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L'esecuzione di Saddam, il governo italiano e Cesare Beccaria

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Grazie della segnalazione. Sono d'accordo la contrarieta' alla pena di morte non si possa affidare puramente a motivazioni che si basano sull'inefficacia repressiva. Se cosi' fosse, sostiene Severino, allora se un giorno si scoprisse un gruppo di persone per le quali esiste effetto deterrente, allora bisognerebbe ammetterla per gli appartenenti a questo gruppo (in soldoni).

E perche' mai questo sarebbe sbagliato? Il concetto di Lindhal Equilibrium si fonda proprio su questo principio, ed e', per definizione, l'equilibrio efficiente nella provvigione di beni pubblici, e quant'altro.

D'altra parte, al contrario di quello di Andrea, l'intero "articolo" di Severino e' uno sproloquio incoerente e saccente, come il 99% di quanto questo signore ha scritto e pubblicato nella sua lunga vita. Perche' il Corriere lo pubblichi, questo e' per me il vero mistero, non l'essere che e' e non puo' non essere ...

 

Severino non dice che e' sbagliato fare discrimination, dice che se la deterrenza e' la sola motivazione per sostenere la contrarieta' allora si arriva ad ammetterne la possibilita' (nei casi in cui non venga dimostrata deterrenza). In questo la logica mi pare fili liscia.

In altre parti dell'articolo invece sono d'accordo, Severino deve avere bevuto un goccio di troppo, come nel passaggio in cui dice che se la pena di morte non funziona da deterrente per i crimini gravi allora e' una delle pene piu' adatte per scoraggiare i crimini minori.