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Il suicidio e la chiesa. La sostanza e la forma

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Mi scuso in anticipo per il tono un po' leggero su un argomento che leggero non è. Volevo dire le cose seguenti.

1) Mi sembra ci sia un problema di interpretazione semantica del termine 'dono'. Adriano usa 'dono' nell'accezione giuridica corrente, ossia un cambio di proprietà di un oggetto. Se Tizio mi regala una macchina ne divento proprietario e ne posso fare quello che voglio, compreso ovviamente distruggere la macchina stessa, se così mi gira. Adriano quindi conclude che, se la vita è un dono che Dio fa a me, io della mia vita posso anche disfarmene.  Giulio sembra invece intendere il termine 'dono' come 'comodato' o 'uso gratuito'. Se Tizio mi concede di usare gratuitamente la macchina allora ovviamente posso andarci in giro ma non la posso distruggere; sono invece tenuto a restituirla in buone condizioni al termine del periodo di comodato. Fuor di metafora, la vita è sacra comunque in quanto creazione divina; resta, in un certo senso, proprietà di Dio e io ne posso godere ma non mi è consentito distruggerla.

Le ragioni per cui si afferma, con certa imprecisione, che la vita è un dono di Dio sono puramente di efficacia propagandistica e sono perfettamente comprensibili. Provate a dire che la vita ci viene data da Dio in comodato e farete ridere perfino i notai.

2) Provando a proseguire con l'interpretazione legale per chiarire i punti logici, se l'interpretazione 'comodato' è corretta allora ne discende logicamente (come correttamente osservato da Paccagnella) che la vita, essendo comunque di proprietà di Dio, non può essere tolta né dal soggetto che ne gode né da chiunque altro. Invece se la vita è un 'dono' che Dio fa a me, con conseguente passaggio di proprietà, allora ho tutto il diritto di disfarmene (se proprio voglio) ma non ne discende logicamente che un soggetto terzo abbia lo stesso diritto.

3) Tutta la discussione mi sembra comunque fuori tema rispetto alla domanda originale che Michele aveva posto. Ammettiamo pure che la vita sia sacra e nessuno la possa togliere. La domanda posta da Michele è se non sia imbarazzante il trattamento differenziale che la Chiesa sembra riservare ai suicidi a seconda della loro provenienza sociale o delle preferenze ideologiche espresse in vita. 

caspita, sandro, si sentiva proprio la tua mancanza! La tua lucidita' e' sempre come una boccata di aria fresca. Il corso di logica lo facciamo insegnare a te e a palma (con andrea che fa la traduzione simultanea per palma...).

La storia del comodato è bellissima, sandro.

Grazie Sandro per aver ricordato qual'era il tema che io avevo sollevato.

Grazie anche per aver fatto uno sforzo, spero "exitoso", per ristabilire le regole elementari della logica in questo dibattito. Con quanto scrivi concordo, ovviamente e pienamente.

Per dare a Palma cio' che e' di Palma, faccio semplicemente notare che l'ipotesi comodato lui l'aveva chiaramente avanzata come uno degli assiomi possibili. I dibattenti non sembrano aver colto e, presi dalla retorica del dono, sullo slippery slope della retorica han continuato a dibattere. Palma scrisse, nel commento intitolato "due o tre punti"

O l'interpretazione corretta e' che il (mio) corpo e/o la (mia) vita e' in *affitto* e devo riconsegnarla al giorno del Giudizio in buone condizioni come la macchina di Hertz?