Titolo

Chiaccherando virtualmente con Rebus e Rabbi

1 commento (espandi tutti)

Sono vicino alla spiaggia tutto l'anno, ma bianco come una mozzarella: qui in ufficio il sole non filtra, la finestra da su un altro palazzone... In realta' sto pensando di trasferirmi qui, non pagherei l'affitto e avrei aria condizionata gratis d'estate e d'inverno.
MA veniamo alle cose serie. Tralasciando il caso PAnebianco e la mia personale considerazione su(lla maggioranza de)i politologi nostrani e non, che reputo dei chiacchieroni fuffaioli, con rare eccezioni, tutte estere o quasi. Ma non sono del tutto sicuro che la mia idea fosse chiara, percio' tento di spiegarla. Mettiamola in termini molto semplici: ci sono due gruppi sociali, A e B, e due partiti, C e D. In generale, A vota per C e B vota per D, ma ad ogni elezione valutano per chi votare (bayesianamente?) in base al record di leggi della legislatura precedente. In particolare, assumiamo che tutti quanti valutino positivamente il fatto che un partito sia un liberalizzatore, ma valutino negativamente che un partito liberalizzi un settore nel quale essi lavorano. Una strategia che entrambi i partiti possono seguire e' questa: C liberalizza i settori dove ci sono gli elettori B (che cmq voterebbero, ceteris paribus, per D), e D quelli in cui ci sono gli elettori A. Se (dico SE: ASSUMPTION) il value, per un individuo del gruppo A, di votare un partito liberalizzatore e' maggiore del costo della liberalizzazione nel suo settore, il ragionamento panebianchesco regge. Non c'e' reversal nelle riforme, perche' il partito perderebbe la reputation di essere liberalizzatore. Ogni liberalizzazione sarebbe irreversibile.
Se non ho capito male , il tuo counterfactual e': non si e' mai vista una cosa del genere. Ci ho riflettuto un po', e in effetti hai ragione. Mi viene in mente Reagan, la Thatcher, ma anche la Nuova Zelanda. Quest'ultimo caso e' divertente: i socialisti hanno cominciato a liberalizzare il mercato del lavoro e vari altri settori, poi hanno perso le elezioni e i conservatori hanno continuato a liberalizzare. Ma sempre nella stessa direzione. Forse il nostro problema e' l'orizzonte temporale. In questo davvero siamo keynesiani nel sangue: nel lungo periodo siamo tutti morti. A me e' sempre parsa la piu' grossa stupidaggine detta da un economista. NEl lungo periodo i miei figli sono ancora la', e i miei nipoti dopo di loro, e magari se migliorano un po' le tecniche di clonazione ci saro' pure io (si scherza, dai...). Ecco: vorrei un governo che guardasse al di la' del proprio naso. E soprattutto un governo che spiegasse alla gente vantaggi e svantaggi delle riforme che fa. Un buon politico non e' quello che fa pedissequamente quello che suggeriscono i sondaggi (che normalmente sono una cosa di breve periodo); un buon politico, se ritiene che una riforma vada implementata, la implementa; non c'e' consenso? allora la spiega, cerca di dare le sue motivazioni e di convincere la pubblica opinione della bonta' delle sue idee. Non ottiene consenso neanche cosi'? La fa lo stesso, se la reputa importante. Questa gente non ce l'abbiamo: una Thatcher che resiste ai minatori, un Reagan che licenzia i controllori di volo, non ce li abbiamo. Scusate per la lunghezza, ma la signorina indigena tardava e l'argomento mi aveva preso...