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Il grafico della settimana, 26-04-17

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Ah beh

Nasissimo 4/5/2017 - 09:44

Questo collegamento mi pare un po' forzato.
Che nello scenario prospettato (TFT=1 e immigrazione=0) si vada verso il fallimento, pare assai probabile anche a me.
Meno scontato mi pare che dal fallimento segua necessariamente la disgregazione nazionale. L'Argentina è fallita ma è ancora tutta intera. L'EU si può disintegrare facilmente, perché non si è mai integrata davvero, ma l'Italia è unita dal 1861 oramai, né si vede perché da una divisione in ducati, regni e piccoli stati ci si potrebbe attendere un beneficio.
Ancora meno plausibile mi pare l'idea che un ipotetico indipendentista veneto (o siciliano) per raggiungere la sua agognata indipendenza possa spingere verso il Default dell'Italia nazione.

Tornando alla prima parte del suo discorso: se ho capito bene lei sostiene che un TFT=1 (ma anche 1,2 come si da adesso) se non temperato da immigrazione porta al fallimento sicuro.
Quindi, dato che far tornare il TFT oltre la soglia di sostituzione è complicato assai, e comunque non risolverebbe nulla prima dei 20-30 anni che servono alla nuova generazione per entrare nel mondo del lavoro, l'unica politica lungimirante è quella che stimoli una immigrazione "di qualità", di consistenza nell'ordine dei 10mln di individui nei prossimi 20 anni.

Interessante posizione, che apre due filoni di discussione.

1) Perché mai è inevitabile che la denatalità porti al fallimento?
Quando il dott. Piergentili dice che si deve adattare il sistema alla natalità, e non la natalità al sistema, non dice forse una cosa sensata?
Perché il sistema non può essere adattato a una struttura demografica non-piramidale?
Non sarà mica perché il sistema E' piramidale, vero?

2) Lei parla di immigrazione "di qualità".
Bene: si apre la questione di come si misuri la "qualità" di un essere umano.
Forse ha in mente un modello tipo Green-card degli USA: basta stilare un documento che enumeri una serie di "skill", di competenze professionali richieste dal mercato del lavoro.
Questa idea tradisce una concezione degli esseri umani come unità produttive, macchine, la cui "utilità" è proporzionale alla capacità di inserirsi nel processo produttivo e generare profitto. La si può concedere, forse, a un economista, che per deformazione professionale rifiuta tutto ciò che non si può misurare con produzione e profitto. Ma noi non lo siamo mica.
La misura della "qualità" dell'immigrazione non si può fare ignorando le condizioni linguistiche, culturali ed etiche che rendono possibile la partecipazione al patto di cittadinanza e l'inserimento nella comunità politica.
Si deve accettare di entrare con tutti e due i piedi nella palude del confronto culturale, rinunciando alla comoda scappatoia del relativismo con cui ce la siamo cavata fino a qui.
Siamo pronti?

Tornando alla prima parte del suo discorso: se ho capito bene lei sostiene che un TFT=1 (ma anche 1,2 come si da adesso) se non temperato da immigrazione porta al fallimento sicuro. 

Quindi, dato che far tornare il TFT oltre la soglia di sostituzione è complicato assai, e comunque non risolverebbe nulla prima dei 20-30 anni che servono alla nuova generazione per entrare nel mondo del lavoro, l'unica politica lungimirante è quella che stimoli una immigrazione "di qualità", di consistenza nell'ordine dei 10mln di individui nei prossimi 20 anni.

Interessante posizione, che apre due filoni di discussione.

1) Perché mai è inevitabile che la denatalità porti al fallimento? 

Quando il dott. Piergentili dice che si deve adattare il sistema alla natalità, e non la natalità al sistema, non dice forse una cosa sensata? 

Perché il sistema non può essere adattato a una struttura demografica non-piramidale? 

Non sarà mica perché il sistema E' piramidale, vero?

Innanzitutta la TFT adesso è a 1,34, in discesa dall'1,42 del 2012, ma immensamente meglio dell'1,18 del 1995. 

Quello che affermo è che in generale per un paese come l'Italia in questo periodo storico un TFT inferiore a 2,0 o maggiore di 2,20 rende il sistema più fragile per tutta una serie di ragioni, per cui chi governa il paese dovrebbe cercare di stabilizzare il TFT attorno a 2,10. 

Ovviamente ci sono diverse strategie per mitigare la fragilità che un TFT inferiore a 2,0 induce in un sistema paese, ma queste strategie non sono state pienamente implementate per l'Italia. 

