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Pietro Ichino, Bersani e (ancora una volta) i tassisti

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Pareto era uno che di politica, nel senso grande, ne capiva abbastanza. Una delle cose che aveva capito, se vi leggete i suoi scritti di scienza politica, e' che la politica e' anzitutto conflitto d'interessi, e che solo come tale puo' essere capita. Gli economisti post-1948, purtroppo, sembrano aver capito Pareto a rovescio ed aver deciso che l'unica cosa che a loro interessa sono i miglioramenti paretiani (con la "p" minuscola). Queste si deve a due fatti. (1) Le contraddizioni intellettuali e personali del professor Kenneth Arrow, che era ed e' socialista nell'animo e teorico dei mercati competitivi nel cervello e che ha quindi creato la welfare economics che tutti facciamo (fate: io mi son sempre rifiutato di prenderla sul serio). (2) Le limitazioni intellettuali dell'economista medio, che sa solo risolvere problemi di massimizzazione, non ha nessuna conoscenza di scienza politica, storia, geografia, filosofia, eccetera, e quindi e' terrorizzato all'idea che gli equilibri politici possano essere qualcosa di diverso dalla soluzione di un problema di ottimo paretiano sotto vincoli piu' o meno dada'. Ed invece c'e' il conflitto d'interessi, c'e' l'impossibilita' di raggiungere miglioramenti paretiani, c'e' il fatto che per fare la frittata occorre rompere le uova, e per fare le riforme (liberalizzanti e non) occorre che qualcuno se lo prenda nelle chiappe. Tipicamente quelli che, dallo status quo, ci guadagnano. Gli economisti amano non pensare a questo, e fare domande finto-profonde del tipo: perche' han fatto la rivoluzione francese? Non potevano evitare tutto quel casino e semplicemente dare a Louis XVI il valore presente atteso di cio' che lui avrebbe perso togliendosi di mezzo? Non si rendono conto, gli economisti-welfaristi, che questa domanda non e' profonda, e' semplicemente tonta: se fosse legittima allora sarebbe anche legittimo chiederci perche' non fare lo stesso con Louis XIV, o con Charlemagne, o con l'imperatore Augusto. Pensa un po', avremmo potuto avere la rivoluzione industriale e l'internet 2000 anni fa, ed invece, non sapendo fare side-payments, ci siam persi 2000 anni di bagordi. Bestiale.

you are crazy, man. calmati. chi ti ha fatto del male. concordo su Arrow, ma ricorda chi c'era prima di/assieme a lui: solow, tobin,modigliani, che quanto a socialismo nel cuore... e poi a minnesota insegnano che la massimizzazione per se e' tautologica, sono i constraints che contano!! stai cercando di rompere il cordone intellettuale con minnesota?
mai sentito nessuno chiedersi perche' non hanno compensato luigi sedici; interessante! vuoi farlo assieme? (si scherzo, sara' meglio essere chiaro che mi pari andato).

Andato sono da un pezzo, ma non capisco cosa ho detto di male questa volta. Ne' perche' ti surriscaldi cosi' tanto; qui a Mpls fa fresco, c'e' ancora l'onda di calore in Cambridge? Cosa ci posso fare io se, preso da furori guerrieri, scrivi cose improbabili usando argomenti apparentemente rigorosi ma che io trovo invece un po' da corpo sciolto? Discutiamo di quelli, se vuoi, ma non dei miei cordoni intellettuali: mi sembra chiaro da quello che ho scritto che quelli miei sono con parecchia piu' gente che non MN (quale MN, poi? Quello di LH-MR? Quello di TS-NW? Quello di CS-LPH? Quello di EP&Co? Quello di VVC? I non addetti ai lavori perdonino le sigle, son sicuro che AB mi capisce, e la parentesi e' solo a suo uso e consumo). Anzitutto: visto che su KA concordi, che c'entra il resto? Che anche gli altri che menzioni fossero fermi al socialismo keynesiano, nessun dubbio, ma non toglie nulla a quanto sostengo. Il punto e' che KA viene prima, soprattutto intellettualmente, di tutti gli altri e definisce un programma di ricerca (viene anche sopra, ma quella e' altra questione.) In secondo luogo, welfare economics come si fa ora se l'e' inventata lui; mechanism design se l'e' inventato il suo amico (e mio ex-collega) ancor piu' socialista, Leo Hurwicz. Questi son fatti. Non vedo cosa ci sia da prendersela. Che il programma intellettuale cosi' definito abbia dei limiti notevoli nel capire cosa succede nel mondo non sono ne' il primo ne' il secondo a dirlo. Cosa abbia a che fare con cio' che insegnano a Minnesota non so: io ci ho insegnato per 7 anni e queste cose le spiegavo sempre ai miei studenti. Personalmente ho SEMPRE pensato che optimal taxation sia una gran perdita di tempo come teoria positiva, che e' come viene purtroppo usata. Non so cosa voglia dire che a MN insegnano che la max e' tautologica e che sono i constraints che contano, pero' spero non sia vero perche' sarebbe una belinata. Ovviamente, nel risolvere max {f(x), s.to x in G(z)} contano sia f(x) che G(z). Separarli, teoricamente ed empiricamente, e' la parte difficile. Se invece vuoi ricordarmi che (quasi) ogni comportamento e', di per se, compatibile con la massimizzazione di una funzione concava su un insieme convesso ti ringrazio per avermi citato. Tutto questo non scalfisce la mia affermazione: continuare a chiedersi perche' non facciamo pareto miglioramenti via pagamenti laterali (side-payments) e' (1) inutile come teoria positiva (offre solo un finto puzzle teorico, ma cattura al piu' una riforma di property rights ogni 14mila), (2) debole come teoria normativa (perche' forza ad assumere che non possiamo/dobbiamo fare comparazioni interpersonali di utilita', che sono l'essenza della politica). Infine, mi dispiace, porre il problema delle liberalizzazioni nella forma "come compensare i tassisti" implica, per ragioni logiche, che la mia domanda sul compensare Louis XVI e' perfettamente legittima - anche se folle, ma questo era appunto il punto!

Fammi capire Miche': stai dicendo che dovremmo incorporare la lotta di classe nei nostri ponzamenti vari? Non voglio essere polemico, sto solo cercando di capire (anche perche' sono abbastanza d'accordo).