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Perché credo che votare il meno peggio favorisca, nel 2018, il declino.

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Anch'io non vedo ragioni sufficienti per ritenere che una vittoria dei peggiori sia più vantaggiosa a medio o lungo termine di una vittoria dei "meno peggio". Vantaggi e svantaggi, a medio o lungo termini, non prevedibili con un minimo di attendibilità. Aggiungerei che, se si ammette questa incertezza, è ragionevole tenere conto del breve termine, per quanto poco conti.

Quanto all'ipotesi di una sorta di legnata educativa per la popolazione italiana, che mi sembra il nocciolo dell'argomentazione di  M. Boldrin, condivido lo scetticismo espresso da Elio e altri. Per educare gli italiani, temo non ci siano scorciatoie, mentre molto si può realisticamente fare per migliorare la scuola, anche dal basso; c'è qualche movimento incoraggiante (Scuola capovolta, Basta compiti), e questa è una delle vie maestre per il cambiamento culturale. Certo, tempi lunghi.

Auto-obiezione: se i peggiori vincessero, potrebbe essere più probabile che fra i "meno peggio" emergano e si affermino un leader e una squadra "migliori" (penso a persone come Carlo Calenda e Marco Bentivogli). Ma, contro-obiezione, potrebbero emergere e affermarsi anche per contingenze diverse da una vittoria dei peggiori. Insomma, buio pesto. In tutta questa incertezza, comunque, chi ci prova fa bene.