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Il governo rosso-brunato. II

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Il rapporto del "popolo" con tale elite è bimodale. Le si richiedono elargizioni, favori, garanzie e prebende; […] Quando praticamente tutti i membri dell'elite fra cui si era adusi scegliere diventano incapaci di offrire favori, garanzie e prebende, si opera per spodestarli a favore di chiunque prometta favori, garanzie e prebende.

Sostanzialmente d’accordo, ma indebolirei il modellino, in quanto ritengo che una larga parte del popolo non sia in grado di cogliere il nesso fra i provvedimenti governativi e i propri interessi immediati, tranne che per quei (rari) provvedimenti di riforma che li colpiscano in modo molto evidente (tipo riforma Fornero), la reazione ai quali non è forse poi così rilevante.

Per larga parte del popolo, il meccanismo principale mi sembra piuttosto questo: finché il tran tran cui si sono adattati si mantiene, continuando a offrire ai figli almeno le prospettive che aveva offerto ai genitori, politicamente poco o nulla succede; quando invece le condizioni di vita e le prospettive per i figli peggiorano, gradualmente molti si rivoltano contro le passate élite e si affidano a chi prometta una restaurazione del passato.

“Elargizioni, favori, garanzie e prebende” sono visibili e quindi rilevanti per alcune categorie (per i tassisti, ad esempio; per alcune categorie di agricoltori; assai meno forse per i piccoli commercianti), e questo ha certamente un forte peso; ma per larga parte del popolo il meccanismo di mantenimento e perdita del consenso a me sembra ancora più grossolano di come lo rappresenta Michele Boldrin, meno razionale - per quanto miope sia la razionalità in questione.

Non sono sicuro di quanto ho appena detto, sono solo ipotesi, peraltro poco diverse da quelle di Boldrin, quasi solo una diversità di accenti. Però forse fanno un po’ di differenza nell’analisi politica: l’ostacolo alle riforme in Italia non sarebbe tanto la resistenza di un popolo che saprebbe riconoscere le minacce alle “elargizioni, favori, garanzie e prebende” di cui gode; sarebbe piuttosto la mediocrità intellettuale e morale di élite (PD, FI) cui non par vero di rinunciare alle necessarie riforme radicali con la scusa che la gente non le accetterebbe. Perfino la riforma Fornero, nonostante i mugugni, è stata sostanzialmente accettata, e credo che ben poca gente speri e pretenda che venga davvero cancellata.

Per questo, in attesa di quello che Michele sosterrà al riguardo, imputerei la mancanza di un'opposizione seriamente riformista più ai difetti delle classi dirigenti (media inclusi, e riconoscendo l'importanza dei quattro pilastri culturali identificati nella prima puntata) che a quelli del popolo, senza naturalmente negare questi ultimi. Ho l'impressione che la (cattiva) specificità italiana vada cercata, nella scala sociale, più sopra che sotto.