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Per la fine della pubblica amministrazione

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Il tentativo è quello di relazionare dimensione (certa) dell'insoluto della pubblica amministrazione (i cui rimedi sono durati una notte) a una tendenza evolutiva innescata da un nuovo approccio giurisprudenziale più severo nei suoi confronti. Nella pubblica amministrazione poche cose fanno paura quanto la Corte dei conti (non l'esercizio del potere disciplinare, non perdere il proprio posto di lavoro). La Corte interviene quando l'ente pubblico perde risorse finanziarie in via ingiustificata, ad esempio quando perde cause civili e sono ricavabili profili di responsabilità personale. Prima: l'ente pubblico disconosce un debito con un fornitore, il giudice civile non può discostarsene, il funzionario non paga. Ora: il giudice civile non si cura del disconoscimento del debito della pubblica amministrazione e la può condannare, dunque la Corte dei conti può rivalersi nei confronti del funzionario per ogni spesa aggiuntiva occorsa. Insomma, il cattivo esercizio della discrezionalità amministrativa ora ha un prezzo. E' un passo avanti. S'incrementa l'incentivo a fare attente valutazioni su chi pagare e chi no (sia chiaro, mi sono limitato a scrivere di uno specifico caso, la fornitura utilmente acquisita in violazione delle norme di contabilità pubblica). Chi disconosce e sbaglia, rischia più di prima. La speranza è che la minaccia di sanzione migliori i numeri dell'insoluto nei confronti della pubblica amministrazione. Occorrerebbero, ai fini analitici, anche analisi comparate con quanto fa la Corte dei conti ogni anno. Sarebbe interessante. Probabilmente scrivendo in inglese comprensibile sarei più incomprensibile. :)

grazie

Fabrizio Bercelli 17/12/2016 - 03:25

In effetti sembra che avessi frainteso non poco.

"...(non l'esercizio del potere disciplinare...)"? Intende "non perdere l'esercizio del potere disciplinare"?

Cioè, tutto ciò che fa il funzionario inamovibile e poco sollecitato a fare al meglio il proprio lavoro (trattamenti retributivi non vincolati al risultato, per aggiungere altro). Grazie a lei