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Rivoluzionare, non riformare, il mercato del lavoro in Italia

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Se vogliamo ragionare senza battute, facciamolo e guardiamo i problemi in faccia, invece di saltarli perche' non ci piacciono. Altrimenti lasciamo stare.

(1) Una tassa e' una cosa che tutti pagano e con il ricavato della quale il governo si compra quello che vuole.

Un'assicurazione obbligatoria e' un sistema che, se si costruisce bene e la social security americana sino ad ora lo e' stata "abbastanza" (possiamo metterci a discutere degli aspetti erronei ed insensati della stessa, ma e' un altro tema), funziona sulla base di un principio assicurativo, ossia

- un sottoinsieme della popolazione contribuisce (quello che tu ed altri chiamate "tax" si chiama "contribution" nella maggioranza dei casi, mentre la "income tax" nessuno la chiama "income contribution") al fondo.

- il fondo si accumula attraverso contributi e rendimenti dei titoli in cui il fondo investe.

- i contribuenti al fondo ricevono copertura assicurativa nei termini e nelle condizioni prestabilite dall'assicurazione stessa.

(2) Il mercato privato contro la disoccupazione non funziona per tre motivi: rischio morale (che e' il minore: basta modulare il sistema adeguatamente ed il moral hazar quasi svanisce anche con un'assicurazione privata), selezione avversa (molto piu' complicato da eliminare senza l'obbligatorieta'), ed infine, cosa piu' seria di tutti, "inconsistenza temporale" (ossia il fatto che, come l'esperienza dimostra, senza l'obbligatorieta' nessuno si assicura, poi quando va pancia all'aria la grande impresa tutti a far casino per il sussidio, ottenendolo, mentre quando va a pancia all'aria la piccola impresa, che si fottano ... con ovvie distorsioni).

Ora, questi tre fattori ci sono e da anni li studiamo, quantifichiamo, cerchiamo di capire come ridurli/eliminarli/gestirli. Scrollare le spalle perche' irritano e dire "Beh, son 'ben noti'" non li elimina. Anche il cancro e' ben noto, nondimeno sembra che valga la pena provare a curarlo Se hai una soluzione migliore dell'assicurazione obbligatoria alla disoccupazione, nella forma da noi suggerita, ti prego di proporla. Se pensi che gli argomenti a cui accenno siano erronei, provamelo. Le battute, come quella sulla poverta', lasciano il tempo che trovano, anzi fanno venire le nuvole all'orizzonte.

Renditi conto inoltre che il "periodo di preavviso" altro non e' che assicurazione contro la disoccupazione, obbligatorio anch'esso! Nel tuo commento precedente lo citi come forma contrattuale che ti sembra accettabile ed utile. Ora, pensaci, e' la stessa cosa, solo piu' inefficiente. E' la stessa cosa, perche' (i) e' tipicamente obbligatorio e stabilito per legge, (ii) volendo lo si puo' estendere quanto si vuole (noi diciamo 6 mesi di assicurazione, basta fare 4 mesi di preavviso e siamo allo stesso risultato, visto che nessuno suggerisce di pagare il 100% del salario come assicurazione alla disoccupazione), (iii) si finanzia attraverso una "tassa implicita" (usando la tua logica) in quanto il costo del preavviso viene distribuito sul costo del lavoro di tutti, esattamente come il contributo pensionistico. E' piu' inefficiente, perche' scarica il costo dell'assicurazione (quando la stessa dev'essere elargita) sull'impresa che vuole licenziare. Ora, poiche' e' ragionevole assumere che le aziende non licenzino semplicemente per dar fastidio alla gente ma perche' hanno qualche difficolta' a usare i dipendenti in questione (tecnicamente: hanno avuto uno shock negativo) la logica economica, ed il buon senso, suggerisce non caricare tali imprese di un costo aggiuntivo in situazioni di difficolta' gia' presenti.

