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La Scuola Italiana, vista da un emigrato

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[di lavorare] su una mappatura delle buone prassi nel campo dell'insegnamento della matematica messe in atto in queste tre regioni [dove i risultati sono buoni], per poi cercare di estenderle a tutto il territorio nazionale

Eh, benissimo, ma come si fa? chi lo fa? mosso da quali incentivi? chi dovrebbe dare il via? e, dato il via (dal Ministero?), come potrebbe procedere la diffusione delle buone pratiche? come avverrebbe che insegnanti mediocri passerebbero da cattive a buone pratiche, trasformandosi in buoni insegnanti? Non sono domande retoriche, sono domande che richiedono risposte specifiche. Se ci riflette, legge con attenzione la proposta di Andrea Ichino e si informa su come è andata nei paesi in cui qualcosa del genere è stato sperimentato, troverà qualche risposta a tutte queste domande.

Naturalmente possono esserci proposte diverse e migliori. Ma devono essere altrettanto operative, cioè rispondere concretamente a quelle prosaiche domande. E si noti la modestia della proposta, che non prevede nessun cambiamento imposto dall'alto, ma mira solo a innescare un meccanismo virtuosamente competitivo che faciliti la spontanea diffusione anche delle buone pratiche didattiche giustamente menzionate da Rinaldi. In tempi non brevi, va da sé. E in modo del tutto compatibile con qualsiasi riforma o altri miglioramenti delle scuole tradizionali, inclusi quelli che Rinaldi potrebbe precisare in termini più operativi.