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Perché credo che votare il meno peggio favorisca, nel 2018, il declino.

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  Sarebbe inutile adulare il Prof. Boldrin sottolineando che mi trovo d’accordo sull’analisi, magari con piccole aggiunte o integrazioni che nulla aggiungerebbero di sostanziale. È vero: gli italiani sono e pensano in massima parte quello che lui ha descritto (persino quando sono convinti di appartenere a schieramenti opposti).  Mi soffermo invece su quella che a mio parere è una debolezza del ragionamento nella seconda parte dell’articolo. Cioè il volere prevedere quello che secondo me è impossibile prevedere, ovvero una strategia che possa in qualche modo favorire l’emergere in futuro di “qualcosa” di positivo nella politica italiana (sia essa un nuovo partito, un nuovo leader/gruppo dirigente decente che scali uno dei partiti esistenti, una nuova consapevolezza diffusa, ecc., ecc.). Non avrò la presunzione di sostituire una mia strategia a quella suggerita, quindi sarà lecito considerare il mio intervento puramente “distruttivo” e scarsamente propositivo. Sostanzialmente la via suggerita dal prof. Boldrin passa da un governo a guida M5S che rivelerà in breve tempo la fallacia di certe politiche, senza precipitarci verso il baratro. La mia tesi è che questa sia solo una delle tantissime ipotesi possibili, le variabili esogene ed endogene sono talmente tante che fare qualunque previsione è sostanzialmente impossibile. A puro titolo esemplificativo 1) Il governo non farà disastri. Spesso la conquista del potere porta i partiti populisti a smussare le loro istanze più estremiste. Quindi niente referendum  sull’Euro, nessuna politica protezionistica sostanziale, abbandono della maggior parte degli aumenti di spesa promessi nel programma, nessuna uscita dal WTO o dalla NATO, politica sull’immigrazione sostanzialmente invariata, nessuna nazionalizzazione di grandi imprese in difficoltà, nessuna tassa sulle multinazionali per sussidiare le piccole imprese, adozione depotenziata di quello che il reddito di cittadinanza già è a dispetto del nome: un sussidio di disoccupazione che sostituirà altre forme di assistenza. In pratica ci si limiterà a qualche provvedimento di facciata per i soliti tonti. Sostanzialmente si continuerà a piangere in Europa per sfruttare tutti gli spazi di deficit possibile. Semplicemente un ulteriore passo verso il declino senza sostanziali scossoni. Potrebbe addirittura nascere un nuovo M5S più duro e puro (l’elettorato non manca) 2) Il governo farà disastri. Questo non da assicurazioni  che perderà la sua base elettorale, magari sarà costretto a rilanciare continuamente la sua azione populista per promettere un paradiso che non verrà mai. Allora sarà davvero possibile che vengano presi in considerazione l’uscita dall’Euro e grandi deficit di bilancio come ultimi feticci. Un po’ accade ad un giocatore di poker impazzito che non potendo ammettere di avere sbagliato la giocata continui a rilanciare bluffando e auto distruggendosi. 3) Il governo imploderà in breve tempo. Questo legittimerà nuovamente la vecchia classe dirigente senza necessariamente portare ad un suo cambiamento/rinnovamento. “In fondo con Berlusconi si stava bene”, “In fondo con Renzi crescevamo, poco ma crescevamo”, questo penserà la gente. Il fallimento del m5s avrà l’effetto di legittimare per altri 20 anni quelle politiche mediocri e inconcludenti dei passati governi.  4) La vittoria del m5s avrà l’effetto di asfaltare la classe dirigente dei vecchi partiti e del PD in particolare. Solo che al posto di Renzi avremo gli Emiliano, gli Speranza, i D’Alema e i Fassina, a quel punto ci potrà infatti essere un nuovo ricongiungimento a sinistra per scopiazzare il modello vincente del M5S.  I sostituti di Renzi potrebbero addirittura fare da stampella al governo in un secondo tempo (magari estromettendo la Lega). Allora il baratro sarà davvero solo questione di tempo.   Eppure sono quasi sicuro che nessuna di queste ipotesi si verificherà (a cominciare dall’ipotesi iniziale di un governo a trazione M5S che mi pare improbabile con questa legge elettorale) proprio perché è sostanzialmente impossibile fare previsioni così raffinate sul dopo del dopo (la complessità aumenta ad ogni passaggio).    Ulteriore riflessione: non ci sono né nel PD né in Forza Italia minoranze “sagge” in attesa di scalzare i leader, anzi, per alcuni versi le opposizioni interne (anche se in Forza Italia non esiste opposizione interna) sono peggiori dei gruppi dirigenti attuali. Questo sarebbe il presupposto perché la strategia Boldrin sia plausibile. In altre parole l’analisi era così perfetta, cioè che non siamo di fronte ad un problema politico ma ad un problema culturale, da rendere poco convincente la tesi. Quindi qualunque governo avremo difficilmente avrà come conseguenza quella di porre rimedio al male sottostante, che è l’elettorato italiano e la cultura che lo permea. D’altronde sappiamo che servì a poco anche il crollo politico di Berlusconi nel 2011, quando il suo governo portò l’Italia sull’orlo del baratro. Dopo la breve parentesi di Monti molti italiani erano già pronti a bersi la favola del complotto della Merkel.   Per tutte queste ragioni penso che la decisione di non votare o di votare il meno peggio (ognuno scelga il proprio meno peggio) sia tutto sommato una scommessa alla cieca. Grazie a chi abbia avuto la pazienza di leggere fino in fondo un commento che io per primo considero noioso e poco brillante, ma mi è venuto fuori così ;-)

