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Programma di governo

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La pochezza culturale di tanta parte del mondo politico italiano è ben nota, quindi le dabbennaggini di un incolto leguleio come Cento non sorprendono più di tanto. Ma la pochezza umana continua a sorprendermi. Se proprio vuoi fare il moralista che parla di fisco etico, decrescita e cambiamento dei consumi, fammi il minimo favore di andare in bicicletta o in utilitaria.
Comunque, ho deciso che per almeno un mesetto (prima che i fatti prendano il sopravvento) voglio essere ottimista su questo governo, e trovare tutti i possibili lati positivi. A dimostrazione di quanto l'ottimismo possa essere forte, credo che qualcosa di buono si possa cavare anche da questa penosa intervista, ossia il riferimento al reddito di cittadinanza (che, da quel che capisco, è il modo politically correct di chiamare il sussidio di disoccupazione). Cento non è in grado di capirlo, ma l'approccio di trasferire reddito ai disoccupati è alternativo (se vuole essere serio) all'approccio vincolistico sul mercato del lavoro. Nel primo caso si difende il lavoratore, occupato o no, assicurandogli un reddito minimo. Nel secondo caso si difendono solo gli occupati obbligando i datori di lavoro a non licenziarli. Quiindi, se fossi Padoa Schioppa, lo spin che metterei all'intervista è che la sinistra radicalchic sembra essere aperta a soluzioni di politica del lavoro meno vincolistiche. Lo sappiamo che non è vero, ma come dice Cento l'epoca dei veti è finita. C'è da mantenere il posto da sottosegretario, perbacco...

C'e' molta confusione sul concetto di reddito di cittadinanza (e, come si dice in amerika, the devil is in the details). Una cosa e' il reddito di disoccupazione (condizionato all'essere disoccupato); altra cosa e' un assegno che ti viene dato per il solo fatto di respirare e di essere cittadino italiano; altra cosa ancora e' un credito d'imposta che ricevi condizionatamente al fatto di avere (a) basso reddito (b) figli dipendenti. Quest'ultimo si chiama Earned Income Tax Credit (in amerika) e funziona molto bene, con una schedule che decresce gradualmente all'aumentare del reddito da lavoro (per non disincentivare l'offerta di lavoro) - ed e' preferibile a tanti altri programmi di assistenza pubblica.

Giusta puntualizzazione. Però, al di là dei dettagli, mi sembra utile che si inizi a discutere di modelli alternativi di difesa del reddito dei lavoratori. Finora l'idea è che se sei occupato sei difeso, sennò tough luck. Anche la cosa più vicina che abbiamo al sussidio di disoccupazione, la cassa integrazione, è legato al mantenimento del posto di lavoro ed è solo per un sottoinsieme della forza lavoro. Da qui discende la difesa furibonda di qualsiasi posto di lavoro, non importa quanto economicamente inefficiente. L'importante è iniziare a far circolare l'idea che una riforma delle politiche di sostegno del reddito si deve accompagnare alla riduzione dei vincoli legislativi nel mercato del lavoro.