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Il grafico della settimana, 15-03-2017

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con buona pce dei tanti che non riescono ad entrare, senza numero chiuso non sarebbe possibile garantire una qualità di insegnamento come ora, e questo a prescindere dagli effetti nefasti della pletora medica.

Che non sia possibile interscambio fra medicina e lauree in professioni sanitarie, è ovvio. Il livello degli insegnamenti della stessa materia è molto diverso.

Sono d'accordo, secondo me occorrerebbe che i corsi di laurea di giurisprudenza e lettere, per essere più professionalizzanti, prendessero come modello il corso laurea di medicina e quindi fossero direttamente abilitanti a una ed una sola professione specifica: fin dal primo anno di università si fa una laurea che in cinque anni, o in certi casi tre, fa abilitare direttamente ad avvocato, giudice, notaio, insegnante di lettere al liceo, ricercatore universitario di letteratura italiana, personale di risorse umane, scrittore di testi per saggi giornalistici, siti o pubblicità, gestore delle comunicazioni in azienda e così via.

In tal modo si mantiene alta la qualità dell'insegnamento nell'università proibendo ad esempio che un ricercatore universitario che ha fatto il dottorato in letteratura italiana sulle opere dubbie, spurie o perdute di Ariosto si abiliti a diventare insegnante di letteratura italiana nei licei facendo solo tre o quattro corsi in più, invece per diventare insegnante dovrà fare tutti i cinque anni del corso di insegnante perché solo in tal modo può apprendere materie indispensabili per il docente come didattica, pedagogia, docimologia, psicologia degli adolescenti, attività organizzative e relazionali con gli altri docenti e le famiglie.

La mia impressione è che nel mondo accademico una riforma di questo genere sarebbe fortemente osteggiata in quanto contraria agli interessi personali di molti docenti universitari, ai quali non importa affatto che i corsi universitari siano garanzia di un certo lavoro e di adeguata preparazione ad esso ma ai quali importa solo che ci siano tanti studenti iscritti ai loro corsi illudendoli con prospettive di lavoro inesistenti ma con sicurezza di alto numero di cattedre per mantenere i docenti universitari al loro posto. Bisognerebbe indagare come mai questa situazione è avvenuta a lettere e a giurisprudenza e non a medicina, in modo da comprendere come si potrebbe agire per risolvere questo problema nel mondo universitario.