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Il suicidio e la chiesa. La sostanza e la forma

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Qualcuno mi sa spiegare perché, su quali basi teologiche, la Chiesa difende la vita anche quando si fa fatica a definirla tale? Dopo tutto la morte, per il credente, è ascesa al cielo, è l'inizio della vita vera ed eterna.

In altre parole: perché c'è colpa nell'omissione di soccorso ma non si configura mai l'ipotesi di "resistenza alla volontà di Dio", nemmeno quando è possibile dimostrare che si sta mantenendo un soggetto in vita in maniera artificiale, forzata?

Spero di non offendere nessuno, sono sinceramente curioso di capirne di più. La questione non mi sembra scontata.

La vita, in base alla dottrina della Chiesa, e' un valore assoluto. Pertanto nessuno puo' disporne per nessun motivo, ne' lo Stato (attraverso la pena di morte), ne' l'individuo stesso (e ovviamente neppure i suoi familiari). Ovviamente la questione e' molto piu' complessa, ma questo penso che sia il fondamento di ogni successiva considerazione.