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Compagno Mussi, ripensaci!

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Ma no, caro Mauro! Se metti un tetto sulle rette come fanno le universita' a competere sulla qualita'? Come fanno ad attirare i migliori ricercatori, docenti, amministratori, eccetera?

Credo che l'idea di GL sia che lo Stato fornisce un voucher, ed il resto della retta se lo paga lo studente ricorrendo a forme di credito che, anch'esse, si svilupperebbero endogenamente. Come illustrato su questo stesso sito, la laurea e' un ottimo investimento con alti tassi attesi di rendimento, quindi va benissimo che lo studente si paghi le rette.  

Immaginavo che nell'idea di Gian Luca ci fosse anche la possibilitá di competere sulle rette (comunque, insisto, le universita' nel Regno Unito competono senza grandi differenziali sulle rette).

Allora peró vale la mia osservazione iniziale: abbiamo bisogno anche di un mercato dei capitali diverso. Ho qualche dubbio che si possa sviluppare endogenamente come suggerisci tu. Esempio? Nell'articolo che mi hai segnalato si riconosce che, nonosante oggi la laurea valga molto piu' di altri investimenti, quasi nessun istituto di credito finanzia gli studi di studenti universitari (l'unica eccezione, se non sbaglio, e' l'Unicredit che ha promosso qualche anno fa un programma di prestiti agevolati solo per gli studenti di alcuni politecnici). Le soluzioni proposte da Moro-Bisin mi sembrano interessanti, ma richiedono l'intervento dello Stato. 

Queste sono cose su cui tendiamo a essere d'accordo, qui a nFA. E quindi concordo con Gianluca, Michele, e Giorgio. Non lo metterei per iscritto se non perche' tirato in gioco da Mauro (grazie - a parte che per avere messo moro davanti a me; chissa' perche' poi - si' scherzo che tanto nei papers veri e' il mio il nome davanti). Comunque, perche' nella proposta di andrea e mia (vedi Mauro, suona male, mia e di andrea e' meglio) si richiede l'intervento dello stato? Sara' che io ed andrea siamo tra quelli che pensano che il social planner e' lo stato? no (l'ho insegnato ai miei undergraduates un'ora fa che il social planner non e' lo stato)! Il problema e' che il prestito per lo studio non e' garantito da nessun collaterale (a meno di rimammettere la schiavitu'). Le banche quindi non potrebbero recuperare facilmente i propri crediti. Per questo non ci sono mercati per credito allo studio ben sviluppati. Ecco dove entra lo stato: lo stato puo' recuperare i crediti per le banche o chi altro attraverso le tasse.

Questa e' una cosa che uno stato fa bene, tassare! Se poi lo stato e' quello italiano, che non riesce a fare nemmeno quello (nel senso che tassa tanto alcuni e nulla altri), si potrebbe ridurre il valore capitalizzato del prestito dalla pensione. Altre cose si possono fare, ma questa e' l'idea.