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Una riforma federale con autonomia tributaria

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Il residuo fiscale è dato dal calcolo algebrico di tutte le spese e tutte le entrate delle pubbliche amministrazioni in una data regione. Questo calcolo è fuorviante per numerosi aspetti. E se un calcolo è affetto da errori concettuali, tutte le conclusioni che derivano da quel calcolo sono prive di significato.

1° errore: le pensioni. In questo calcolo rientrano sia i contributi pensionistici che le pensioni erogate. Succede a migliaia, forse qualche milione, di lavorare in una regione, soprattutto del nord, e percepire la pensione in un'altra regione, soprattutto al sud. Con questo calcolo i contributi figurano al nord e la spesa per le pensioni al sud. Sarebbe come se le pensioni di chi va a vivere a Santo Domingo le pagassero i dominicani.

2° errore: la sede fiscale. Moltissime aziende hanno filiali e stabilimenti in tutta Italia, ma la sede fiscale in una sola regione, e lì pagano le imposte sulle società. Il reddito che viene generato in tutto il paese figura in una sola regione.

3° errore: contributi straordinari. I salvataggi bancari, al contrario, non figurano nel residuo fiscale negativo della regione sede delle banche fallite (ma guarda un po'). Invece figurano nel residuo fiscale positivo della regione le tasse sul reddito generato dai prestiti non restituiti di queste banche locali.

Il residuo fiscale è una fake new.

Sul primo errore penso che questo non infici assolutamente l'esercizio di questo articolo.

Infatti il settore previdenza viene scorporato dai calcoli fatti da Lodovico. 

Sul secondo errore, tutto vero. Tra gli articoli collegati nella colonna a destra si trova un mio contributo del 2012 in cui si spiega come in Svizzera il problema venga risolto (con i riparti d'imposta tra comuni e tra cantoni).  Oggi questo strumento in Italia non c'è (ovvio, visto che non è un paese federale) ma quando e se ci sarà, le imposte verranno riscosse dove il reddito viene realmente prodotto. 

Sul terzo errore mi pare che sia poca cosa e che il bail-in risolva il problema. 

Ho trovato articoli in cui si quantifica in 17 miliardi il costo dei salvataggi delle banche venete. Leggo: residuo fiscale di tutto il Nord-est 32,7 miliardi. Almeno in un anno questo residuo si dimezza.
Per quanto riguarda il riparto d'imposta, credo che siano cifre consistenti: banche, assicurazioni, telecomunicazioni, poste, energia elettrica, grande distribuzione... hanno sede legale soprattutto a Milano o Roma, ma filiali e impianti in tutta Italia. Ripartendo le imposte di queste e altre società in tutta Italia, visto che svolgono l'attività in tutta Italia, dopo aver sottratto la previdenza, potremmo avere delle sorprese.
Purtroppo questo residuo fiscale, calcolato senza correttivi, quindi farlocco, sembra che sia già stato usato dai governi degli ultimi anni come strumento per distribuire risorse per gli investimenti, da destinare soprattutto al nord, visto l'enorme residuo fiscale vantato e debitamente amplificato da certi media.
Non ho trovato politici del sud che lo abbiano fatto notare, forse perché l'impegno per ottenere o mantenere la poltrona non gli lascia tempo di approfondire argomenti così insignificanti.

Nel mio piccolo, cerco di fare notare queste cose privatamente e pubblicamente da anni.

E confesso apertamente che non ci sono arrivato da solo.

Mi ha aperto gli occhi svariati anni fa un articolo di Massimo Costa.

Mi pare faccia di lavoro il docente di ragioneria presso l'universitá di Palermo, e che sia il presidente del partito/movimento Siciliani Liberi.

La cosa che trovo divertente, é che quando leggo gli articolo di Massimo Costa, generalmente sono in disaccordo su molti punti. Mentre ad esempio, mi trovo spesso d'accordo con Michele Boldrin, direi quasi al 99%. Tranne su questo punto specifico.

La proposta di questo articolo è quella di escludere la spesa previdenziale dal calcolo del residuo fiscale. Bisogna riflettere se è la scelta più equa, rispetto a quella di imputare la spesa alle regioni dove sono stati versati i contributi.

Ragioniamo: se avessimo micro-stati, ognuno autonomo, chi pagherebbe la pensione? Risposta: gli stati dove sono stati versati i contributi ed è maturata la relativa pensione. Poi, giustamente, ciascuno è libero di spenderla dove vuole.

Il vantaggio, rispetto alla soluzione di escludere la previdenza dal calcolo, è quello di tarpare le ali alle formazioni politiche che vanno in cerca di facili consensi promettendo di restaurare le pensioni di anzianità (cioè di giovinezza). In questo modo, proprio le regioni dove queste formazioni sono più forti sarebbero penalizzate, in quanto dovrebbero farsi carico di tante pensioni elargite a persone ancora produttive, che magari andranno a vivere altrove.

E il famoso residuo finirebbe per cambiare segno.

L'obiettivo principale era di proporre qualcosa di politicamente fattibile, e quindi di non penalizzare nessuna forza politica e non alterare l'attuale equilibrio di interessi.

Regionalizzare le pensioni non porterebbe un granche' di flessibilita' tributaria alle entita' territoriali proposte, ed e' nell'autonomia tributaria che questo articolo vede uno spiraglio per la crescita. Quindi tanto valeva mantenere la previdenza centralizzata con tutta l'ingiustizia del caso.