In alcuni casi il settore privato ci ha pensato da se in alcune regioni del paese (esportare più di quanto si importi è una delle maniere in cui si può mitigare questa fragilità), ma non è possibile stare a sperare che questo possa avvenire in tutto il paese. 

Sono perfettamente d'accordo con Paolo Piergentili che teoricamente sia possibile adattare il sistema alla bassa natalità, magari mitigando la bassa natalità per quanto possibile (in Francia ci riescono), ma all'atto pratico ormai in Italia i cavalli sono scappati dalla stalla e si sono portati appresso tutti i buoi, dove la mia analisi diverge da quella di Paolo Piergentili è proprio nel punto che io ritengo sia ormai troppo tardi per adattare il sistema alla bassa natalità.

Forse se il governo del Sig. Rumor nel 1973 avesse fatto la riforma Fornero invece che le baby pensioni oggi potremmo avere qualche possibilità, ed ancora più probabilità se qualche governo degli anni '70 avesse cambiato il sistema pensionistico da ripartizione a capitalizzazione, ma dato che non viviamo in quella particolare ucronia, purtroppo non riesco a comprendere come sarebbe possibile adattare il nostro attuale sistema al nostro attuale tasso di fertilità senza beccarci decenni di declino e stagnazione economica, senza sacrificare il futuro di diverse generazioni e senza rischiare la disintegrazione del paese.

2) Lei parla di immigrazione "di qualità". 

Bene: si apre la questione di come si misuri la "qualità" di un essere umano.

Forse ha in mente un modello tipo Green-card degli USA: basta stilare un documento che enumeri una serie di "skill", di competenze professionali richieste dal mercato del lavoro.

Questa idea tradisce una concezione degli esseri umani come unità produttive, macchine, la cui "utilità" è proporzionale alla capacità di inserirsi nel processo produttivo e generare profitto. La si può concedere, forse, a un economista, che per deformazione professionale rifiuta tutto ciò che non si può misurare con produzione e profitto. Ma noi non lo siamo mica. 

La misura della "qualità" dell'immigrazione non si può fare ignorando le condizioni linguistiche, culturali ed etiche che rendono possibile la partecipazione al patto di cittadinanza e l'inserimento nella comunità politica.

Si deve accettare di entrare con tutti e due i piedi nella palude del confronto culturale, rinunciando alla comoda scappatoia del relativismo con cui ce la siamo cavata fino a qui.

Siamo pronti?

 

E che importanza ha se siete pronti o meno?

Senza attirare milioni di immigrati il paese è morto.

Chi pagherà le pensioni a chi oggi ha da 0 a 50 anni?

Quanti anni di vita ha ancora l'Italia? 15 o 20?

L'idea è quella di abolire le pensioni? 

E quando chi ora ha 50 anni arriverà a 70 anni e gli diranno che dopo aver pagato con i propri contributi pensioni ad altri per mezzo secolo per lui o lei non ci sarà una pensione, cosa succederà?

 

Quanto all'immigrazione di qualità, io inizierei con le qualifiche universitarie. 

Si usa uno dei ranking, il QS va benissimo, si fa una legge semplicissima in cui per ogni anno di nascita si mettono a disposizione un certo numero di visti quinquennali con unico pre-requisito la laurea di una università in quel ranking, e si inizia a distribuire visti. 

Se si vogliono mettere limiti stile 1 visto ad 1 uomo ogni visto ad 1 donna, oppure limiti per ogni singolo paese, fate vobis, dubito fortemente che con i laureati si riuscirà ad attirare abbastanza immigrati rispetto al fabbisogno. 

Ma almeno finirà l'assurdità che un Russo con un PhD o un Indiano con un MBA non possa trasferirsi in Italia a sua propria libidine. 

Una volta che si sarà compreso come non si riesca ad attrarre abbastanza laureati, si potrà passare alle qualifiche professionali. 

Anche quelli non saranno abbastanza, per cui si potranno creare programmi di qualificazione, magari da svolgere direttamente in Italia, li si importa senza qualifica, li si qualifica in Italia in 2-3 anni tramite prestito d'onore, ed alla proclamazione insieme al diploma gli si da il visto quinquennale.

La trasformazione da visto quinquennale a permanente o naturalizzazione dovrebbe essere automatica, magari dopo il raggiungimento del pagamento di un tot di imposte/contributi.

Ma tutto questo sono dettagli implementativi.