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La Scuola Italiana, vista da un emigrato

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michele boldrin 7/10/2016 - 23:13

Sulla mancata comprensione della, sostanziale, differenza fra "statistically significant" e "praticamente rilevante" ha gia' detto Francesco Lovecchio al cui commento (con corredo di reference nel mio seguente) rinvio.

Al medesimo commento rinvio anche per provare a capire che passare dalla posizione N-7 a quella N-10 o anche N-2 vuol dire poco se non si superano certi standard minimi e, soprattutto, se meta' del paese e' orrendamente sotto di essi e la varianza e' enorme.

I key findings che elenca sono tutti ovvi e noti e vogliono dire nulla, di per se. O, se vogliono dire qualcosa, sono conferma che le disfuzioni del sistema scuola sono tante e spuntano da tutti i lati.  

Detto questo, mi domando cosa sostenga il tono aggressivo dei suoi commenti in cui ci invita a leggere i documenti! I quali vanno non solo letti, anche compresi.

Ma osservazioni pedagogiche a parte: what's your point? Ossia, cosa di concreto vorrebbe comunicarci?

a me sembra che se tali miglioramenti non fossero "praticamente rilevanti" non sarebbero stati inseriti al primo punto dei key findings dall'OCSE o no?

Comunque io vedo un atteggiamento abbastanza generalizzato di pregiudizio nei confronti della scuola italiana (non nel post di Gagliardi, ma nei commenti e in generale nel modo in cui si tende ad affrontare l'argomento su questo sito). Il che è davvero un peccato e mi da francamente assai fastidio, non perché la scuola italiana sia perfetta (neanche lontanamente) ma perché se davvero si vuole ragionare di come migliorarla, si dovrebbero studiare i risultati PISA senza pregiudizi, non cercare in essi solo una conferma delle proprie idee precostituite, come mi sembra si stia facendo qui (e rifiutarsi di riconoscere i dati quando non vi si allineano).

Vuole un esempio? cito sempre dal rapporto OCSE:
"In some Italian regions, 15-year-old students are among the best-performing students in the world in mathematics. Specifically, students in Trento, Friuli Venezia Giulia and Veneto score well above the OECD average at 524, 523 and 523 score points, respectively"
Tanto per dire, l'eccellenza anche al livello di performance nella matematica, ce l'abbiamo in casa, nel nostro sistema (dice sempre l'OCSE sulla base dei PISA) per cui, invece di immaginare improbabili sconvolgimenti epocali, abolire il classico, abolire i licei, istituire un sistema di vaucher e di charter school etc (tutte cose peraltro molto controverse e per me neanche auspicabili), ma se invece, più modestamente, non si lavorasse su una mappatura delle buone prassi nel campo dell'insegnamento della matematica messe in atto in queste tre regioni, per poi cercare di estenderle a tutto il territorio nazionale? troppo banale? troppo sensato?

[di lavorare] su una mappatura delle buone prassi nel campo dell'insegnamento della matematica messe in atto in queste tre regioni [dove i risultati sono buoni], per poi cercare di estenderle a tutto il territorio nazionale

Eh, benissimo, ma come si fa? chi lo fa? mosso da quali incentivi? chi dovrebbe dare il via? e, dato il via (dal Ministero?), come potrebbe procedere la diffusione delle buone pratiche? come avverrebbe che insegnanti mediocri passerebbero da cattive a buone pratiche, trasformandosi in buoni insegnanti? Non sono domande retoriche, sono domande che richiedono risposte specifiche. Se ci riflette, legge con attenzione la proposta di Andrea Ichino e si informa su come è andata nei paesi in cui qualcosa del genere è stato sperimentato, troverà qualche risposta a tutte queste domande.

Naturalmente possono esserci proposte diverse e migliori. Ma devono essere altrettanto operative, cioè rispondere concretamente a quelle prosaiche domande. E si noti la modestia della proposta, che non prevede nessun cambiamento imposto dall'alto, ma mira solo a innescare un meccanismo virtuosamente competitivo che faciliti la spontanea diffusione anche delle buone pratiche didattiche giustamente menzionate da Rinaldi. In tempi non brevi, va da sé. E in modo del tutto compatibile con qualsiasi riforma o altri miglioramenti delle scuole tradizionali, inclusi quelli che Rinaldi potrebbe precisare in termini più operativi.