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Il terremoto, la ricostruzione, il populismo.

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La grande questione economica nazionale

Su questi punti [a) - e)] sono d'accordo al 100%.

Mi spingerei oltre azzardando una proposta, con la consapevolezza di poter dire baggianate, visto che esco dal mio campo.

 

Il passaggio in toto ad un sistema assicurativo obbligatorio sul rischio sismico potrebbe generare problemi in fase di avvio. D'altro canto, l'introduzione progressiva di un regime assicurativo privato potrebbe aiutare a rendere più rapido ed efficiente il processo di ricostruzione, favorendo altresì una suddivisione del rischio che non ricadrebbe più solo sui cittadini e sullo Stato.

Se a questo si aggiunge l'intenzione del Governo di dare avvio ad un progetto poliennale di ampia scala per la messa in sicurezza del territorio [c.d. Casa Italia], viene spontaneo pensare che questo è il momento giusto anche per pianificare una possibile soluzione per la assicurazione privata dei danni da sisma, sul modello di altri paesi (U.S.A., NZ, Giappone). Non voglio entrare nel merito assicurativo delle soluzioni usate all'estero e mi limito a porre la questione della modalità con cui passare ad un ipotetico nuovo sistema.

Poniamo che il Governo dia avvio (come promesso) al rinnovamento delle aree più a rischio offrendo ai cittadini interessati incentivi sotto forma di sgravi fiscali o altre agevolazioni. Questa fase potrebbe essere cruciale anche per il cambio di sistema di assicurazione del rischio.

Mi spiego. Se dal momento che un nuovo edificio viene ultimato, o uno esistente viene adeguato si procedesse a renderne obbligatoria l'assicurazione (privata), verrebbero molti degli ostacoli che questo passaggio comporta. Ricordo infatti che anche gli edifici a prova di sisma più moderni subiscono danni che devono essere riparati e possono persino essere completamente compromessi, a patto che non mettano in pericolo le persone che vi abitano. Per questo tali soluzioni assicurative sono comuni  anche il California, NZ, Chile e Giappone. Allo Stato resterebbe solo la copertura del rischio ultimo, ovvero un terremoto che supera le prescrizioni normativa che lo Stato medesimo fissa - e che le assicurazioni private normalmente escludono.
Gli edifici che hanno subito solo un miglioramento meriterebbero una discussione a parte.

Per non introdurre sperequazioni tra un cittadino con una casa nuova (o adeguata) e assicurata ed uno il cui rischio è ancora in capo allo Stato, il premio dovrebbe essere completamente detraibile e la polizza esentata da imposte per l'assicurato. Chi paga una assicurazione di tasca sua non “grava” sullo Stato per i rimborsi, quindi non è corretto che su questo venga tassato. Tale regime fiscale dovrebbe essere garantito sino alla messa in regime del nuovo sistema (uno-due decenni) per tutti gli immobili di qualunque zona sismica.

Non saprei valutare i costi ed i benefici per lo Stato, suppongo però che la ripartizione del rischio, oltre ad una maggiore tempestività dei finanziamenti e allo snellimento delle procedure sarebbero un vantaggio per i cittadini colpiti da calamità e per tutti i contribuenti in generale.

Le assicurazioni godrebbero invece di una platea di assicurati crescente e con livelli di rischio da "paese avanzato" ed i cittadini non avrebbero ragione per evitarne il pagamento delle polizze vista la detraibilità, salvo colpose omissioni.

 

Il lavoro chiama anche me. ;-)

Una qualche tipologia di copertura assicurativa è sicuramente necessaria. Trovo però che se ne sottovalutino i costi per il cittadino, almeno nel breve termine.

Anche la sola valutazione del rischio, se fatta 'su misura' del fabbricato e non su base statistica (tipo RC auto) è relativamente onerosa. Diverse cmpagnie potrebbero inoltre stimare la vulnerabilità in modo sostanzialmente diverso, vista l'arbitrarietà di alcune valutazioni. Cosa ne pensa?

Sarebbe auspicabile l'introduzione di una classificazione oggettiva e chiara degli edifici esistenti; affiancandola con una progressiva introduzione delle assicurazioni obbligatorie. Realizzare il secondo punto senza il primo risulterebbe oltremodo difficile. Questa soluzione potrebbe coprire l'intero spettro di casi sia di edifici nuovi che esistenti.

