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Una riforma federale con autonomia tributaria

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La proposta di questo articolo è quella di escludere la spesa previdenziale dal calcolo del residuo fiscale. Bisogna riflettere se è la scelta più equa, rispetto a quella di imputare la spesa alle regioni dove sono stati versati i contributi.

Ragioniamo: se avessimo micro-stati, ognuno autonomo, chi pagherebbe la pensione? Risposta: gli stati dove sono stati versati i contributi ed è maturata la relativa pensione. Poi, giustamente, ciascuno è libero di spenderla dove vuole.

Il vantaggio, rispetto alla soluzione di escludere la previdenza dal calcolo, è quello di tarpare le ali alle formazioni politiche che vanno in cerca di facili consensi promettendo di restaurare le pensioni di anzianità (cioè di giovinezza). In questo modo, proprio le regioni dove queste formazioni sono più forti sarebbero penalizzate, in quanto dovrebbero farsi carico di tante pensioni elargite a persone ancora produttive, che magari andranno a vivere altrove.

E il famoso residuo finirebbe per cambiare segno.

L'obiettivo principale era di proporre qualcosa di politicamente fattibile, e quindi di non penalizzare nessuna forza politica e non alterare l'attuale equilibrio di interessi.

Regionalizzare le pensioni non porterebbe un granche' di flessibilita' tributaria alle entita' territoriali proposte, ed e' nell'autonomia tributaria che questo articolo vede uno spiraglio per la crescita. Quindi tanto valeva mantenere la previdenza centralizzata con tutta l'ingiustizia del caso.