prego

dragonfly 12/2/2018 - 11:03

Per tutte queste ragioni penso che la decisione di non votare o di votare il meno peggio (ognuno scelga il proprio meno peggio) sia tutto sommato una scommessa alla cieca.

la bottom line  però non l'ho capita: michele boldrin suggerisce proprio di votare il peggiore e  tutto il tuo intervento pare condividere le sue premesse ma non la sua conclusione. allora, cosa mi consigli? votare il peggio o il meno peggio?

(il pippone è ben scritto, magari potevi dividerlo in paragrafi)

Credo che Boldrin suggerisse di non votare il meno peggio, che non vuol dire votare il peggiore, ma semplicemente di non votare. Ovviamente lui potrà, se avrà tempo e voglia, chiarire il punto. Io consigli non ne do perché come avevo premesso il mio era un intervento “distruttivo” e non propositivo. Tuttavia sono convinto che cercare di prevedere gli effetti di un non voto sia (o di un voto al peggiore) sia al di fuori delle possibilità di una persona. Anche se intelligente come Boldrin. Specie se al non voto si collegano una serie di vicessitudini così complesse e diluite nel tempo (brutta prova del nuovo governo ma senza provocare disastri, risveglio progressivo di idee più sensate e abbandono di quelle meno sensate, nuova presa di coscienza nazionale, ecc. ecc.). 

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dragonfly 14/2/2018 - 11:31

concordo sulla difficoltà di qualunque previsione. è un buon motivo per farsi guidare allora dalle idiosincrasie, però dalle proprie, non da quelle di michele boldrin.

Anch'io non vedo ragioni sufficienti per ritenere che una vittoria dei peggiori sia più vantaggiosa a medio o lungo termine di una vittoria dei "meno peggio". Vantaggi e svantaggi, a medio o lungo termini, non prevedibili con un minimo di attendibilità. Aggiungerei che, se si ammette questa incertezza, è ragionevole tenere conto del breve termine, per quanto poco conti.

Quanto all'ipotesi di una sorta di legnata educativa per la popolazione italiana, che mi sembra il nocciolo dell'argomentazione di  M. Boldrin, condivido lo scetticismo espresso da Elio e altri. Per educare gli italiani, temo non ci siano scorciatoie, mentre molto si può realisticamente fare per migliorare la scuola, anche dal basso; c'è qualche movimento incoraggiante (Scuola capovolta, Basta compiti), e questa è una delle vie maestre per il cambiamento culturale. Certo, tempi lunghi.

Auto-obiezione: se i peggiori vincessero, potrebbe essere più probabile che fra i "meno peggio" emergano e si affermino un leader e una squadra "migliori" (penso a persone come Carlo Calenda e Marco Bentivogli). Ma, contro-obiezione, potrebbero emergere e affermarsi anche per contingenze diverse da una vittoria dei peggiori. Insomma, buio pesto. In tutta questa incertezza, comunque, chi ci prova fa bene.