Più nello specifico, il primo passo potrebbe partire dagli edifici nuovi o adeguati, gli standard da rispettare in questo caso sono quelli già fissati per legge, quindi:

  1. A1) non vi sarebbe (quasi) nessun onere nella valutazione dei danni attesi per i livelli di rischio associati ai diversi tempi di ritorno attesi per eventi catastrofici (tra ingegneri si direbbe: per ciascuno Stato Limite), perché questi sono un dati di uscita del progetto di costruzione o di ristrutturazione;
  2. A2) non si pone il problema di costruzioni con performance scadenti, dato che questi interventi devono essere realizzati secondo gli standard correnti e la catena di responsabilità è chiaramente identificata (progettista, esecutore, collaudatore...);
  3. A3) a partire dai danni attesi per ciascuno Stato Limite è possibile valutarne il costo associato (expected loss), che immagino possa servire all'assicurazione per valutare il premio della polizza, - correggetemi se sbaglio.

 

  1. Allargando la valutazione della vulnerabilità a tutto il patrimonio edilizio esistente:
  2. B1) le procedure di analisi e di valutazione devono essere oggettive e condivise, attraverso apposite specifiche tecniche;
  3. B2) le valutazioni dovranno essere eseguite per ciascun edificio, al limite su tipologie omogenee in quartieri urbani costruiti in serie (con limitate verifiche puntuali);
  4. B3) nel caso di aggregati complessi, come i centri storici, tali valutazioni debbono essere estese all'intero aggregato.

e poi?

giovanni federico 5/12/2016 - 23:46

Ipotizziamo che si accerti che un edificio del Cinquecento è altamente vulnerabile. Come si prezza il valore - e quindi come si decide l'assicurazione (presumo obbligatoria)? Col costo di una costruzione analoga moderna con criteri antisismici? Col costo di una costruzione simile falso antica? Oppure si impone ai proprietari di adeguare alle norme antisismiche moderne (se tecnicamente possibile)? Se non hanno i soldi, li forziamo a fare un mutuo? Li espropriamo?

Any idea?

Il mio pensiero: Classificazione di rischio sismico (vulnerabilità per esposizione) da rendere progressivamente obbligatoria per tutti gli immobili.

E' uno strumento conoscitivo fondamentale per il cittadino e per il decisore in generale, quale può essere il caso di una assicurazione.

Detta classificazione può essere condotta in due modi.

a) con valutazioni speditive per immobili di 'recente' costruzione. Questa deve essere molto a favore di sicurezza e mai permettere di superare un certo indicatore di performance o rischio* (i.e. al massimo classe 'B', pure se edificio di nuova costruzione perfettamente conforme alla norma)

b) con indagini approfondite. Ricadono in questa fattispecie immobili esistenti di non recente costruzione oppure immobili nuovi che vogliano aumentare il loro valore di mercato certificando un rischio sismico sostanzialmente inferiore i requisiti di legge o una performance sostanzialmente migliore (p.e. progettato per non danneggiarsi sotto l'azione di un sisma pari a quello di legge).

In questa sede, per edifici che mostrino alta vulnerabilità è importante che vengano indicati e giustificati interventi con alto rapporto benefici costi, anche con una prima quantificazione degli stessi, per permettere almeno di salvaguardare la vita degli occupanti.

 

Ricadute della classificazione sull'assicurazione

Gli immobili -poniamo- della classe sismica 'B' o migliori, devono poter vedere assicurata una somma necessaria ad eventuale ricostruzione totale (assai improbabile) o ripristino totale. Qui si può apprezzare la differenza in termini di premio assicurativo per ha deciso -liberamente- di costruire e certificare performance superiori alla norma.

Per il patrimonio esistente per il quale si constati una alta ed altissima vulnerabilità** si può vedere assicurato un controvalore figurativo o d'uso, magari non sufficiente alle spese di riparazione nè di ricostruzione, ma commisurato a necessità abitative post sisma. Gli abitanti di questi immobili sismicamente insicuri, si trovano quindi un valore di mercato sostanzialmente inferiore a prima. Suppongo questo sia il vero motivo politico che ha sempre bloccato normative di questo tipo. In cambio però:

1) possono accedere a suddette polizze assicurative che coprono necessità materiali ed abitative a prezzi calmierati o con corpose detrazioni fiscali. I.e. in caso di sisma non bisogna aspettare l'intervento dello stato, se e quando arriva.