(3) "Voi" qui si riferisce ai sei che hanno scritto l'articolo, assumo. La differenza qui sembra essere di attenzione a quello che abbiamo scritto ed a quello che su questo argomento la gente che ha fatto ricerca ha scritto. Se la "separazione involontaria" (per usare un termine tecnico: ossia il fatto che l'impresa ti dice arrivederci, c'e' stato uncambio di domanda o un aggiustamento del personale e, per ragioni non prevedibili ed indipendenti dalla tua volonta' e dai tuoi atti, fra un mese o fra tre non abbiamo piu' bisogno di te) e' tale, essa dipende da eventi esterni. Non tutto cio' che ci succede ce lo "scegliamo", almeno non consapevolmente. Quindi, per ragioni utilitaristiche elementari, e' utile avere un'assicurazione contro tali eventi avversi. Ora, se per te non sembra "utile" mi devi spiegare perche' l'idea di assicurarsi contro rischi esterni e non controllabili dalle nostre azioni ti sembra "inutile". Questa e' la ragione per cui ci sembra "utile" avere un'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione: perche' produce un miglioramento nel senso di pareto, che a noi non sembra possibile attraverso meccanismi di mercato. Ripeto, per dimostrare che abbiamo torto occorre fare una almeno delle seguenti due cose: (a) dimostrare che un'assicurazione non serve per accrescere il benestare degli agenti in situazioni di rischio dovuto a shock esterni; (b) dimostrare che tale assicurazione si potrebbe ottenere, efficientemente, con meccanismi privatistici. Dubito alquanto che (a) sia possibile, fintanto che si riconosce l'ovvio fatto che le persone sono avverse al rischio, comunque magari mi sbaglio. Forse (b) e' possibile, ma in trent'anni che studiano il problema, tutti i colleghi che conosco, indipendentemente da quanto a favore siano del libero mercato, riconoscono che e' praticamente impossibile farlo in condizioni realistiche. Se hai un'idea migliore della loro, ben venga ... che magari ci scriviamo su un paper. In ogni caso, il nostro e' tutto fuorche' un giudizio "ideologico", a meno che tu non ritenga che e' "ideologico" assumere che il compito della politica e dello stato sia quello di creare istituzioni e diritti di proprieta' che massimizzino il benestare dei cittadini. Se cosi' e', ti pregherei di suggerire un ruolo per la politica e lo stato che scia scevro di tali distorsioni "ideologiche".

(4) Gli abusi del sistema che tua moglie descrive: e chi li nega? Ma vuoi che ti racconti qualche storiella di come il mio vicino abusa dell'assicurazione privata sulla casa, o gente che conosco abusa di quella privata per la salute, o per la macchina? Io stesso, qui lo dico e qui lo nego, credo di aver abusato della mia molto privata assicurazione privata sulla macchina per farmi aggiustare qualche ammaccatura che frutto di terzi certo non era ... Stiamo scoprendo che i meccanismi assicurativi sono suscettibili di manipolazione in presenza di informazione privata? Certo che lo sono! Per questo le assicurazioni, private e pubbliche, fanno di tutto per ridurle, per estrarre informazioni, insomma: per disegnare meccanismi che, sotto il vincolo dell'informazione privata, siano efficienti. Quando il costo sociale degli abusi diventa piu' alto dei benefici, allora forse conviene chiudere il sistema. Se e' questo che suggerisci, credo dovresti dare qualche dato. La letteratua sull'argomento (vedi per esempio i lavori di John Rust sull'assicurazione d'invalidita') suggeriscono che il livello di abuso negli Stati Uniti non sia particolarmente alto. Non conosco lavori sull'assicurazione alla disoccupazione. Che ne ha, ne metta.

(5) Tu hai scritto (commento anteriore):  <<In pratica ovviamente il sistema non funziona così: i lavoratori con
reddito più basso prenderanno i sussidi invece di andare a lavorare
ogni volta che possono, con buona pace dei sindacati.>>

 Io ho commentato: <<Per esempio, negli USA, la durata dei periodi di
disoccupazione (coperti dall'assicurazione) e' MAGGIORE per il
lavoratori qualificati e con titolo di studio college.>

Tu hai risposto: <<Questo non contraddice affatto quello che ho scritto io.>>

Io ora ggiungo: a me sembra proprio che contraddica la tua affermazione iniziale. In quale altra maniera si puo' interpretare la frase tua se non nel senso che i lavoratori con redditi bassi "userebbero/abuserebbero" del sussidio di disoccupazione piu' di quelli con redditi alti? I dati mostrano il contrario, quindi contraddicono la tua frase. Se la tua frase ha un altro significato recondito, dimmelo. Per il momento, non ne vedo altri.