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Il grafico della settimana, 26-04-17

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2) Lei parla di immigrazione "di qualità". 

Bene: si apre la questione di come si misuri la "qualità" di un essere umano.

Forse ha in mente un modello tipo Green-card degli USA: basta stilare un documento che enumeri una serie di "skill", di competenze professionali richieste dal mercato del lavoro.

Questa idea tradisce una concezione degli esseri umani come unità produttive, macchine, la cui "utilità" è proporzionale alla capacità di inserirsi nel processo produttivo e generare profitto. La si può concedere, forse, a un economista, che per deformazione professionale rifiuta tutto ciò che non si può misurare con produzione e profitto. Ma noi non lo siamo mica. 

La misura della "qualità" dell'immigrazione non si può fare ignorando le condizioni linguistiche, culturali ed etiche che rendono possibile la partecipazione al patto di cittadinanza e l'inserimento nella comunità politica.

Si deve accettare di entrare con tutti e due i piedi nella palude del confronto culturale, rinunciando alla comoda scappatoia del relativismo con cui ce la siamo cavata fino a qui.

Siamo pronti?

 

E che importanza ha se siete pronti o meno?

Senza attirare milioni di immigrati il paese è morto.

Chi pagherà le pensioni a chi oggi ha da 0 a 50 anni?

Quanti anni di vita ha ancora l'Italia? 15 o 20?

L'idea è quella di abolire le pensioni? 

E quando chi ora ha 50 anni arriverà a 70 anni e gli diranno che dopo aver pagato con i propri contributi pensioni ad altri per mezzo secolo per lui o lei non ci sarà una pensione, cosa succederà?

 

Quanto all'immigrazione di qualità, io inizierei con le qualifiche universitarie. 

Si usa uno dei ranking, il QS va benissimo, si fa una legge semplicissima in cui per ogni anno di nascita si mettono a disposizione un certo numero di visti quinquennali con unico pre-requisito la laurea di una università in quel ranking, e si inizia a distribuire visti. 

Se si vogliono mettere limiti stile 1 visto ad 1 uomo ogni visto ad 1 donna, oppure limiti per ogni singolo paese, fate vobis, dubito fortemente che con i laureati si riuscirà ad attirare abbastanza immigrati rispetto al fabbisogno. 

Ma almeno finirà l'assurdità che un Russo con un PhD o un Indiano con un MBA non possa trasferirsi in Italia a sua propria libidine. 

Una volta che si sarà compreso come non si riesca ad attrarre abbastanza laureati, si potrà passare alle qualifiche professionali. 

Anche quelli non saranno abbastanza, per cui si potranno creare programmi di qualificazione, magari da svolgere direttamente in Italia, li si importa senza qualifica, li si qualifica in Italia in 2-3 anni tramite prestito d'onore, ed alla proclamazione insieme al diploma gli si da il visto quinquennale.

La trasformazione da visto quinquennale a permanente o naturalizzazione dovrebbe essere automatica, magari dopo il raggiungimento del pagamento di un tot di imposte/contributi.

Ma tutto questo sono dettagli implementativi.