2) se l'immobile vulnerabile non è di interesse storico-artistico elevato vengono rilassati vincoli di qualsiasi natura per abbattimento e ricostruzione, anche con bonus volumetrico che possa fornire incentivo (da lasciare ai comuni, sempre e comunque senza occupare nuovo suolo). Penso alle città con prezzi al metro quadrato molto elevati e patrimonio immobiliare post WWII.

3) Lo stato può concorrere al miglioramento sismico con contributi a parziale copertura di immobili privati che ritiene di forte\fortissimo interesse storico-artistico, purchè vengano almeno in parte resi accessibili al pubblico. Per questo si potrebbe pensare anche all'impiego di fondi europei.

Ogni punto meriterebbe volumi di approfondita discussione, io metto solo un po' di carne al fuoco.

Mi rendo conto che in tutto questo è di importanza sostanziale la quantificazione di contributi, entità delle polizze e del rischio, che richiede competenze assai multidisciplinari.

 

In sintesi: se sei stato informato correttamente ed in modo comprensibile di avere un immobile altamente vulnerabile non hai voluto procedere a valutazioni più approfondite E  hai deciso di non stipulare una assicurazione agevolata e di importo modesto, allora si può iniiare a parlare di moral hazard, rimanendo comunque la questione assai complicata e ricca di specificità che purtroppo si concretizzano sulla pelle delle persone.

 

 

* ci sarebbe da discutere anche di questo ma per ora concedetemi di confondere i concetti e legare strettamente performance -qualunque cosa significhi- e rischio. Ovvero 'performance' o prestazione elevata corrispondono a rischio basso.

** se abitassi in un edificio di classe sismica 'G', qualche domanda me la farei, pur senza creare inutili allarmi

C'è una questione di fondo da risolvere prima di entrare nel dettaglio delle proposte, alcune delle quali sono molto interessanti.

Classificazione di rischio sismico (vulnerabilità per esposizione) da rendere progressivamente obbligatoria per tutti gli immobili.

Nel momento stesso in cui lo Stato obbliga ad accertare che un immobile è intrinsecamente insicuro, quali strumenti mette in campo per gestire le conseguenze che questo comporta?

Mi spiego. Se l'edificio è insicuro il Comune dovrebbe togliere immediatamente l'agibilità, succede dopo un terremoto oppure dopo un incendio o una fuga di gas, quando i VVF accertano che l'immobile è privo dei requisiti minimi di sicurezza.

Questa operazione non è priva di conseguenze: le utenze debbono essere interrotte, sicuramente quella del metano (riscaldamento) [Decr. n. 37 22 gennaio 2008]. Solitamente i Sindaci procedono con una ordinanza di sgombero.

Anche allentando vincoli normativi, e supponendo che poi qualcuno si assuma queste responsabilità, l'introduzione di un obbligo di questa portata (classificazione o assicurazione) deve essere accuramente pianificato.

Al contrario, se queste iniziative fossero lasciate alla buona volontà di ciascuno, sarei dubbioso circa la loro efficacia. Sarebbe un po' come certe persone che non vanno dal medico per paura che gli possa dire di mettersi a dieta o di smettere di fumare. Fin qui nessun problema, ma se la casa di uno che "non vuole smettere di fumare" crolla su quella del vicino che l'ha appena adeguata sismicamente?

P.S. Era un esempio, non se la prendano i fumatori!

Nel momento stesso in cui lo Stato obbliga ad accertare che un immobile è intrinsecamente insicuro, quali strumenti mette in campo per gestire le conseguenze che questo comporta?

 Le questioni qui sono sottili e spinose. Non sono d'accordo che l'alternativa sia tra fare finta di non vedere e pagare l'adeguamento a tutti (mi perdoni la sintesi brutale)

'Sismicamente insicuro' non significa di per sè crollo incipiente, come 'di classe energetica G' non significa che stai al freddo d'inverno.

Il paragone è forzato ma è fisologico che il confronto tra tecnologie (e risorse) di oggi e di 40 anni fa possa risultare impietoso, soprattutto per certi tipi di edilizia.

Il risultato è però relativo: oggi sappiamo fare molto meglio, non ti sta per cadere la casa in testa. Magari speriamo che non si verifichino terremoti.

