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Chiaccherando virtualmente con Rebus e Rabbi

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Ovviamente il "lei" che avevo utilizzato nel mio commento a quel post si riferiva all'autore del post stesso.

A parte i convenevoli, il concetto che esprimevi mi e` parso piu` chiaro immediatamente dopo. E "purtroppo" coincide con quello che pensavo dopo aver letto l'editoriale di AP di quel giorno. Certamente, proporre una soluzione del genere per i problemi d'Italia e` rischioso, per tutti i motivi che elenchi e principalmente perche` gli strumenti di cui dispone un governo non sono soltanto quelli ipotizzati da Panebianco. Anche perche` poi c'e` il pericolo che i nostri politici (che sono effettivamente chiamati a prendere quelle decisioni) seguano alla lettera il consiglio. Penso al tentativo di Berlusconi di cancellare l'art.18 (a proposito, aspettiamo ancora l'ex kathedra a riguardo!), quindi un governo di destra che liberalizza (o meglio, tenta di liberalizzare) in una direzione ben precisa; e poi a Bersani, in un governo di sinistra, che liberalizza colpendo in direzione presumibilmente opposta. Panebianco sembra proporre la cosa come modello normativo per il paese, al momento sembra esserne invece la descrizione, almeno entro certi limiti. Ma e` la diretta conseguenza di anni di scontri (a livello politico) che hanno coinvolto piu` l'ideologia che il merito e gli aspetti tecnici delle questioni che via via andavano analizzate.
Un commento sulla questione "game theory". Purtroppo, non e` solo la teoria dei giochi che viene vista, riletta ed interpretata in questa maniera dai politologi e gli "scienziati" sociali di casa nostra. Esiste una profonda carenza di argomentazioni logiche in molte firme "importanti" che quotidianamente leggiamo sulla stampa. Il che` lascia presupporre che non siano solo gli assiomi a non essere compresi. Qui c'e` gente che propone intere teorie, senza preoccuparsi di giustificarle in maniera rigorosa.
Infine, sulle liberalizzazioni. Tendo a concordare con Rabbi` sull'ipotesi "once-and-for-all" come approccio da utilizzare in situazioni gravi come quella italiana. Purtroppo, non sembra esserci piu` spazio per negoziazioni, per accordi e concertazioni di varia natura. Per come e` messo, lo stato non e` piu` in grado di offrire contropartite, per cui o si prendono i provvedimenti necessari (per quanto drastici possano essere), o chiudiamo la baracca in un paio di decenni al massimo. A chi propone il tentativo di educare la gente: va benissimo, ma siamo anche realisti! Si puo` tentare qualsiasi forma di comunicazione, ma se si e` sordi, si e` sordi e basta. Io continuo ad essere del parere che se non cambiano le regole del gioco, non si va da nessuna parte. A livello politico, significa minimizzare le distorsioni nei processi decisionali tipici di ogni democrazia e che mirano al'obiettivo della rielezione di chi quelle decisioni deve prenderle. Detto in maniera assai breve, non sarebbe male porre dei paletti alla rieleggibilita` di governi e premier; e rafforzare i poteri dell'esecutivo. Ma qualcuno sembra non voler sentire, paventando scenari lugubri ed apocalittici.