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Il governo rosso-brunato. II

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Torno su un problema appena accenato nella prima parte. 

Dovesse annunciarsi il disastro annunciato sotto il nome in codice "spread" che poi implica il piano B (uscire o farsi buttare fuori, ... ma che differenza c'è?) cosa succederebbe all'unità italiana, o presunta tale?

Premesso che stante l'attuale governo l'eventualtà di cui sopra è probabilistica solo in termini di "quando", cosa prima o poi potrà accadere? 

Mi pare verosmile che l'attuale compagine, per quanto voglia e possa rimanere tale a lungo, può gridare al complotto internazionale fin che si vuole, trovando l'appoggio del citato 60% ma se ci riferiamo alla parte produttiva del paese allora le % cambiano. 

E questa parte può seguire individualmene (o reclamare pubblicamente) due principali strategie di exit. 

1) la prima è individuale e si chiama delocalizzazione. È la più temuta dai rosso-brunati tanto è vero che hanno già iniziato a sanzionare nel cosidetto DL dignità l'eventualità che aziende che hanno goduto di aiuti pubblici possano andarsene senza pagare pegno. Tutto sommato in questi primi mesi non hanno fatto un tubo ma su questo tema hanno iniziato fin da subito a marcare il territorio. Non si scappa. Chiaro?

2) la seconda, più ardua e quindi meno temibile nel brevissimo termine, è che ampie fette di Nord (e dintorni) chiedano collettivamente di andarsene. Tutti insieme. Ora il problema come noto non è che riescano effettivamente a farlo, ma basta che potenzialmente possano minacciare  in modo credibile di poterlo fare e che siano abbastanza credibili nella minaccia.
La potenzialità cambia tutto. 

Una eventuale richiesta metterebbe in immediato pericolo il modello illustrato da Michele, che si basa tutto sommato sul fatto che esiste una questione meridionale e quindi le "maggiori prebende" susssistono in quanto la parte produttiva finanzia, con la spesa pubblica, la parte che consuma.  E credo che nel M5S malgrado siano stupidi questo  lo capiscano e confidino (non si sa fino a che punto) nell'alleanza con la Lega. Dura minga? Vedremo. 

Nel caso 2) è quindi indispensabile una forza politica locale (unica o coalizzata) che riesca in modo rapido a clusterizzare in modo credibile forze produttive che spingano in tal senso. 
Nord-Exit. Che sarebbe un disastro come Brexit, perché il nord sarebbe fuori dall'europa e dall'euro. Ma qui dovremmo vedere la UE cosa potrebbe decidere. Tra Nord e Sud perderebbe entrambi o terrebbe uno dei due? E quale? 

Ora questa forza politica  non esiste e non si vede all'orizzonte degli eventi (ciò che possiamo vedere). 

Ma potrebbe nascere. Non per cso ma per necessità. Con quanta rapidità non è dato a sapere. 
Il mio scetticismo a proposito è che tendono a crescere in modo rapido ed esponenziale solo gli aggregati di super-stupidi mentre quelli intelligenti ci mettono molto tempo e spesso si incagliano strada facendo, come la storia di FARE insegna. Ma non è detto. 

Tieni presente che si tratta di un'ipotesi rivoluzionaria, secondo la costituzione la repubblica, pur tutelando le autonomie locali, è una e indivisibile. Ciò significa che il governo statale dovrebbe trattare chi propone tale obiettivo in maniera anche più dura di come Rajoy trattò i secessionisti catalani...una prospettiva di guerra civile, il nord nel suo insieme non è la Slovenia, è il cuore produttivo del Paese. Perché si possa realizzare la sua uscita dallo stato unitario occorrerebbe la dissoluzione di questo, ed a quel punto lo sbocco più probabile sarebbe la federazione delle regioni settentrionali con i paesi confinanti, perché i politici locali ben difficilmente annacquerebbero le proprie particolarità a favore di una generica unione nordista di nuovo conio: tanto per fare fantapolitica, Valle d'Aosta e Piemonte con la Francia, Lombardia con la Confederazione elvetica (che dominerebbe), Trentino-Alto Adige con l'Austria e le Venezie a sé ...

Come dicevo, "basta che potenzialmente possano minacciare  in modo credibile di poterlo fare". Aggiungevo anche che a questo scopo una nuova forza politica sarebbe necessaria. Che sorga o meno da ceneri altrui non credo interessi ora ma credo sia praticamente inevitabile.

L'esito non sarebbe rivoluzionario come dici ma semplicemente cadrebbe il castello di carta e l'asse che unisce lega e m5s, facendo cadere il governo prima del disastro finale. Poi questa forza politica potrebbe porsi a garante delle operazione di ripristino dei danni e ricostruzione (su base federale?) del paese.