Nuovo paragone, ancora legato al mondo dell'auto, io la vedo così:

https://www.youtube.com/watch?v=joMK1WZjP7g

Non è che per tranquillizzare i possessori di Chevrolet Bel Air 1959 evitiamo di fare crash test.

Dal punto di vista tecnico dirò una cosa che molti colleghi (ingegneri) potrebbero considerare eterodossa: un edificio del 1500 che non abbia subito nel tempo interventi di trasformazione eccessivi o non sia stato privato a lungo della necessaria manutenzione, probabilmente non sarà (altamente) vulnerabile, come si è sovente portati a credere.

Non sto' ad annoiarvi con le questioni tecniche, vi faccio solo notare che, nelle condizioni citate sopra, la storia ha già messo quella costruzione a confronto con diversi eventi sismici: quindi se è arrivato intatto sin qui probabilmente non sarà messo così male. Un caso evidente ed estremo sono gli acquedotti romani.
- Questo vuol dire che una volta costruivano meglio che oggi? No, semplicemente che le le strutture peggio costruite sono già state eliminate dalla selezione naturale.

Questa considerazione purtroppo non è valida per l'edilizia minore, i borghi di cui si è detto, ove la stratificazione costruttiva (abusi edilizi compresi) rende difficile sia la diagnostica che un eventuale intervento di adeguamento. Agli ostacoli tecnici si devono inoltre aggiungere: l'interazione con altri vincoli di tipo storico ed artistico e – soprattutto – la frammentazione della proprietà.

Purtroppo, le soluzioni elencate esulano dalle mie competenze e per questo sono curioso di sentire quali altre idee possano nascere.

Come si prezza il valore - e quindi come si decide l'assicurazione (presumo obbligatoria)? Col costo di una costruzione analoga moderna con criteri antisismici? Col costo di una costruzione simile falso antica? Oppure si impone ai proprietari di adeguare alle norme antisismiche moderne (se tecnicamente possibile)? Se non hanno i soldi, li forziamo a fare un mutuo? Li espropriamo?

noto , senza nascondere un po di amarezza , l'assenza di interesse per capire dove trovare i fondi per finanziare un miglioramento del parco immobiliare italiano , pubblico e privato

chiedo ora all'ingegnere se condivide le mie paure circa la pericolosita' del mose ( in caso di rottura di paratie durante una marea ) per la sua possibilita' di creare onde anomale dall'alta capacita' distruttiva

infine vi chiedo circa l'obbligatorieta' dell'assicurazione :

i)non credete che questa venga vissuta dai cittadini tanto ingiusta quanto la ricostruzione tramite la fiscalita' generale ..... nello specifico  perche' mai un abitante in zona non sismica dovrebbe pagare un assicurazione i cui vantaggi saranno solo per chi subisce danni da terremoto

ii)quante e quali assicurazioni dovrebbero essere obbligatorie per gli edifici , mi spiego : oltre ai terremoti ci sono altri eventi molto distruttivi , bisognerebbe quindi imporre l'obbligo di assicurare le abitazione contro i terremoti , contro le alluvioni , contro le frane , contro eruzioni di vulcaniche etc etc , non credete che sarebbe eccessivamente dispendioso per il cittadino?

In realtà trovo l'idea stessa di nuove tasse perversa di per sè, quindi mi sono d'accordo con lei. Io non propugno l'obbligatorietà dell'assicurazione, quando la consapevolezza del rischio. Se lei conosce cosa succederà alla sua casa in caso di terremoto e dispone della possibilità di accedere a polizze a copertura di un rischio ragionevole, sul premio delle quali lo stato le riconosce una tassazione agevolata -visto che non dovrà fornirle assistenza\contributi in caso di sisma- per me risulta sufficiente.

Se abita vicino a un fiume lei sa che in passato questo è uscito dagli argini, sa che il rischio esiste e lo percepisce, quantomeno fa attenzione tutte le volte che piove per molti giorni di seguito e non pretende che qualcuno paghi per il fango che le può portare in casa (a meno che, p.e., non ci sia dolo nella gestione e manutenzione dell'argine, altra storia però).

 

Con il sisma questo rischio è meno percepibile, ma potenzialmente fatale per le persone e distruttivo per il sistema economico.

