sembra si stia facendo qui (e rifiutarsi di riconoscere i dati quando non vi si allineano).

Vuole un esempio? cito sempre dal rapporto OCSE:
"In some Italian regions, 15-year-old students are among the best-performing students in the world in mathematics. Specifically, students in Trento, Friuli Venezia Giulia and Veneto score well above the OECD average at 524, 523 and 523 score points, respectively"
Tanto per dire, l'eccellenza anche al livello di performance nella matematica, ce l'abbiamo in casa, nel nostro sistema (dice sempre l'OCSE sulla base dei PISA) per cui, invece di immaginare improbabili sconvolgimenti epocali, abolire il classico, abolire i licei, istituire un sistema di vaucher e di charter school etc (tutte cose peraltro molto controverse e per me neanche auspicabili), ma se invece, più modestamente, non si lavorasse su una mappatura delle buone prassi nel campo dell'insegnamento della matematica messe in atto in queste tre regioni, per poi cercare di estenderle a tutto il territorio nazionale? troppo banale? troppo sensato?

[di lavorare] su una mappatura delle buone prassi nel campo dell'insegnamento della matematica messe in atto in queste tre regioni [dove i risultati sono buoni], per poi cercare di estenderle a tutto il territorio nazionale

Eh, benissimo, ma come si fa? chi lo fa? mosso da quali incentivi? chi dovrebbe dare il via? e, dato il via (dal Ministero?), come potrebbe procedere la diffusione delle buone pratiche? come avverrebbe che insegnanti mediocri passerebbero da cattive a buone pratiche, trasformandosi in buoni insegnanti? Non sono domande retoriche, sono domande che richiedono risposte specifiche. Se ci riflette, legge con attenzione la proposta di Andrea Ichino e si informa su come è andata nei paesi in cui qualcosa del genere è stato sperimentato, troverà qualche risposta a tutte queste domande.

Naturalmente possono esserci proposte diverse e migliori. Ma devono essere altrettanto operative, cioè rispondere concretamente a quelle prosaiche domande. E si noti la modestia della proposta, che non prevede nessun cambiamento imposto dall'alto, ma mira solo a innescare un meccanismo virtuosamente competitivo che faciliti la spontanea diffusione anche delle buone pratiche didattiche giustamente menzionate da Rinaldi. In tempi non brevi, va da sé. E in modo del tutto compatibile con qualsiasi riforma o altri miglioramenti delle scuole tradizionali, inclusi quelli che Rinaldi potrebbe precisare in termini più operativi.

Sul significato dei risultati PISA per l'Italia mi sembra difficilmente contestabile quanto scritto nei commenti qui sotto da Federico, Boldrin, e prima ancora nell'articolo di Andrea Moro.

Concordo con Rinaldi sulla rilevanza dei risultati dei test, sia PISA che INVALSI, e le loro variazioni negli anni, specialmente -- aggiungo io -- nella prospettiva di una competizione fra istituti scolastici riguardo alle scelte delle famiglie su dove iscrivere i figli. Questo però richiederebbe che fossero divulgati i risultati delle singole scuole.

Da una rapida ricerca in Internet mi risulta che alcuni istituti hanno presentato i loro risultati nei test INVALSI rispetto alle medie nazionali e locali, anche riferite a istituti del medesimo tipo -- cioè i dati che potrebbero orientare le scelte delle famiglie. Ma gli istituti che hanno fatto questo sono, se ho visto bene, pochissimi, e questo non aiuta me come genitore a decidere a quale liceo o istituto tecnico iscrivere mia figlia. Però il fatto che qualche istituto (ad esempio il liceo Fermi di Bologna, vedi http://www.liceofermibo.net/docs/invalsi/relazione_esiti_2013_INVALSI.pdf ) abbia fatto una bella relazione sui propri risultati, abbastanza analitica ma facilmente comprensibile dal pubblico, con qualche informazione utile anche sulle singole classi, dimostra che la cosa è possibile.

Sarebbe quindi utile fare pressione sui singoli istituti scolastici perché producessero relazioni del genere. E fare pressione perché si consenta all'INVALSI di pubblicare direttamente i risultati scuola per scuola. Se non sbaglio, attualmente l'INVALSI non può farlo e può concedere l'accesso ai dati dei singoli istituti solo a persone accreditate. (Se invece sbaglio, correggetemi, il punto mi sembra importante.)

...che ho rilanciato qui nei giorni scorsi (consentire anche in Italia l'introduzione di free o charter schools e allestire i necessari e non gravosi controlli pubblici) ha questa notevole proprietà: questo tipo di scuola si propaga o si estingue da sé a seconda che dia buona o cattiva prova.

Non sarebbe male provare a dotare di questa proprietà qualsiasi progetto di cambiamento, ove possibile.