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Il Liberalismo non ha vinto, il Socialismo ha perso. O no?

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Articolo interessante, ma in questo tema si possono fare anche considerazioni diverse, che azzardo a proporre.
Il modello "liberale" (borghese), che la civiltà occidentale ha massificato e globalizzato e che qui si glorifica, non è esente da limiti e contraddizioni. Ce ne sono molte, ma la principale riguarda la sua sostenibilità.
Non è un mistero per nessuno che la civiltà occidentale si sta estinguendo, e se ne è dibattuto anche in questo forum, e proprio Lei in un precedente articolo (che si rifaceva a Luca Ricolfi) per cercare le cause del fenomeno parlava di "società signorile di massa".
Ma quel "signorile" era un riferimento ambiguo, se me lo concede oso scrivere sbagliato: Ricolfi avrebbe dovuto usare l'aggettivo "borghese".

Se l'estinzione non è un esito desiderabile, e mi pare che non lo sia,  allora noi borghesi dobbiamo disporci anche a fare un po' di autocritica.
Cercando di identificare le cause, e riassumendo, dico che secondo me ci estinguiamo per effetto convergente di due ragioni principali.

Una è quella identificata da Ivan Illich già nel 1971, "Descolarizzare la Società": l'aver voluto massificare la formazione borghese, senza tener conto del fatto che è un modello di elìte, e non è sostenibile.
Questo è stato un tragico errore, avvenuto progressivamente in tutto l'occidente lungo l'intero dopoguerra per tramite della TV, dell'obbligo scolastico e dell'istruzione di massa, culminato con l'università "per tutti" del '68.
Si tratta della causa materiale.
Come il bugiardo che racconta così tante volte la stessa menzogna che finisce per crederci, noi ci siamo raccontati che l'istruzione è un mezzo di produzione della ricchezza, mentre in realtà è un mezzo di giustificazione della stessa.
Ci siamo illusi quindi che bastasse dare istruzione a tutti, per essere tutti ricchi.
Siamo caduti, noi borghesi stessi, nella trappola della finzione borghese.
Il risultato siamo noi 40-enni di inizio millennio: generazione di troppo colti, sovra-istruiti quanto inutili soggetti, che rifiutano lavori popolari perché ambiscono a essere quello che non potranno mai essere; e non fanno figli perché terrorizzati dalla prospettiva di un ulteriore declassamento. Magari dando la colpa gli uomini alle "donne" e le donne agli "uomini" in un ridicolo bisticcio dei generi degno dei capponi di Renzo. 

L'altra causa è quella che lo stesso Illich identifica ne "La Convivialità" del 1973, e che è più attinente al suo articolo: la civiltà borghese ha abbandonato (e tradito) la "comunità" per concentrarsi solo su l' "individuo".
Ha istituzionalizzato il suo individualismo in modo tanto profondo da essere visibile anche nell'evoluzione dei sistemi giuridici: nella civiltà borghese il comunitario è divenuto un pària.
C'è spazio solo per una destra "illuminata" cioè liberale (borghese) e per una sinistra "moderna", cioè liberal-socialista (borghese).
Questa impostazione è riconoscibile anche in questro suo scritto, che chiama "chiusa" la società comunitaria (non-borghese), con evidente accezione negativa, e "aperta" quella individualista (borghese) con accezione solo positiva; contrapponendo Cosmos e Taxis, Sparta e Atene, in modo non proprio indiscutibile (ché lo spirito greco non era simile punto allo spirito borghese, pure nel tipo ateniese: lo spirito greco era comunitario).

E del comunitario, quindi, che cosa facciamo? Non c'è posto per lui, è un arretrato, un ignorante, un troglodita, una scimmia.
Deve essere spazzato via, scomparire dalla faccia della terra.
In un precedente scambio di opinioni, Lei mi diceva di voler andare a rileggere "Noi, i moderni" di Alain Filkielkraut. Bene, se lo ha fatto la rimando a Filkielkraut, che riconosce questo punto con grande precisione, come prima di lui Raymond Boudon.
Il problema sta nel fatto che l'individualismo borghese è insostenibile tanto quanto il resto del modello: della comunità, e della protezione che offre, si può fare a meno solo se si è RICCHI.
Questo è un vulnus presente ab-origine nella Modernità, ma i suoi scompensi si manifestano solo quando il sentimento individualista diventa di massa e la comunità si dissolve. Cioè ora.
La comunità è (era) tenuta insieme da un insieme di Valori che nell'universo individualista perdono completamente di significato: i doveri a fine collettivo, che possono essere contrari all'interesse dell'individuo, anzi sono tanto più nobili quanto più sono contro l'interesse del soggetto.
Tra questi, i due maggiori sono il procreare ed il combattere.
E basta osservare i riti e le iconografie con cui sempre le comunità hanno prima codificato e istituzionalizzato, e poi celebrato e glorificato queste attività, per rendersene conto.
Nella civiltà occidentale borghese l'individualismo ha raggiunto la dimensione in cui diventa autodistruttivo. Sempre meno donne hanno voglia di fare figli, come sempre meno uomini ne hanno di combattere. E ci estinguiamo.