Così, per ricordare perchè lo stato dovrebbe avere 'a cuore' questo problema, ricordo alcuni eventi geologicamente recentissimi (comunque: https://it.wikipedia.org/wiki/Terremoti_in_Italia_nel_XXI_secolo)

 

Terremoto Messina, 1908, più di 10000 (centomila) vittime stimate

Terremoto Friuli 1976, 990 vittime

Terremoto Irpinia 1980, 2914 vittime

Terremoto Umbria 1997, 11 vittime

Terremoto Aquila, 2009, 309 vittime

Terremoto Emilia, 2012, 20 vittime

Terremoto Accumoli, agosto 2016, 299 vittime

 

Ho inserito solo quelli che mi venivano in mente e fatto affidamento a wikipedia per le cifre. Non ho riportato nè feriti nè edifici danneggiati.

In quanto a:

"perche' mai un abitante in zona non sismica dovrebbe pagare un assicurazione i cui vantaggi saranno solo per chi subisce danni da terremoto" 

Mi permetto di risponderle provocatoriamente: perchè mai se sono sano dovrei fare visite di controllo?

Rilancio: perchè se compra una macchina ha le informazioni sul crash test http://www.euroncap.com/it e se compra una abitazione per 10 volte la stessa cifra no?

caro sandrone , mi permetto la seconda persona .... del resto il "lei" e' femminile.

mi apre di capire che siamo entrambi contrari ad imporre lobbligatorieta' di un assicurazione ..... gia' l'obbligo di installare le valvole termostatiche lo trovo una truffa , ma scusa se divago.

potrei essere favorevole alle tua affermazione : "visto che non dovrà fornirle assistenza\contributi in caso di sisma"

tuttavia spesso le assicurazioni cercano di non pagare quanto dovuto

questo ci porta al titolo del commento , che altro non e' che l'ampliamento della problematica sollevata gia' nell'articolo principale :

"Perché mai è buona politica fornire incentivi pubblici per costruire e vivere in zone ad alto e comprovato rischio sismico? Quale sarebbe la logica di tale politica? Forse che il fatto d'aver vissuto in zone ad alto rischio in passato, senza assumersene i costi, genera il diritto di continuare a viverci a carico di chi vive altrove?"

in sintesi concludo che atteggiamente prettamente razionali , che pur sono condivisibili hanno difficile , se non impossibilie applicazione in democrazia ..... immagina le proteste , forse le violenze che seguirebbero ad atteggiamenti come quelli auspicati gia' nell articolo di boldrin "Lo stato dovrebbe mettere in chiaro che non rimborserà più le case crollate a causa della violazione delle norme in essere per la costruzione e l'adeguamento"

che porterebbero come minima conseguenza alla caduta del governo che si facesse alfiere di tali posizioni.

piccola puntualizzazione sulle provocazioni , che pur apprezzo : 

i paragoni mi sembrano un po uori misura .... mi spiego : non esistono persono che non hanno possibilita' di ammalarsi .... mentre esistono territori a rischio sismico nullo

ugualmente per le macchine non esistono macchine che abbiano garanzia di non fare incidenti .... mentre esistono zone libere dal rischio di allagamento 

di qui la necessita' , non l'obbligo almeno per le persone , di fare controlli sulla propria salute e ( questa volta' si' l'obligo ) di fornire certificati di sicurezza per le automobili

in risposta

B. Sandrone 8/12/2016 - 09:17

Gentile Bonghi,

Il 'lei' è in questo caso usato come allocutivo, trova tutti i riferimenti del caso su vari dizionari online. Trovo il tema di estremo interesse, anche se mi sembra che questa specifica discussione tra lei e me stia scadendo nell'accanimento più che nella comprensione.

I paragoni sono utili per fornire una immagine e una concrettezza al pensiero astratto, ma possono limitare, giocoforza, la generalità della discussione. Per l'ultima volta non vi rinuncerò, che non mi si accusi di lanciare il sasso e ritrarre la mano.

Per punti, particolarissimi, i miei pensieri:

... gia' l'obbligo di installare le valvole termostatiche lo trovo una truffa [...] spesso le assicurazioni cercano di non pagare quanto dovuto

 

I tempi sono difficili, non rinunciamo a quello che si può fare, all'ordinarietà dei rapporti onesti, in favore di una relativa minoranza di disonesti che rendono il mondo un posto peggiore e vengono propagandati come 'lo schifo generale'. I meccanismi assicurativi di norma funzionano, le disonestà vanno individuate e punite, non guardate solo con rassegnazione.

in sintesi concludo che atteggiamente prettamente razionali , che pur sono condivisibili hanno difficile , se non impossibilie applicazione in democrazia .....

