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Rivoluzionare, non riformare, il mercato del lavoro in Italia

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Quando stavo scrivendo la frase incriminata pensavo "vuoi vedere che qualche anima bella se ne uscira' con il solito esempio svedese?"

E' facile fare l'indovino, in certe cose ...

Non conosco a menadito il mercato del lavoro svedese o norvegiese (la seconda e' sempre di piu' un'eccezione strana, e' un paese che sta lentamente convergendo verso una versione "fredda" del Dubai, grazie al reddito per capita che il petrolio produce). Pero' mi risulta che quello danese sia altamente flessibile. A ogni buon conto, ho fatto un po' di ricerca (usando Google e Google Scholar, credo accessibili anche alla NY Fed) e l'evidenza mi sembra ci sia: i mercati del lavoro scandinavi sono parecchio piu' flessibili dell'italiano e di quelli del resto dell'Europa continentale, anche se lo sono meno degli anglosassoni. La disoccupazione giovanile, in Svezia, non e' poi cosi' piu' bassa dell'italiana, dalle tabelle che vedo in giro. Per quanto riguarda, in particolare, licenziamento ed orari flessibili, lavoro part-time e contratti temporanei, quello che ho capito da varie letture e' che stanno molto meglio dell'Italia, meglio nel senso da noi avocato ... Basta andare in questo interessante sito, ed entrare "Denmark", "Italy", "Netherlands" e "Sweden". Nota che la cassa integrazione e la liquidazione non sono chiaramente calcolate in questo sito, e che nemmeno il comportamento dei pretori del lavoro lo e', ma questo e' un discorso che porta lontano e richiede tempo che non ho.

Ecco una sintetica rendition della situazione, da un esperto (Gustav Ranis, YER Agosto 2006) "The Danish experience may not be easy to replicate in other OECD
countries or the developing world as each country has its own structural
characteristics. We can, however, classify countries according to their
labor market flexibility with potential for private-sector participation
and safety net contributions from the public sector. OECD countries can be classified into three types: Anglo-Saxon,
Scandinavian and Continental European. The Anglo-Saxon countries, the US
and UK, advocate minimal state intervention, leaving the main burden of
labor market adjustment to a private sector that operates in a more
flexible labor market. Scandinavian countries combine relatively
flexible labor markets with larger public-sector participation in
meeting the costs of adjustment. Continental European countries also
encourage substantial public-sector participation, with the private
sector’s ability to contribute to the adjustment process hampered by
more rigid labor-market conditions."

 

 

Infatti, mi ero stupito che non avessi scritto, dopo la frase incriminata, "e non ditemi i paesi scandinavi, troppo facile"  :-)

Immaginavo appunto che il mercato del lavoro svedese fosse piu' flessibile di quanto non si pensi. Per la disoccupazione giovanile, il solito sito menostato.it riporta i seguenti dati. L'Italia guida la classifica (!) con il 24% di disoccupazione fra i giovani sotto i 25 anni; all'altro estremo ci sono la solita Irlanda, insieme a Olanda e Danimarca, intorno all'8%; la Svezia sta esattamente a meta' con il 16%. Gli Stati Uniti sono all'11%, Regno Unito al 13%. Stupisce un po' trovare la Spagna al 20%, subito dopo la Francia (ma il trend e' in miglioramento).