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Prima gli italiani - Del mio razzismo.

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Secondo lei, quali sarebbero le 'razze' della specie umana? Perché è un concetto privo di qualsiasi utilità scientifica se non si arriva a una categorizzazione condivisa. Cioè, gli scienziati possono non essere perfettamente d'accordo nel definire un certo mustelide o un ceppo di klebsiella come specie a parte o sottospecie, ma almeno sappiamo di cosa stiamo parlando.

Mentre le 'razze', anche quando questo concetto era moneta corrente in biologia, possono essere tre (caucasoide, negroide, mongoloide), quattro (australoide?), cinque (e gli indiani? Indioidi?), dieci, venti a seconda dell'autore.

Il gedankenexperiment che propone ci dice semplicemente che certi polimorfismi genetici hanno distribuzione geografica: 'no shit, Sherlock', per citare Sir Arthur Conan Doyle. Ma questa distribuzione è continua, non discreta. E, certo, certi tratti somatici ci permettono 'probabilisticamente' di intuire le origini geografiche di una persona e quindi la probabilità che abbia un certo polimorfismo associato a tale origine. Ma qualsiasi passaggio che superi un ragionevole atteggiamento empirico probabilistico sfocia nella pseudoscienza - e possibilmente nell'abuso politico.

Provo a spiegare con degli esempi, anche alla luce del suo riferimento alle terapie 'mirate'. Se domani si presentasse nel mio ambulatorio il giudice Clarence Thomas della Corte Suprema (non si sa mai), gli prescriverei per l'ipertensione un diuretico anziché un ace-inibitore, perché gli afro-americani (gruppo etnico con origini comuni, ben precise) rispondono meglio (in media) al primo che al secondo. Se applicassi la stessa decisione a Teju Cole, che è uno scrittore nigeriano, starei forzando l'evidenza medica in nostro possesso dando per scontato che Thomas appartenga alla stessa 'razza' dell'Africa occidentale da cui i suoi antenati sono stati presi in schiavitù. Se prescrivessi lo stesso farmaco di default a un rifugiato eritreo (non posso avere solo pazienti VIP), starei ipotizzando una categoria razziale pseudoscientifica, quella della razza 'africana', tra popoli con storie genetiche diversissime.

Inoltre, i polimorfismi che permettono di 'mirare' una terapia si comportano molto diversamente da quelli che ci permettono di stimare le origini geografiche di un individuo, perché questi ultimi devono essere il più possibile 'neutri' nei confronti della selezione naturale, mentre la tendenza alla sodio-ritenzione degli afro-americani probabilmente dipende dalle origini in zone aride (o addirittura alla probabilità di sopravvivenza nelle navi dei negrieri). La prevalenza della fibrosi cistica, dell'anemia mediterranea, dell'intolleranza al lattosio ha una grande varianza geografica ma sulla base di fattori ambientali, non razziali.

In sostanza, l'attenzione medica alle origini geografiche del paziente non smaschera affatto la natura 'sociale' delle categorie razziali. Ne è un chiaro esempio la divisione tradizionale delle statistiche americane, utilizzate molto dall'alt right a seguito di lavori come il famoso 'The bell curve': perché penso che nessuno darebbe mai una valenza scientifica a categorie come 'hispanics', 'asians', 'caucasian' (o 'white' o 'european') e 'african-american', a malapena utilizzabili nella pornografia online. Sono grossolane distinizioni sociologiche, che si portano indietro inevitabili bias sociali.