Ancora, rinunciare alla razionalità e ad una idea giusta (ideale, si direbbe in altri contesti) è purtroppo espressione dei tempi. Le cose che riguardano la vita delle persone vanno trattate con estrema delicatezza e trovo questo tono da 'moral hazard' presente nell'articolo pesante e ingiustificato. Le mie proposte altro non sono che materiale di discussione, un 'come' del tutto imperfetto al quale, come fa notare lei, non è indifferente il 'quanto' (quanto costa? Quanto ce n'è davvero bisogno nella zona in cui vivo...).

Rinunciare alla cultura della prevenzione, a migliorare il paese in cui viviamo, a spiegare il perchè di ciò in cui si crede perchè 'non vende' è avvilente.

 

i paragoni mi sembrano un po uori misura .... mi spiego : non esistono persono che non hanno possibilita' di ammalarsi .... mentre esistono territori a rischio sismico nullo

In Italia esistono territori a rischio sismico più basso di altri, come l'Emilia. Per farsene una idea cerchi su google immagini 'seismic hazard map europe'. In ogni caso una eventuale classificazione sismica degli edifici terrebbe conto di

1. probabilità che si veririfichi un sisma di una certa intensità nella sua zona (poniamo bassissima)

2. caratteristiche dell'edificio (poniamo 'medie')

Il risultato sarebbe una 'classe sismica' elevata (i.e. basso rischio), di cui lei sarà informato e che saprà qualificare, per confronto, in una compravendita o in qualsiasi altra occasione.  Poi potrà decidere se pagare o meno un premio assicurativo proporzionato, se dare più o meno valore a quell'immobile, se farci vivere o meno la sua famiglia, se pagare la stessa cifra un immobile più piccolo ma più sicuro, se ignorare completamente la cosa.

In conclusione, se ritene il 'rischio sismico nullo', potrà valutre  consapevolemente di essere 'libero dal rischio'.

Se è giovane e si sente in salute potrà ritenere, a suo rischio e pericolo, di non potersi ammalare. la statistica le\ci darà, probabilmente, ragione.

 

 

sotterro

bonghi 9/12/2016 - 16:26

l'ascia di guerra , pur inconsapevole di averla estratta...

mi scuso per la seconda persona

mi propongo di farla consapevole che le mie intenzioni non erano allo scontro

ho sbagliato nel darle l'impressione di esprimere giudizi , escluso quello sulle valvole che continuo a ritenere inutile nella misura in cui sottrae risorse ad interveti piu' utili per l'efficientamento energetico dei fabbricati.

per le assicurazioni credo abbiano il diritto di minimizzare i risarcimenti pagati

risarcimenti , per tornare al tema che all'interessante aggiungerei il macchivelliano , che potrebbero essere non "democraticamente" accettati 

sul quale tema peraltro non voglio esprimere giudizi , e come per gli altri , solo constatazioni.mi spiego , non ho voluto dire di rinunciare alla razionalita' , osservavo solo come questa talvolta non riesca a convivere con la democrazia

ugualmente non volevo sostenere l'inutilita'  della prevenzione quanto piu' la sua attuabilita' ... in un sistema democratico , e quindi intrinso del populismo cui l'articolo fa costante riferimento , certe scelte pur razionali non sono accettate .... lo scontento come gia' e' , sarebbe bacino uleriore di voti per una forza appunto "populista", ne abbiamo gia' conferma ampia e diffusa in tuto l'occidente e piu' oltre non mi esprimo per ignoranza

mi scuso se ho puntualizzato troppo sui paragoni contestati , la critica era prettamente sulla forma , non per il contenuto

capisco che il problema sia forse non propriamente in linea con l'articolo e che forse vengano maggiorrmenteapprezzati interventi piu' tecnici purtroppo fuori dalla mia portata 

mi spingo in chiusura ancora oltre , piu' che democrazia e razionalita' bisognerebbe valutare il problema : umanita' e razionalita' , c'e' insita nell'uomo un componente irrazionale , componente che ritengo addirittura preponderante che rende impossiblie all'umanita' il seguire scelte razionali

cordialmente bonghi