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Dialogo sui minimi sistemi

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Tutto giusto in buona sostanza, mi sembra.

Penso che si possa rafforzare una sorta di sistema immunitario contro la proliferazione dei memi "populisti", che potrebbe consistere in una diffusa divulgazione scientifica riguardo ai temi che vengono più pericolosamente aggrediti da quei memi.

In certi ambiti c'è già e funziona, in particolare in medicina. Non solo divulgatori come Burioni, ma anche la rete capillare di medici e pediatri di base, e l'autorità ampiamente riconosciuta dei medici in generale, arginano efficacemente il fenomeno. I pazienti oncologici che ricorrono a cure tipo Di Bella sono una minoranza ristrettissima e tali rimarranno. I genitori che rifiutano i vaccini sono pure una minoranza, meno ristretta credo ma pur sempre piccola, grazie anche a qualche intervento pubblico (in Emilia-Romagna i bambini non vaccinati non vengono ammessi a scuola). L'omeopatia è molto più diffusa e viene solo debolmente contrastata, ma è quasi innocua dal punto di vista sanitario.

Il "sistema immunitario" invece per ora funziona poco sui temi socio-economici. Una ragione può essere la minore autorità della scienza economica e l'assai minore insediamento sociale degli esperti di economia e di scienze sociali (specialmente in queste ultime per tante ragioni non vi è un confine abbastanza netto fra veri esperti e affabulatori alla Bauman).

Un'altra ragione è la scarsa presenza di una buona divulgazione, a livello popolare, su questi temi. Vi è una buona divulgazione sui temi economici rivolta a élite molto ristrette -- mi riferisco a nfa e a phastidio in particolare. Molto ristrette: io che ritengo di appartenere all'1% della popolazione italiana più attrezzata intellettualmente, anche riguardo a temi socio-economici, talvolta non sono in grado di capire le argomentazioni più tecniche che spesso compaiono su nfa e su phastidio. Sono invece quasi sempre in grado di capire Alesina e Giavazzi sul Corriere, ma non credo che ne sia in grado la maggioranza dei lettori del Corriere: diciamo che nfa e phastidio sono comprensibili a meno dell'1% della popolazione italiana e Alesina e Giavazzi sul Corriere a meno del 10%. Anche le tesi di Fare per fermare il declino erano comprensibili a pochi e inutilmente alcuni di noi (Punto8) cercarono di convincere i responsabili ad accettare le formulazioni più divulgative che allora proponemmo -- non è una recriminazione, tutti fecero quanto allora possibile, è semmai un'indicazione per il futuro.

Allora, dopo tutte queste premesse, una risposta al "che fare?" (domanda che sempre conviene porsi) secondo me è questa: fare più divulgazione sui temi socio-economici e farla MOLTO più accessibile, non solo per l'1%, non solo per il 10%, ma diciamo per il 40-60% della popolazione italiana, quella che arriva a capire il senso di una percentuale, ma non va tanto oltre.

Perché si fa poca divulgazione popolare di buona qualità su temi socio-economici? Una ragione, fra varie altre, è che chi fa qualcosa del genere, come nfa e phastidio, ha ancora in testa il modello di società messo in discussione da Bottacin, Truzzolillo e Masala, un modello in cui un gruppo di esperti può illudersi di influenzare indirettamente una parte importante della popolazione influenzando direttamente un'élite, e solo a quella si rivolge (oppure crede erroneamente di rivolgersi a un pubblico più ampio). Ma, come argomentano bene B, T & M, l'élite ha sempre meno quella presa sulla popolazione che ancora aveva un secolo fa, e quindi il messaggio rimane confinato lì.

Il mio è quindi un suggerimento operativo agli interessati: fare divulgazione sui temi socio-economici in modo drasticamente più accessibile a quel settore di popolazione che, sebbene molto incompetente, è genuinamente interessata a capire e imparare. Esiste e non è piccola. Include non solo Bottacin (esemplare la sua vicenda intellettuale come lui stesso la racconta qui), ma anche i molti (presumo) suoi conoscenti meno competenti e intelligenti di lui.

Indeed

michele boldrin 23/1/2017 - 21:37

Concordo. Modestamente ma qualcosa va fatto in questa direzione che e', alla fine, l'unica realisticamente praticabile.