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Dialogo sui minimi sistemi

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Così lo chiamò Aristotele, e non so se sia utile cambiargli nome.

La definizione è semplice: "utilizzo di termini e slogan ad effetto per attrarre consenso". In realtà, spesso bastano gesti e volumi di voce.
In altra accezione, la "demagogia" è anche il "governo dei demagoghi", che Aristotele definiva come la degenerazione naturale ed inevitabile della "democrazia".

In realtà, la storia della contrattualismo, di cui la democrazia fa parte, e del giusnaturalismo, che ne è padre, trovano il culmine negli approfondimenti e nelle definizioni dell'illuminismo Lockiano, che indica la necessità di particolari accorgimenti per prevenire cotali degenerazioni istituzionali. Tra cui la sorveglianza reciproca tra poteri separati, responsabilità individuale dei funzionari pubblici etc.
Hayek parla di "liberalismo evoluzionista", in quanto nuovi mezzi devono sempre essere trovati per far fronte alle sempre nuove minacce a cui il diritto naturale è esposto.

Ma per gli effetti degeneranti della demagogia (o pupulismo) nessuno ha mai teorizzato alcuna misura preventiva.

Io sto provando a divulgare una certa ottica (vedere ad esempio mio articolo su "plagio e istruzione", sul sito italiano del Von Mises Institute: http://vonmises.it/2016/11/16/liberta-dinsegnamento-plagio-proposta-disc...) che si basa sulla semplice idea di imporre ai siti ed ai personaggi istituzionali (solo a quelli, ovviamente) la regola (ferrea e severa) di distinguere ciò che è dato di fatto da ciò che è opinione.
Associato allo scopo istituzionale di divulgazione della maggior varietà di ambedue le fattispecie.