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Il governo rosso-brunato. II

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Poiché è inutile soffermarmi su ciò (tantissimo) che del ragionamento di Boldrin condivido, preferisco evidenziare un punto che invece non mi convnce.

Tra i predittori esclusi da Boldrin perché non specifici del caso italiano ci sono i social. Credo che questa esclusione sia sbagliata perché, se è certamente vero che i social sono un fenomeno mondiale mi pare altrettanto vero che il loro impatto sullo spazio pubblico dei vari paesi sia assai eterogeneo. In particolare, l'impatto che i fenomeni (comunicativi, comportamentali) di tipo "memetico" generati ed alimentati dai social hanno avuto in pochissimi anni sulla società italiana - caratterizzata già da tempo, a differenza di altri paesi occidentali, da un forte indebolimento delle capacità cognitive diffuse, delle risorse culturali ed educative, delle possibilità di esercizio di pensiero critico (una situazione per molti versi più simile a quella che si è realizzata negli USA che a quella degli altri paesi dellì'Europa occidentale) - sia ancora generalmente ampiamente sottovalutato.

Banalmente, si può riconoscere senza difficoltà che i social siano strumenti capaci di indurre profonde modificazioni nei linguaggi, nei valori e nei comportamenti di massa sia in Svezia sia in Giappone sia in Italia, ma che gli effetti concreti della loro interazione con le istituzioni (in senso northiano) dei singoli paesi siano assai diversi. Tuttavia, tutte le analisi rivolte ai nuovi fenomeni del populismo e del sovranismo in occidente mi sembra che tendano a sottovalutare sistematicamente le dimensioni di tali effetti e delle relative differenze, a causa probabilmente di un pregiudizio epistemologico che induce ad enfatizzare le radici conspaevoli e razionali dei comportamenti politici a scapito di quelle puramente memetiche, inconsapevoli, irrazionali.

Mi rendo conto che è difficile definire anche solo i lineamenti di un modello esplicativo che dia una misura e un ruolo non generico e vago ai social e che, pertanto, la mia osservazione resta solo il frutto di un qualche genere di percezione soggettiva difficile da formalizzare. Cionondimeno, proprio l'ampiezza delle oscillazioni nella manifestazione del consenso che Boldrin evoca mi sembra un suggerimento in direzione di una maggiore considerazione delle dinamiche, per così dire, "di gregge" e anche un suggerimento della sostanziale imprevedibilità dei comportamenti futuri. Per quanto io sia assolutamente d'accordo sul fatto che le elite "bruciate" dalla rivolta non sono mai in alcun modo recuperabili come alternative, infatti, ritengo anche che il consenso attuale del governo minchioleghista non sia necessariamente un trend di lungo periodo ma sia invece esposto ad oscillazioni altrettanto ampie di quelle vissute dal fenomeno Renzi, proprio per il peso determinante che nel processo di costruzione del consenso giocano e giocheranno sempre più le dinamiche memetiche dei social.

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Francesco Forti 5/8/2018 - 09:10

mi pare che recentemente i social siano balzati agli onori della cronaca più per l'uso strumentale (tramite fake news, troll e bot vari) ad opera del maggior manovratore di burattini populisti (quello che sta a mosca, per intenderci) che per l'uso intelligente che poche solitarie menti possono tentare di fare. 

In una delle recenti sedute del senato, il senatore Andrea Marcucci del PD, rivolgendosi a Luigi Di Maio del M5S, se n'é uscito con "“Ma lei sa cos’è il lavoro? Ha mai provato la soddisfazione di essere assunto o di ricevere una busta paga?". Qui il video.

Ex giovanissimo deputato del PLI, aveva all'epoca 27 anni, ed il Sole 24 Ore ci ricorda che la sua campagna elettorale costó nel 1992 mezzo miliardo di lire, eletto al senato nelle ultime 3 legislature con il PD, Andrea Marcucci é il figlio dell'imprenditore farmaceutico Guelfo Marcucci, passato a miglior vita poco meno di un paio di anni fa. Qui come ne diede notizia La Repubblica, qui come ne diede notizia Fanpage

Il PD dovrebbe iniziare a curare e rinforzare la squadra che gestisce la comunicazione, e far loro vagliare dettagliatamente i discorsi dei propri parlamentari, perché quell'attacco a Di Maio si é rivelato un boomerang sui social, e chiunque con un minimo di esperienza del settore l'avrebbe dovuto intuire che far portare quello specifico attacco a Di Maio da un politico con la storia personale e familiare di Marcucci forse non era tutta questa brillante idea.